Maggio 11, 2026

Sea Signora a Milano, il brunch che non ti aspetti

Articolo di Rebecca Bruni

Si pensa che il brunch sia un’invenzione moderna, una formula ibrida — a metà tra colazione e pranzo — pensata per chi, nel weekend, preferisce prendersela con calma. In realtà, l’unione dei due pasti affonda le sue radici nell’Ottocento: furono le famiglie nobili inglesi a inaugurare questa tradizione, con tavole riccamente imbandite, porzioni generose e un’alternanza di dolce e salato senza formalismi.

Due secoli dopo, il brunch continua a conquistare seguaci. E in questo, Milano è imbattibile: la città offre una varietà quasi inesauribile di proposte, dai menu asiatici a quelli nordici, dalle formule extra‑lusso alle opzioni più accessibili. Al bar, in hotel, in pasticceria, nei chiostri: la scelta è infinita.
A questo mosaico si è aggiunto di recente un nuovo indirizzo: Sea Signora, ristorante di pesce nel quartiere Brera.

Piattini in condivisione da Sea Signora

Sea Signora: il progetto

Inaugurato lo scorso settembre in via Fiori Chiari 32, Sea Signora fa parte del Gruppo Fresa, già presente con nove ristoranti tra San Pietroburgo, Mosca e Vladivostok.  
Dietro il progetto c’è Antonio Fresa, pugliese di nascita, toscano d’adozione, oggi cittadino del mondo. Dopo anni di esperienza come cuoco nella terra degli zar, ha scelto Milano per aprire Sea Signora (si legge “sì signora”), con un menu mediterraneo che guarda all’Italia, al Medio Oriente e a Israele: «Non volevo ricadere nella semplice etichetta della cucina italiana».

In cucina c’è Roberto Godi, che porta avanti una filosofia rigorosa di no waste maturata tra Italia ed estero.
La carta è dominata dal pesce: ricchi plateau di crudi — ostriche carnose, carpacci di capasanta, gamberi di Mazara, tartufi di mare — e una frittura di calamaro spillo, gambero rosso, labneh e limone salato.

Le ostriche in tre versioni

La pasta è protagonista: dalla mezza manica Alfredo con burro, acciughe del Cantabrico e caviale Osetra (un caviale iraniano) ai cicatielli pugliesi con salsa alla vodka e granchio reale dell’Alaska.  Immancabile, a Milano, la cotoletta: qui in versione di mare, con rombo, radicchi e tartufo nero.

Mezza manica Alfredo con burro, acciughe e caviale

Accanto al menu principale e alla drink list firmata dal mixologist Alessandro Orlandini, è arrivata da poco anche la formula brunch.

Il brunch domenicale da Sea Signora

L’atmosfera è intima e accogliente: luci soffuse, lampadari a cascata, sedute in velluto, un acquario cilindrico al centro della sala. Un’estetica che richiama i salotti milanesi degli anni ’70, reinterpretati con eleganza contemporanea.

Il brunch prevede:

•  bollicine di benvenuto
•  una bevanda a scelta (espresso, americano, tè, cappuccino, spremuta, succo o cocktail)
•  due piatti tra dolce e salato
•  uno sfogliato

All’ingresso, un buffet dolce accoglie gli ospiti: pain au chocolat, pain suisse, croissant fragranti, pane ai semi con burro artigianale (modellato come una Saint‑Jacques) o miele in favo. E ancora: tiramisù alle fragoline di bosco, meringhe, biscotti di pasta frolla farciti con crema al cioccolato.

Tiramisù alle fragoline di bosco

I piatti da provare

Pain suisse
La viennoiserie francese con doppia farcitura — crema pasticcera e cioccolato — colpisce per la leggerezza della sfoglia e per l’equilibrio tra vaniglia e cacao.

Foto di Rebecca Bruni

Rösti di patate con panna acida, pesce affumicato e caviale rosso
Il tubero è perfetto nella duplice consistenza: morbido dentro, croccante fuori. L’affumicatura del pesce e le note iodate delle uova completano il piatto.

Omelette con granchio reale dell’Alaska
Morbida, delicata, avvolgente: la polpa carnosa del granchio e il suo burro trovano qui una combinazione naturale.

Foto di Rebecca Bruni

Crostone con scramble eggs, fonduta di Bitto e tartufo nero
Le uova strapazzate, tipiche della colazione britannica, vengono interpretate all’italiana con formaggio valtellinese e petali di tartufo nero.

Dutch Baby con frutti di bosco e panna acida
La variante del pancake cotta al forno: leggera, ariosa, con un contrasto interessante tra la panna acida e la freschezza di mirtilli, lamponi e amarene.

Foto di Rebecca Bruni