Settembre 11, 2025

Ritz Le Comptoir: dove la colazione diventa haute pâtisserie

Articolo di Vincenzo Carbone

Parigi, 8:30 del mattino. Ero appena uscito dalla metro di Opéra, ancora un po’ assonnato e con un pensiero fisso, che mi occupava la mente da giorni: presto avrei fatto colazione in una delle pasticcerie più celebri di Parigi. Ritz Le Comptoir. L’insegna, che porta la firma di François Perret, da mesi sembra essere ovunque tra social media, giornali e premi internazionali. Il pain au chocolat cilindrico, pensate, è diventato un caso mediatico. La domanda sorge spontanea: si tratta solo di foto patinate e investimenti stampa, o c’è davvero della sostanza che merita di essere scoperta a costo di fare una lunga fila?

François Perret

Parigi e l’ennesimo gioiello 

La facciata del Ritz è quella che ci si aspetta: elegante, scenografica ma non eccessivamente sontuosa. Varcata la soglia della boutique Le Comptoir, si accede in un spazio-tempo sospeso, fatto di luci calde, voci ovattate e un aroma di burro e vaniglia che inebria i sensi. La grande vetrina, che sembra quella di una galleria d’arte, esibisce dolci che non sono solo belli: ciascuna creazione, infatti, sembra voler sussurrare una storia all’orecchio di chi si presta a guardarla. D’altronde, da Perret si viene per sentire: con i cinque sensi, ma anche con il cuore.

I dolci in vetrina: storie in miniatura

Il croissant che non ti aspetti

Comincio dal più discusso: il pain au chocolat cilindrico, a prima vista compatto, quasi sospetto. Sembrava l’ennesimo caso in cui l’estetica sovrasta l’essenza. Ma poi l’ho spezzato con le dita: la sfoglia si è schiusa in un’esplosione di strati croccanti e fragranti, tanto leggeri da sembrare eterei. Il burro era fresco, profumato, l’odore preannunciava un gusto sublime. Il cuore di cioccolato fondente si scioglieva scivolando sul palato, mentre la sfoglia scricchiolava piano, senza mai oscurare il sapore del cacao. L’ho intinto nel cappuccino: reggeva, assorbiva l’aroma del caffè, si trasformava. Al primo morso, un ricordo: la tavola della domenica, il tempo lento, il ritorno alla mia infanzia. Così ne ho chiesto subito un altro, per portarlo con me. Intanto, osservavo un’anziana signora scegliere la sua madeleine: ce n’erano al miele, agli agrumi, al tè, allo zenzero, alla nocciola. Una sembrava un plumcake: l’ho ordinata per un assaggio. La base era un biscotto soffice, umido al punto giusto; il cuore, una crema gianduia vellutata e profonda. Sopra, una pralina alla nocciola che al morso scricchiolava sotto i denti.

La sfoglia scricchiolava piano, senza mai oscurare il sapore del cacao

Il dolce che accende i ricordi

L’ultimo dessert, un’interpretazione poetica dell’Oro Ciok, aveva una forma seducente. Un budino di riso alla vaniglia, con shortbread friabili, caramello fuso e praline alla vaniglia; il tutto racchiuso in un guscio sottile di cioccolato bianco. All’assaggio, qualcosa mi ha scosso: non era solo buono, ma emozionante. Chiudendo gli occhi, ho rivissuto un pomeriggio d’inverno: mia madre che divideva con me un biscotto Oro Ciok. Stavolta, quello dinanzi a me era più elegante e stratificato, ma non meno autentico e speciale. Sono uscito dal negozio con una piccola busta dorata tra le mani: dentro il mio secondo pain au chocolat. Guardando ancora una volta indietro, lo sguardo rapito dalla facciata del Ritz, la luce di Parigi era dorata, quasi aulica. È in quel momento che mi sono reso conto che François Perret non era semplicemente un maestro della tecnica. I suoi dolci non erano meri esercizi di stile, bensì piccoli tesori che sorprendono, invitando a rallentare e restituendo emozioni che credevamo perdute.

I dolci, piccoli tesori che sorprendono