A Roma, al piano inferiore del ristorante Luciano Cucina Italiana, in piazza del Teatro di Pompeo 18, nascosto dietro un pastificio a vista, c’è un luogo che vive di un’energia tutta sua, e che fa dell’ironia il suo punto di forza: Veleno Cocktail Bar & Pasta. Un locale già iconico, che ora inaugura “Kink”, la nuova drink list firmata da Mario Farulla. Un menu che si allontana dalle logiche rassicuranti della mixology contemporanea per costruire un percorso più istintivo, concettuale, quasi emotivo: il cocktail come avventura; adrenalina.

Abbiamo assistito in anteprima alla presentazione del progetto, nato dall’incontro tra la visione gastronomica di Luciano Monosilio e l’approccio radicale di Farulla. Il risultato è una proposta che rompe la comfort zone del cliente fin dalla struttura del menu: niente descrizioni didascaliche sotto ai cocktail, nessun elenco di note agrumate, dolci o speziate. Al centro ci sono tensioni, percezioni, suggestioni. Ma andiamo con ordine.
La filosofia “Kink”: desiderio, controllo, libertà
“Kink” prende forma come uno spazio libero tra due poli: desiderio e controllo. Farulla traduce questo concetto in miscelazione attraverso cocktail che lavorano più sull’impatto emotivo che su gusti rassicuranti. Ogni drink nasce attorno a una materia prima — spesso proveniente direttamente dalla cucina — che viene isolata, studiata e, infine, reinterpretata. Il confine tra cucina e bancone diventa così quasi impercettibile.
Il punto di forza della carta è proprio questo: non cerca il consenso. Non vuole piacere a tutti. Vuole coinvolgere, provocare, attrarre curiosi da sedurre. Fin dalle prime pagine si percepisce l’intenzione: non offrire drink “facili”, ma costruire un’esperienza che richiede apertura e fiducia. Chi vuole, resta. E si lascia guidare.
I nomi — Soft Punishment, Control Issues, Unspoken Rules — non descrivono il bicchiere, ma l’esperienza che evocano. Per questo il consiglio è uno solo: abbandonare gli schemi. Entrare nell’atmosfera e lasciarsi portare dal racconto. La parola chiave è libertà.

I cocktail gastronomici: la vera sorpresa
La parte più sorprendente della nuova carta sono i cocktail gastronomici: non solo per la tecnica, ma per la capacità di trasformare piatti iconici in forma liquida senza perdere identità.
• Say It Again richiama una bruschetta al pomodoro tra acidità, eco vegetale e sapidità.
• Soft Punishment lavora sulla memoria della cacio e pepe.
• Velvet Restraint restituisce la profondità di un’amatriciana in versione cocktail.

La cosa più interessante è che non risultano mai esercizi di stile: sono cocktail veri, equilibrati, piacevoli e beverini, pur spingendo il palato fuori dalla zona di comfort.
Delicate Pressure, attraversato da una nota affumicata di cocomero, ci ha stupiti per la sua capacità di dialogare con la carbonara del locale: amplifica la parte affumicata e grassa del piatto senza coprirlo. Ecco che si comprende il senso del progetto: non creare semplici abbinamenti, ma un dialogo continuo tra cucina e miscelazione.

I drink che hanno fatto strike
Tra i più memorabili:
Unspoken Rules
Forse il più divisivo. Caffè, olive, sale, olio: ingredienti salati che sulla carta sembrano estremi, ma nel bicchiere trovano un equilibrio sorprendente, dal gusto quasi umami.
Control Issues
Nonostante il nome, è più dolce e delicato del previsto. Riso e gin creano una nota di mandorla, mantenendo quella tensione sottile che attraversa tutto il menu.

The First No
Amaretto, lime, ananas: fresco, tropicale, dinamico. Uno di quei drink che rimangono leggeri pur mantenendo una struttura riconoscibile.
Tutti assaggi che richiedono attenzione, apertura, voglia di lasciarsi sorprendere. Ed è proprio per questo che riescono a lasciare qualcosa anche dopo l’ultimo sorso. Nella memoria e un po’ anche nel cuore.
