Tra le colline verdeggianti delle Langhe, a La Morra, Osteria Arborina omaggia la primavera confermando una visione gastronomica che fa della libertà espressiva il proprio tratto distintivo.
Nel cuore del territorio del Barolo, il ristorante guidato dal cuoco Fernando Tommaso Forino continua a lasciare la propria impronta con un percorso che mette al centro territorio, sostenibilità ambientale e stagionalità, senza rinunciare a creatività e tradizione piemontese autentica.

Chi è Fernando Forino
Campano, classe 1990, Forino ha costruito negli anni una cucina che dialoga con il Piemonte senza limitarsi a riproporne i codici più consolidati.
Le materie prime locali sono il punto di partenza di un racconto gastronomico in cui convivono memoria personale, tecniche contemporanee e una particolare attenzione alla riduzione degli sprechi — come nel Finocchio marinato in aceto di riso e shiro dashi, servito con salsa alla carruba. Ecco perché ci piace e abbiamo deciso di fargli visita.
«Uscire dagli schemi non è una provocazione, ma una forma di libertà. In cucina non seguo un copione: la ripetizione mi annoia. È così che ho trovato la mia comfort zone, nel dinamismo e nella capacità di reinventarmi», racconta il cuoco.

Un menu “Senza Regole”
Questa filosofia prende forma nel percorso degustazione “Senza Regole“, oggi uno dei tratti più caratteristici dell’esperienza firmata Osteria Arborina (quello che abbiamo assaggiato noi e che vi consigliamo).
Non esiste un percorso prestabilito: scegliamo solo il numero delle portate e affidiamo al cuoco la costruzione dell’intero itinerario gastronomico.
Un menu che cambia seguendo il ritmo delle stagioni, la disponibilità degli ingredienti e l’ispirazione del momento, pur mantenendo una chiara identità e una garanzia di qualità e divertimento.
Alcune creazioni simbolo della cucina di Forino, però, possono comparire accanto alle novità: è il caso del Coniglio marinato in mele fermentate, glassato con fiori di mela in salamoia e servito con gelée di mele acidule; o del Risotto alla marinara, mantecato con olio extravergine e arricchito da un concentrato di pomodori pelati, aglio, origano e limone bruciato.

Se siete abbastanza fortunati troverete anche il Finocchio marinato in aceto di riso e shiro dashi, con salsa alla carruba; e, alla fine, Ananas con ceviche di ananas e lime, profumata con pepe rosa, coriandolo e zucchero frizzante: un dessert elegante, fresco, tanto originale quanto indimenticabile.

Una sorpresa finale che racconta la filosofia del luogo e fa sentire speciali
A rendere ancora più personale il percorso è un dettaglio che sintetizza perfettamente lo spirito del ristorante: al termine della degustazione, il menu viene completato a mano con l’elenco delle portate effettivamente servite e consegnato all’ospite come ricordo.
Un gesto semplice, ma significativo: trasforma ogni visita in un’esperienza irripetibile e sottolinea la natura dinamica di una cucina che si rinnova servizio dopo servizio. E, soprattutto, ci fa sentire un po’ speciali e con già voglia di tornare.
