In centro, zona piazza Carlo Alberto, Razzo si conferma una delle insegne più interessanti della ristorazione torinese contemporanea. Con una novità importante: nato nel 2019 sotto la guida di Niccolò Giugni, da quest’anno il ristorante affida la cucina ad Andrea Turchi, che porta con sé una proposta moderna, sfuggente alle etichette, capace di muoversi con naturalezza tra tradizione italiana, suggestioni mediterranee e influenze dal mondo.
L’ambiente è raccolto, informale, quasi domestico. È qui che la ricerca sulla materia prima e il gusto per gli accostamenti originali trovano la loro forma più compiuta: piatti personali, decisi, sorprendenti ma sempre leggibili, costruiti su equilibrio e riconoscibilità. Con l’arrivo di Turchi, Razzo rafforza la propria identità gastronomica attraverso una cucina mediterranea che punta su tecnica, precisione e culto dell’ingrediente. Una creatività che rifugge gli eccessi e cerca invece la nitidezza dei sapori.

Chi è Andrea Turchi
Il percorso professionale di Turchi affonda le radici in Piemonte. Dopo gli esordi da Del Cambio sotto la guida di Matteo Baronetto, prosegue la sua formazione accanto a figure di primo piano come Alessandro Mecca, tra Spazio 7 e il Castello di Grinzane, e Moreno Cedroni a La Madonnina del Pescatore. Esperienze diverse ma complementari, che hanno contribuito a definire una visione culinaria personale e riconoscibile.
A Torino questa educazione gastronomica trova la sua espressione più matura. Il mare è spesso il punto di partenza, ma non l’unico orizzonte: accanto al pescato convivono frattaglie, selvaggina, vegetali ed erbe aromatiche, in un gioco di contrasti che guarda alla tradizione italiana con sensibilità contemporanea.
Il menu parla Mediterraneo
La carta racconta bene questa filosofia. I Polipetti alla Luciana sono una rilettura elegante di una preparazione popolare del Sud: l’intensità aromatica dell’originale resta intatta, ma la ricetta viene alleggerita e resa più nitida. I polipetti, cotti delicatamente a vapore, sono avvolti da una salsa ottenuta dagli ingredienti classici della Luciana e dalla loro acqua di cottura, mentre olive e basilico aggiungono profondità e freschezza.

Poi c’è il piatto che più di tutti sintetizza l’approccio di Turchi: i Plin di rombo al sugo d’arrosto. Il riferimento alla tradizione piemontese è evidente, ma il ripieno non è di carne: dentro c’è il rombo, un pesce dalla carnosità importante, esaltato da un fondo preparato con le sue frattaglie e da erbe aromatiche — timo, santoreggia, maggiorana — che dialogano naturalmente con il mondo ittico. È un piatto che parte dalla memoria gastronomica per reinterpretarla con ingredienti nuovi, senza perdere direzione né gusto.

Molto interessante anche lo Sgombro alla brace, servito con bietole e coste. Lo sgombro, cotto sulla brace e lasciato leggermente roseo, mantiene consistenza e umidità. A completare il piatto c’è un fondo preparato con la lisca del pesce, un gel di carpione e bietoline che ne addolciscono la spinta, rendendolo più amabile.

Oltre alla carta, Razzo propone due percorsi degustazione — da tre portate a 44 euro e da quattro portate a 52 euro — pensati per offrire una visione completa del lavoro di Turchi. Un rapporto qualità‑prezzo ragionato, che invita a tornare, assaggiare, raccontare questa cucina.