La nuova proposta gastronomica de La Madernassa Resort si declina in chiave più accessibile, con piatti che puntano sull’immediatezza e sulla riconoscibilità dei sapori. A firmarne il menu sono i fratelli D’Errico, con una proposta che attraversa Cuneo, la Campania e la Francia
Langhe, Piemonte. Più precisamente: Guarene, nel Roero. Vigneti ovunque, alberi da frutto, distese di prati che sembrano non avere fine. Non sorprende che queste colline siano considerate Patrimonio UNESCO. La dimensione che si crea è quasi eterea, lontana dai ritmi sostenuti delle vicine Torino e Milano. Un luogo in cui concedersi una pausa e godere di quelle proposte enogastronomiche che attirano appassionati da tutto il mondo. Giuseppe e Francesco D’Errico hanno fatto, da qualche anno, di questo luogo la loro nuova dimora. Partiti giovanissimi da Caserta, prima per la formazione e poi per esperienze in Francia, raccontano di aver trovato qui una dimensione da chiamare casa, dove poter esprimere se stessi attraverso i piatti.

«Ho lavorato per circa dieci anni fuori dall’Italia. Amo trasmettere con il cibo le mie radici e la mia storia, mettendole in relazione con il contesto culturale e paesaggistico», racconta Giuseppe. «Qui posso usare la tecnica per rendere i piatti più precisi e ambiziosi, ma mantenendoli leggibili e familiari. Pico Bistrot è cura del dettaglio e semplicità insieme».
Guardiamo il panorama che si apre dalla terrazza: colline morbide, filari ordinati. È impossibile non restare immobili, conquistati da questa quiete.

Il tartufo come biglietto da visita
Il percorso comincia con un simbolo del territorio: il tartufo. Il suo aroma avvolge un gelato al Parmigiano Reggiano che porta freschezza al palato e prepara agli assaggi successivi.
Arriva poi il tonno di coniglio alla piemontese, accompagnato da una giardiniera in agrodolce che dona acidità e vivacità a un piatto familiare e goloso.
La parmigiana di melanzane sposta il racconto più a sud, verso le memorie infantili dei fratelli. Appagante alla vista ancor prima che al gusto: l’impiattamento non è quello della nonna durante un pranzo domenicale, ma la bontà è la stessa. Lo stesso vale per le polpette al sugo.

Tradizioni e territori
A fare da filo conduttore tra le regioni è la pasta. Lunga, corta, arricciata, sottile, ripiena o meno: simbolo d’italianità, soprattutto in Piemonte, dove la tradizione vuole che sia tirata a mano. Da Pico Bistrot viene servita in stile D’Errico. I tagliolini diventano tajarin alla Nerano, con pesto di zucchine e tartare di gambero rosso: fatti a mano, raccontano i frutti di queste terre rigogliose e il profumo del Mediterraneo. Completano l’offerta i plin del Roero e la mescafrancesca con frutti di mare, la pasta mista dell’infanzia. Piatti leggibili, appaganti, in cui la personalità dei fratelli emerge insieme alla tecnica e all’amore per il territorio d’adozione.

Tra i secondi, ottima la faraona: petto croccante, profumato al limone, accompagnato da verdure stagionali. Tra i progetti in lavorazione c’è anche la zona Farm, pensata per accentuare l’attenzione alla biodiversità e alla sperimentazione: campi, vigneti, serra e percorsi aromatici per avvicinare sempre più cucina e commensali.
Il polpo arrostito con patate schiacciate, olio extravergine e prezzemolo riporta nuovamente alle origini, capace di far arrivare fin quassù, tra le colline del Roero, il profumo del mare.
Bonet piemontese come fosse un Martini
Un consiglio? Lasciate spazio per il dolce. Non potete perdere la «Coppa Cavour». È il tipico bonet piemontese che, con Francesco, trova una veste completamente nuova. Da budino a base di cacao, caffè, rum e amaretti diventa un dessert al cucchiaio servito in una coppa Martini, tra consistenze e temperature inattese: granita e cremoso al caffè, sorbetto al cioccolato, mousse di crema al latte e, in superficie, un cristallo di cioccolato da rompere con il cucchiaino. Una delizia.
