Settembre 23, 2026

Un palazzo del ’500 e quattro ragazzi che inseguono un sogno: in Monferrato, dentro Casa Cassano

Articolo di Erin Facchinetti

Arte, natura e cucina si incontrano nell’edificio rinascimentale scelto da Giacomo e Nicolò Beretta, Anita Almasio e Lucia Cairo per realizzare il loro ambizioso progetto in un paesino della campagna piemontese

È emozionante confrontarsi con ragazzi così giovani e riconoscere negli occhi l’entusiasmo con cui lavorano ogni giorno per lasciare un segno. Il loro obiettivo va oltre la realizzazione personale: è un’ambizione condivisa, più grande, che punta a ridare vita a Rosignano Monferrato. Tornare a un’ospitalità più personale, fondata sulla forza delle relazioni e sul valore di un territorio che, quando viene raccontato con sincerità, sa ancora sorprendere. Celebre per le pareti in pietra da cantoni, incastonate di fossili e conchiglie marine risalenti a milioni di anni fa — quando il Mare Padano dominava la pianura — questo borgo sospeso nel tempo diventa filo conduttore del progetto. Lo si ritrova nel paesaggio, nei ritmi, nella filosofia gastronomica.

Casa Cassano – foto di Erin Facchinetti

Riscoprire la bellezza della vita lenta

Poco più di 1200 abitanti, vicoli in pietra che si incontrano nella piazzetta dove un tempo ci si ritrovava per scambiare qualche parola. È proprio quell’atmosfera che i quattro ragazzi stanno ricreando, dopo aver lasciato Milano per ritrovare i ritmi lenti della natura e le storie custodite da questi edifici silenziosi. Nasce così Casa Cassano, un palazzo del Cinquecento ristrutturato mantenendone il fascino storico delle pareti affrescate, impreziosito dall’occhio esteta di Nicolò. Nulla è lasciato al caso e nulla è pensato per stupire: riflessi dorati, tessuti morbidi, arredi recuperati, fiori stabilizzati. Eleganza discreta, domestica, vissuta. Il risultato è entrare a casa di amici: un ambiente capace di mettere a proprio agio, in cui ogni dettaglio costruisce una sensazione di familiarità.

L’ingresso di Casa Cassano – foto di Erin Facchinetti

Un passato in città

I raggi del sole si posano sui tavoli e sulle sedie in legno, ognuna diversa dall’altra, illuminate dalla luce delle candele. Ci accomodiamo, curiose di capire se il fascino degli spazi prosegua nel piatto. E la conferma arriva subito. La cucina di Giacomo Beretta è semplice, ben realizzata, coerente con il territorio. Le materie prime arrivano da contadini e allevatori della zona, ma alle radici contadine si sommano personalità ed esperienze maturate altrove: fermentazioni imparate al Relae di Copenaghen e da Spore a Milano, sfilettature al fianco di Jacopo Ticchi da Lucio.

Il dehors – Courtesy Casa Cassano

La campagna è servita

I piatti sono pensati per la condivisione, nel solco della filosofia nordica. Il melone marinato con fagiolini e bottarga gioca su freschezza e sapidità. La battuta di Fassona con aglio fresco, cetriolo alla brace, menta e nervetti tiepidi resta più aderente alla tradizione regionale. Ricorrenti le note affumicate, amate da Giacomo: tornano nella polvere di pesca alla brace che colora il burro servito con pane casereccio dalla crosta croccante.
Imperdibili i cappellacci di ortiche ripieni di coste piccanti, con sugo di animelle, pesche, siero affumicato e artemisia. La pasta spessa, tirata a mano, ha una masticazione piacevole e un sentore erbaceo che abbraccia la cremosità delle frattaglie. La pesca bilancia la nota piccante delle coste, mentre il fondo di siero richiama la scarpetta.

Cappellacci di ortiche ripieni di coste piccanti – Courtesy Casa Cassano

Il tono più rurale emerge nei secondi, dove Giacomo si diverte con tagli e intingoli non scontati, lontani da vitello tonnato, bolliti e brasati. Il bagnetto verde accompagna peperoni rossi e gialli succosi, in un abbinamento sorprendentemente armonioso. Filiera cortissima e lunga ricerca precedono l’ottima riuscita dell’Asado di maiale con fondo ai fichi, del petto di pollo alla brace con funghi trifolati, della coscia di pollo con chimichurri e ’nduja, e del pezzo forte: il collo di pollo ripieno di frattaglie e salsiccia, con uva bianca e salsa alle noci. Piatti semplici e immediati, ma con un occhio esteta — lo stesso di Nicolò.

I piatti – foto di Erin Facchinetti

I dolci della memoria

I dolci sono quelli poveri, di un tempo. La sfogliatella con ricotta di capra e zucchero speziato è essenziale e fragrante. La ciotola con savoiardo imbevuto in rum e caffè, composta di fichi e olio al rosmarino conquista già al naso: il cucchiaio affonda nella confettura e scopre il biscotto ormai morbido, impregnato di aromi.
Casa Cassano è “casa” nel senso più bello del termine. Un luogo in cui fermarsi, condividere cibo, tempo, storie. In cui godere dell’energia di questi giovani e della bellezza delle relazioni umane. Un progetto che non vuole solo nutrire: vuole restituire vita a un territorio, e farlo con sincerità.

Savoiardo imbevuto in rum e caffè – foto di Erin Facchinetti