Ci sono luoghi che riescono a unire la forza della natura e l’impronta dell’essere umano: Capalbio, con il suo borgo medievale sospeso tra cielo e mare, è uno di questi. Nascosta tra uliveti e colline che guardano il Tirreno, la cittadina domina una terra ancora intatta: la Maremma toscana. È qui, ai piedi del borgo, che nasce Monteverro, una delle tenute per noi più affascinanti del panorama vitivinicolo toscano. Un luogo che incarna l’autenticità del territorio e la sua vocazione naturale all’eccellenza.
Vini autentici come la Maremma
La storia di Monteverro comincia con un colpo di fulmine: quando Georg Weber, appassionato di grandi vini e viaggiatore instancabile, scoprì la Maremma negli anni Novanta, comprese subito che quella terra ruvida e luminosa nascondeva un potenziale straordinario. Oggi Monteverro è un progetto condiviso con la moglie Julia Weber, che affianca Georg con la stessa passione e attenzione per la qualità. Insieme hanno costruito una tenuta che è un ecosistema armonico, dove ogni gesto racconta un legame profondo con il vino e con la terra.

Le persone dietro ai vini
Dietro ogni grande vino, ci sono persone che ne custodiscono la storia e l’essenza. Per Monteverro, tutto nasce da una scintilla: un bicchiere di Château Latour 1966. Fu quello il momento in cui Georg Weber, allora studente a Losanna, comprese che il vino poteva essere un linguaggio universale, capace di racchiudere emozione, identità e cultura. Accanto a lui, nel quotidiano, c’è l’enologo Matthieu Taunay, originario della Loira, che dopo esperienze tra Napa Valley, Sudafrica e Nuova Zelanda, ha scelto la Toscana nel 2008. Da allora, è il cuore tecnico e sensibile di Monteverro. Con la sua mano esperta, ha saputo interpretare il territorio maremmano come pochi altri, unendo precisione francese e spirito mediterraneo. La sua filosofia è chiara: lasciare che il vino parli da sé, rispettando ogni variazione del suolo, ogni sfumatura del tempo.

Tra i mentori e gli amici che hanno ispirato la visione dei Weber c’è anche Michel Rolland, leggenda dell’enologia mondiale, che da anni segue la tenuta con profonda stima. «Guardatevi intorno – è solito dire – e ditemi se qui non regnano condizioni ideali per qualsiasi vignaiolo ambizioso». Un’affermazione che racchiude l’essenza di Monteverro: la perfezione naturale della Maremma e la volontà di tradurla in vino.
La cantina: dove il tempo si fa vino
Entrare nella cantina di Monteverro è come varcare la soglia di un tempio moderno del vino. Nessuna forzatura: qui tutto avviene per gravità, in silenzio, seguendo i ritmi naturali della fermentazione. Le uve, raccolte a mano nelle ore più fresche del mattino, vengono selezionate una a una, poi fermentano in piccoli tini d’acciaio con lieviti naturali, per conservare la purezza del frutto e la complessità aromatica. Il vino matura poi in barrique di rovere francese o in tini ovoidali in cemento, che favoriscono un movimento costante e delicato del liquido, donando eleganza, profondità e freschezza. La barricaia è il cuore pulsante della tenuta: un luogo dove il tempo rallenta, il profumo del legno si mescola a quello del vino e ogni bottiglia racconta una storia di stagioni, intuizioni e dettagli.

I due cippi – la Maremma incontra la brace
Il team del ristorante I Due Cippi di Saturnia, punto di riferimento della ristorazione maremmana, ha portato in tavola la sua esperienza con la brace e il rispetto per la materia prima, firmando un menù pensato in perfetta armonia con i vini di Monteverro. L’esperienza è un dialogo tra fuoco e vino, tra la forza del territorio e la precisione dell’enologia. Il percorso inizia con il Sashimi di Chianina e gambero rosso scottato al grasso di vacca: un incontro di eleganza e densità gustativa, dove la terra e il mare si fondono in equilibrio. In abbinamento, lo Chardonnay 2022 e Tinata 2021: freschezza e struttura esaltano le note dolci e saline del piatto, come un passo di danza tra vino e materia.

Segue l’Animella alla brace, seppia affumicata e caviale, simbolo della filosofia de I Due Cippi: intensità, tecnica e purezza. In questo caso, gli abbinamenti pensati sono stati il Monteverro 2021 e il Monteverro 2022: due interpretazioni dello stesso vino iconico, capaci di accompagnare la complessità del piatto con una tensione perfetta. Poi arriva la Vacca vecchia selezione esclusiva con tempra di 24 ore e verdure alla brace, un tributo alla carne toscana e al tempo, celebrato nella sua forma più nobile. Un piatto intenso, abbinato al Monteverro 2010 e il Monteverro 2011: due annate storiche che raccontano profondità e maturità, sposandosi con la ricchezza della brace. Il viaggio si chiude con la Torta di mele calda con fiordilatte di capra, dolce profumo di casa che conclude il percorso con eleganza e semplicità.
Un racconto di autenticità
In un territorio dove la natura detta ancora le regole, Monteverro si distingue come esempio di eleganza consapevole. È il frutto di una visione nata da un bicchiere di vino e cresciuta grazie all’amore per la terra, il lavoro manuale e la bellezza dei dettagli. Accanto ai Weber, la competenza di Matthieu Taunay e il contributo di una squadra internazionale rendono ogni vendemmia un nuovo capitolo di un racconto che parla di dedizione, precisione e armonia in un luogo che continua a ispirare chi crede che l’autenticità sia la forma più pura di eccellenza.