Aprile 28, 2026

Sarah Cicolini porta l’amatriciana a Milano da Gloria Osteria

Articolo di Anna Malafronte

“L’esempio è la più alta forma di insegnamento”, diceva Gualtiero Marchesi. In certe cucine questa frase smette di essere un principio astratto e diventa atto: un gesto da cui prendere ispirazione, tecniche e approcci che si assorbono, dettagli che rimangono nella memoria e cambiano per sempre il modo di lavorare. È da qui che bisogna partire per capire cosa accade davvero durante una cena a quattro mani. Tutto inizia molto prima che un piatto arrivi in tavola.

Cucina senza confini

La linea dei fuochi sgretola i confini e trasforma la cucina in un territorio aperto. Due cuochi condividono lo stesso spazio, ma non per forza lo stesso ritmo: ognuno porta con sé abitudini, tempistiche, storie e vissuto personale. Non entra in gioco solo la tecnica di ciascuno ma il pensiero, l’esperienza nel senso più vero della parola. E quando due esperienze di vita si incontrano in cucina, ecco che il cibo diventa un linguaggio condiviso per lasciare una traccia. Intorno ai “grandi”, c’è sempre una brigata che osserva, accoglie, replica e cresce per osmosi.

In un tempo in cui tutto viene spiegato, scomposto, trasformato in tutorial, le cene a quattro mani restano uno dei pochi spazi in cui si impara “per immersione”. Il loro significato più profondo non sta nel momento in cui vanno in scena, ma in ciò che lasciano a chi partecipa, in cucina così come in sala.

Gloria Osteria: un contesto nato per il dialogo

È quello che è accaduto con Sarah Cicolini, cuoca di Santo Palato a Roma, ospite da Gloria Osteria, insegna milanese inaugurata a fine 2023 con Manuel Prota alla guida della cucina.

Sarah Cicolini e Manuel Prota da Gloria

Sale ampie, soffitti alti, luce calda, un’estetica volutamente teatrale che richiama un’italianità quasi cinematografica: abbondanza misurata, colore, ritmo. Quella di Gloria è una cucina che si mette in mostra, che vive tanto nella sala quanto dietro la linea dei fuochi. Piatti riconoscibili, costruiti su una tradizione esplicita, con contaminazioni contemporanee. È proprio questa apertura a rendere il contesto ideale per una cena a quattro mani. Accogliere un cuoco ospite non significa adattarsi, ma confrontarsi. E nel confronto qualcosa cambia sempre: nei tempi del servizio, nella gestione degli ingredienti, nella costruzione dei piatti. L’apprendimento si deposita nei dettagli. E continua anche dopo.

Gloria Osteria

Il segreto dell’amatriciana di Sarah Cicolini

L’amatriciana sembra semplice, ma è uno dei test più severi della cucina italiana. Nata ad Amatrice come piatto dei pastori — legato alla transumanza e agli ingredienti conservabili — assume la forma attuale solo nell’Ottocento, con l’arrivo del pomodoro, diventando simbolo di Roma.

Nella versione di Sarah Cicolini, il rispetto della tradizione convive con un lavoro sulla concentrazione del sapore. Il pomodoro viene spinto fino al limite: ridotto, stratificato, quasi caramellizzato. È questa densità che costruisce il piatto, che lega, che dà profondità. Un processo che sembra semplice, ma che richiede controllo, tempo, ascolto.

Evviva il pomodoro

Dall’esempio all’abitudine

Alla fine, è proprio questo che intendeva Marchesi. L’esempio non è un atto didattico: è un seme. Si deposita, ritorna, si sedimenta fino a trasformarsi in abitudine e, col tempo, in identità. La lezione non è ciò che viene spiegato in senso stretto, ma quello che continua ad accadere, silenziosamente, dopo e per sempre.

L’amatriciana di Sarah