Ottobre 30, 2026

Villa Corallo in Abruzzo: dormire in una dimora dell’Ottocento e sentirsi più presenti che mai

Articolo di Chiara Poeta

In certe dimore storiche tutto sembra chiedere di essere guardato con una certa distanza, come se il passato imponesse le proprie regole e fosse remoto, qualcosa di davvero lontano da noi. A Villa Corallo succede un po’ il contrario: la storia è ovunque, ma raramente mette in soggezione. Lo si intuisce già entrando nel cortile interno, che conserva ancora l’impronta di ciò che era un tempo: un luogo di passaggio. I mattoni sono lasciati a vista, gli archi scandiscono le pareti, il legno ne scalda i profili; al centro è rimasto il vecchio pozzo e, alzando gli occhi, la struttura si apre direttamente verso il cielo. Non tutto ciò che apparteneva alla vita precedente della casa mantiene la stessa funzione ma quasi sempre ne rimane una traccia. È un principio che si ritrova, in forme diverse, in tutta la proprietà.

Villa Corallo, esterni

Restaurare con garbo

Siamo a Sant’Omero, nell’Abruzzo teramano, in quella fascia di campagna che guarda verso l’Adriatico. La villa nasce alla fine dell’Ottocento come residenza di una famiglia di proprietari terrieri, con saloni affrescati, parco e case coloniche intorno. Nel 2003 la proprietà passa alla famiglia Di Serafino, che sceglie di recuperarla invece di ricostruirla: un lavoro cominciato dal parco e dalla parte nobile e proseguito negli anni sugli edifici e sugli spazi agricoli. Maria Rosita Di Serafino, che ha seguito in prima persona il progetto architettonico, lo riassume con un’espressione: intervenire «con molto garbo». Perché davanti a una tenuta così le possibilità più facili sarebbero due: la prima sarebbe ricostruire un Ottocento perfetto, tanto coerente da diventare immobile; la seconda, opposta ma altrettanto prevedibile, sarebbe usare l’involucro storico come quinta per un albergo contemporaneo. Villa Corallo rimane volutamente nel mezzo.

Villa Corallo, interni

Dentro la Verzellino

Ognuna delle undici camere porta il nome di uno degli uccelli autoctoni del parco, un richiamo alla vecchia voliera che ancora si trova tra gli alberi. La nostra è la Verzellino. Qui il pavimento originario in grès rosso esagonale – caldo, opaco, imperfetto – conserva la memoria della casa, ma basta alzare lo sguardo perché la grammatica cambi: il letto a baldacchino ha una struttura metallica essenziale, quasi grafica. Non ha nulla del baldacchino teatrale che ci si aspetterebbe in una dimora storica: è leggero, grafico, quasi astratto; davanti, il camino in nero Marquina introduce una presenza più severa, interrompendo la morbidezza della carta da parati vegetale. Nel bagno il contrasto si fa ancora più netto; lo stesso marmo scuro incontra il bianco inconfondibile dello statuario di Carrara: due pietre quasi opposte per colore e presenza, utilizzate non per simulare un interno antico, ma per proseguirne la nobiltà attraverso un linguaggio diverso. È una convivenza, più che una ricostruzione.

Le camere di Villa Corallo

La stessa logica ritorna nel resto della villa. I camini preesistenti vengono recuperati; nella scelta dei marmi si guarda anche alle pietre utilizzate nei primi decenni del Novecento – dal grigio Bardiglio al nero Marquina – mentre marroni, tortora e tonalità calde riprendono quelle della campagna. Il contemporaneo entra nella casa senza sentire il bisogno né di mascherarsi da antico né di contraddirlo.

Dove il giardino diventa campagna

Fuori dalla villa lo stesso principio cambia scala e diventa paesaggio. Davanti alla facciata, il giardino recupera una memoria più formale: il bosso già presente nell’Ottocento è stato ripristinato insieme alle essenze del giardino all’italiana: la natura è composta, accompagnata, quasi trattenuta. Basta però allontanarsi perché quell’ordine cominci ad allentarsi. Sul retro compaiono graminacee e forme meno rigide. Persino la piscina nasce da questa suggestione, conservando un disegno dichiaratamente contemporaneo, con la presenza dell’acqua circondata da una vegetazione progressivamente più libera che porta nel giardino l’eco di un paesaggio lacustre.

La tenuta

Poi, la campagna. Intorno alla villa ci sono circa 1.700 ulivi, l’orto, i pascoli di bovini Marchigiana IGP; le vecchie case coloniche vengono progressivamente recuperate. Qui la campagna non è soltanto il paesaggio da guardare dalle finestre, ma una parte ancora produttiva della tenuta. Dall’orto arrivano ortaggi e aromatiche, dagli ulivi l’olio extravergine; gli animali continuano a occupare i pascoli e gli edifici agricoli mantengono, pur trasformandosi, il legame con la loro funzione originaria. È sufficiente uscire dalla villa e continuare a camminare perché la distinzione tra ciò che appartiene all’hotel e ciò che appartiene alla campagna diventi progressivamente meno importante.

Il mattino, intorno alla tavola

Al mattino, nella vecchia sala da pranzo della famiglia, c’è un tavolo che vale la pena osservare. È lungo, in legno scuro, sotto le volte di mattoni. Alzatine di vetro e ottone, maritozzo, pan brioche, plumcake, piccoli assaggi di pasticceria. Tra una cosa e l’altra rimane spazio. Vista nel suo insieme, la tavola ha quasi la qualità di una natura morta contemporanea, ma non sembra fatta per essere contemplata: piuttosto, preparata per qualcuno. È qui che il garbo incontrato nel resto della villa diventa ospitalità. Accanto alla parte dolce, la scelta à la carte porta la colazione ancora più dentro la geografia abruzzese. C’è la ricotta delle colline teramane con miele e frutta secca; le uova incontrano il guanciale di maiale nero d’Abruzzo; il tartufo arriva dai Monti Gemelli; il crostone porta pomodoro biologico e olio extravergine di Villa Corallo. 

I saloni penetrati dalla luce

Abitare la continuità

La famiglia Di Serafino parla di sé come di «custodi» della proprietà più che come proprietari. È forse la parola che meglio restituisce ciò che accade qui: non conservare tutto immutato, ma permettere a ciò che esisteva di continuare ad avere un posto. Nel pavimento che non è stato sostituito, nel pozzo rimasto al centro del cortile, nel bosso riportato dove cresceva già nell’Ottocento, fino alla vecchia tavola di famiglia che oggi accoglie chi arriva da fuori: Villa Corallo non prova a separare ciò che era da ciò che è diventata; lascia semplicemente che l’uno continui ad abitare nell’altro.

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