Oltre piazza Plebiscito e via Toledo, tra le viuzze colorate dei Quartieri Spagnoli, ogni angolo racconta storie di quotidianità e folclore. Qui si nasconde un piccolo bistrot, che con la sua cucina dichiara amore alle stagioni e ai loro frutti. A guidarlo è Francesco Porcaro, che ogni giorno trasforma ortaggi freschissimi in piatti che parlano la lingua del territorio. All’insegna della creatività e della semplicità. Il locale conta appena una decina di posti all’interno, ma nei giorni di sole è possibile sedersi all’aperto. Tavolini lungo il ciglio della strada, tra gli schiamazzi e il vociare del vicolo, per vivere un’esperienza gastronomica profondamente napoletana. Il menù, trascritto a mano su un foglio all’ingresso, cambia quotidianamente seguendo la disponibilità del mercato locale e l’estro creativo dei cuochi. Non esistono categorie di piatti come antipasti, primi o secondi: qui la cucina è libera, fluida, slegata da schemi. Ogni piatto è pensato per essere gustato, condiviso, scelto senza formalità, lasciandosi guidare dall’istinto e dall’appetito.

Cosa si assaggia
La proposta ruota soprattutto intorno all’universo vegetale, che viene esplorato con intelligenza e sensibilità, in un gioco tra semplicità e inventiva. Non si tratta solo di fare una buona cucina vegetariana, ma di celebrare la terra e i suoi doni: pomodori, melanzane, legumi, erbe aromatiche e agrumi si fanno portavoce di un racconto sincero, dove il gusto nasce dalla qualità della materia prima e da un lavoro meticoloso dietro ai fornelli, che ne esalta l’essenza. Gli elementi di origine animale fanno capolino con discrezione, come comparse tra il verde della natura, dando profondità e contrasto a piatti che restano leggeri, equilibrati e puliti. Ci sono coerenza e onestà in questa cucina, che non rincorre la spettacolarizzazione del piatto ma piuttosto l’emozione dei sapori veri: quelli che stuzzicano la memoria, che sanno di casa, di mercato rionale. Tornare da Cu.Qu. significa scoprire ogni volta qualcosa di nuovo, ma sempre fedele a un’identità riconoscibile.

Un gateau di patate così…
Durante la mia ultima visita ho apprezzato quel piccolo, ma significativo, passo in avanti che rende la proposta contemporanea senza snaturarne le origini e il legame con la città. Una cucina di chiaro stampo campano, arricchita da nuove intuizioni e riletture. Tra le portate assaggiate, merita di essere raccontato lo Gnocco con puttanesca di baccalà. Un piatto che conquista già al primo sguardo, e che al morso si rivela intenso, strutturato e ben costruito. La salsa, ricca e profumata, avvolge la pasta con equilibrio, mentre il baccalà, protagonista inconsueto di questa versione, regala sapidità e profondità. Un gioco di consistenze e sapori che rende omaggio alla puttanesca tradizionale, reinterpretata in chiave creativa.

C’è un altro piatto che da solo vale la visita: il Gateau di patate, dalla consistenza cremosa, il cuore denso di sapore, la superficie dorata e croccante. Tocco d’autore: la scorzetta di limone, che dona una nota agrumata rinfrescando il palato.

Ho trovato interessante anche l’allestimento del locale, che riflette bene la filosofia della cucina: modesta, curata, semplice ma con carattere. Il tovagliato di carta, volutamente essenziale e senza fronzoli, viene arricchito da stampe e grafiche in stile pop che donano un’impronta giocosa e contemporanea. Colori vivaci, piccoli disegni ironici, citazioni visive che strizzano l’occhio all’arte urbana e alla cultura popolare: ogni dettaglio contribuisce a creare un’atmosfera leggera, informale e accogliente. L’impressione è che l’allestimento sia studiato per far sentire a proprio agio, per raccontare, fin dal primo sguardo, che qui si mangia bene senza prendersi troppo sul serio. Tutto sembra raccontare una storia coerente, fatta di passione e di scelte consapevoli. La sala, raccolta e intima, invita alla convivialità, mentre fuori, quando il tempo lo permette, i tavolini lungo il vicolo diventano parte integrante del paesaggio urbano. Ci si siede quasi al margine della vita quotidiana del quartiere, tra motorini che passano, chiacchiere e profumi di casa. Fermarsi al bistrot diventa un’esperienza immersiva tra gusto, estetica e spirito locale. La carta dei vini? Promette una piccola selezione di vini naturali, poche etichette, spesso provenienti da cantine a conduzione famigliare selezionate attentamente. Non manca qualche chicca estera.