In un monastero sulle colline toscane, il tè diventa protagonista di una cena degustazione.
Lontano dall’immaginario delle grandi destinazioni del lusso internazionale, oggi le esperienze più interessanti nascono in luoghi che fanno della discrezione — e dell’autenticità — la loro cifra distintiva. La Monastica, nel borgo medievale di Buggiano Castello, appartiene a questa categoria.
Nato dal recupero di un monastero del Cinquecento immerso nella campagna toscana, il resort 5 stelle lusso conserva il fascino della sua storia e lo traduce in un’ospitalità essenziale ed elegante. Le antiche mura, i chiostri restaurati, il paesaggio che si apre dalle finestre delle camere: tutto costruisce un immaginario di quiete rara, una cornice che invita a riflettere sul tempo e sul valore dell’esperienza gastronomica.

L’arte dell’infusione
In questo contesto prende forma la visione di Albino Ferri e di Accademia Ferri, un progetto nato per valorizzare la cultura del tè all’interno della ristorazione e dell’hotellerie contemporanea. Lontano dall’idea del tè come semplice bevanda di accompagnamento, qui diventa strumento gastronomico: un ingrediente capace di dialogare con la cucina, di costruire un filo conduttore tra le portate, di amplificare o modulare sapori.
Le infusioni vengono studiate come un sommelier studierebbe una carta dei vini: temperature, ossidazioni, fermentazioni, profili aromatici, persistenze. Ogni tè è calibrato per accompagnare una portata specifica, non per sostituire il vino, ma per aprire una prospettiva diversa.

Una cena che va oltre il calice
La cena ospitata al ristorante Devoti, all’interno del Relais La Monastica, diventa così un esercizio di scoperta. A ogni piatto — dal risotto al pomodoro fermentato al cavolfiore arrostito con mostarda di mele cotogne e patata dolce, ideati dal cuoco Igor Rosi — corrisponde una nuova infusione, scelta per ampliare il ventaglio aromatico e non per replicare il ruolo del vino. I tè più ossidati portano profondità e struttura; quelli fermentati introducono note terrose e speziate; le lavorazioni più delicate accompagnano il palato con eleganza e precisione.

In questo contesto, il tè — dal blend con foglie di ulivo toscano che accompagna i primi, fino al tè a base di vodka infusa allo zenzero per un drink serale — assume il ruolo di nuovo protagonista dell’esperienza gastronomica. È questa la direzione che Accademia Ferri sta raccontando attraverso degustazioni e format dedicati alla ristorazione: un tè che esce dagli schemi tradizionali, dialoga con menu degustazione, dessert e cocktail, e contribuisce a costruire un nuovo linguaggio dell’ospitalità.
In un luogo suggestivo come La Monastica, per una sera, il rito della tavola si è trasformato in un viaggio fatto di aromi, scoperte e sfumature. Dimostrando che una semplice tazza di tè può raccontare territorio, tempo e cultura con la stessa intensità — e la stessa profondità — di un calice di vino. Ovviamente, a ciascuno il suo.
