In occasione del suo ventesimo anniversario, il rinomato ristorante Imàgo dell’hotel Hassler ha chiuso per un un periodo di ristrutturazione. Ora che le prenotazioni sono finalmente riaperte, vi raccontiamo com’è andata la nostra esperienza con il menu più iconico.
Roma al tramonto si rivela allo sguardo come un dipinto. Al calar della sera, cupole e monumenti marmorei si stagliano nel cielo dorato, tra le luci della città. Siamo a Trinità dei Monti, al culmine della scalinata che corona Piazza di Spagna, nel pieno centro storico. All’ultimo piano dello storico Hotel Hassler — albergo cinque stelle simbolo dell’ospitalità nella Capitale, membro di The Leading Hotels of the World —, si trova Imàgo, ristorante una stella Michelin.
Dall’ampia vetrata della sala, si scorge sullo sfondo la cupola di San Pietro, e l’eleganza degli interni passa in secondo piano. Complice l’accoglienza calorosa e misurata del personale, abile a coniugare spontaneità romana e discrezione. Questo contesto elegantissimo ma informale nell’animo riflette la cucina del giovane Andrea Antonini. Nei suoi piatti riaffiorano ricordi d’infanzia, tradotti in un linguaggio contemporaneo, maturo e raffinato. «Non guardiamo troppo al passato perché ci distrae dal presente, e il nostro obiettivo è il futuro» diceva Roberto E. Wirth, ex proprietario della lussuosa struttura, scomparso nel 2022. Una filosofia che vibra ancora tra queste mura.

Andrea Antonini: le esperienze in giro per il mondo e il ritorno a casa
Nato a Roma nel 1991, Andrea Antonini approda in cucina un po’ per sbaglio, un po’ per necessità. Terminati gli studi in ambito agricolo, ancora diciottenne inizia a lavorare come lavapiatti e aiuto cuoco in alcuni ristoranti romani, avvicinandosi piano piano alla sua vocazione.
Segue un biglietto di sola andata per l’Australia, una parentesi di vita spesa tra sacrificio e dedizione. Poi, la Spagna: prima Quique Dacosta, poi El Celler De Can Roca, miglior ristorante al mondo nel 2013 e nel 2015 per The World’s 50 Best Restaurants. Tre anni intensi, trascorsi ad affinare tecnica, creatività e spirito critico.
Il richiamo dell’Italia però si fa sentire. Dopo un anno da Piazza Duomo a fianco di Enrico Crippa — tre stelle Michelin —, ecco la chiamata dall’Hassler. Un’eredità importante, quella lasciata dal predecessore Francesco Apreda, e tuttavia accolta da Andrea con determinazione, umiltà e voglia di sfida.

Sbagliando si impara: nasce «ERROR14»
Di quel giovane cuoco alle prime armi, oggi rimane la voglia di mettersi in gioco. Emblematico in tal senso è il nome di un menu degustazione ultimato dopo 14 tentativi: «ERROR14». «L’errore — racconta Antonini — è alla base dell’evoluzione. Il menù viene messo in discussione e ricostruito ogni sei mesi». In copertina, una falena variopinta — simbolo di trasformazione, tenacia, intuizione — introduce un’esperienza gastronomica pensata come una rappresentazione teatrale, scandita in atti. Il sipario si apre con una portata liquida, Castagne. Un brodo tiepido, il cui profumo trasporta dentro un carretto di caldarroste a Trastevere. Seguono sei antipasti tra memoria e tecnica. Tra i più riusciti, Cavolfiore, mazzancolle e aceto balsamico, una raffinata sintesi di dolcezza marina e acidità, in progressione verticale.

E poi Agnello e patate, un boccone rassicurante che sprigiona i sapori di un pranzo in famiglia.

Memorabile il Carciofo, costruito mediante diverse lavorazioni del vegetale, che qui viene utilizzato integralmente e impreziosito da una golosa bernese con una nota di liquirizia.

Sorprende anche il servizio del pane a base di acqua di mele fermentate, proposto con burro salato e finto miele di pane ottenuto dalla riduzione di pane raffermo. Con il secondo atto, dedicato ai primi, arriva il Raviolo di maiale, mele e rafano: piccoli scrigni di pasta all’uovo immersi in una spuma candida. Poi le Lumachine di pasta, canocchie e radicchio, dove l’amarezza vegetale dialoga con il sentore iodato della cicala di mare.

L’Atto III si prende la scena con due piatti fortemente identitari: Anatra e funghi, una ricetta sostenuta da un classico fondo francese e agrumi canditi, e Astice, spinaci e burro acido all’insegna del lusso.

Un carretto dei gelati per tornare bambini
Il finale di partita dedicato ai dolci, curato da Luca Villa, è un sogno a occhi aperti. Da applausi. Agrumi d’autunno, un soufflé ghiacciato con fresche perle a base di agrumi a ripulire il palato; Pinoli, Carrube e Pino marittimo che rievoca una passeggiata tra aghi e resine, superando l’usuale concezione di dessert. Chiude uno dei nostri dolci del cuore: la Torta al Cioccolato e Caffè. Mousse e ganache fondente si alternano a sottili dischi di Pan di Spagna al cacao, crema al caffè e cristalli di sale.

Il gran finale è giocoso e nostalgico: un carretto dei gelati. Nocciola, zabaione, sorbetto pere e cannella o al cioccolato. Non resta che esprimere il proprio desiderio.
