Questa non è una guida come le altre. Ne abbiamo provati a bizzeffe: trattorie della tradizione, ristoranti contemporanei, caffè di quartiere, gelaterie d’autore, street food popolare. Io, Anna, tra i profumi delle Osterie e delle pasticcerie milanesi ci sono nata e cresciuta, stilando nel tempo una lista di “luoghi del cuore” che da ventitré anni mi rendono davvero felice di vivere qui. Dal Rigolo di Brera, che frequento da quando ero piccola, sedendo sempre allo stesso tavolo come fosse mio per diritto acquisito, a Pastamadre, dove torno di frequente perché gli spaghetti alla chitarra di Francesco, i gesti di Laura e i sorrisi delle figlie Sofia e Annalena sono emozioni a cui sento il bisogno di ricongiungermi ogni volta che mi allontano dalla città. E poi ci sono le passioni maturate crescendo, come quella, fortissima, per le bakery nordiche e i café, che a Milano spuntano come funghi seguendo la corrente di una “breakfast revolution” che dal 2015 orienta il trend in fatto di colazioni. Le mie collaboratrici Valeria e Erin, insieme ai nostri fedeli compagni di viaggio umbri, Lorenzo e Carolina, mi hanno aiutata a comporre la guida che volevo: una “sinfonia del cuore” fatta di indirizzi storici così come nuove aperture dove, prima di ogni altra cosa, si sta bene e ci sente a casa. Sceglierne “solo” 38 in tutta la metropoli non è stato semplice: abbiamo tenuto presente la qualità e il gusto del cibo, l’accoglienza del personale, il rapporto qualità prezzo (non troverete insegne sborone dove un semplice primo piatto costa 40 euro coperto escluso solo perché “va di moda”). E dunque, cari lettori, penna alla mano e pronti a segnarvi tutti i protagonisti della nostra primissima guida, pensata per accompagnarvi dalla colazione alla cena.
Pastamadre – Porta Romana

Un locale intimo, caldo, dove la cucina profuma di Mediterraneo e memoria. Francesco ha aperto Pastamadre negli anni dell’avanguardia molecolare, intuendo un ritorno alla tradizione vista con occhi contemporanei. Qui la materia prima guida tutto, insieme a una filosofia anti-spreco che parte dall’ordine e dal rispetto degli ingredienti. Anche gli interni raccontano questa visione: panche e bancone costruiti con casse per opere d’arte, tubi ricavati da rotoli per tessuti.
Piatti come il baccalà mantecato, la pasta pecorino e olive e gli spaghetti alla chitarra con datterini e gamberi rossi sono diventati parte del lessico gastronomico milanese.
Gli assaggi imperdibili:
Spaghetti alla chitarra con tartare di gamberi rossi e stracciatella; Alicette; tutte le verdure di stagione. Quando disponibili: Pasta al ragù bianco; Pasta con paté di olive nere e pecorino; Pasta alla norma. Anche il baccalà mantecato di Francesco è un colpo di fulmine, da spalmare sul pane artigianale a lievitazione naturale. Tra i dolci, chiedete cheesecake e cannoli.
Gong – Tricolore

Gong è un’istituzione della cucina cinese contemporanea. L’arredo minimale, l’ambiente buio, i grandi gong dorati in onice preparano a un’esperienza quasi rituale tra marinature, umami, cotture e un servizio da ristorante stellato. Il raviolo d’oro è un omaggio a Milano: pasta allo zafferano ripiena di ossobuco, servita con crema di risotto alla milanese. Il raviolo Wagyu con foie gras e tartufo è pura golosità, tra le ricette più buone che potete assaggiare in città. Da non perdere il cochinillo (da ordinare in anticipo) e l’anatra alla pechinese, servita intera con pancake caldi e salse agrodolci.
Gli assaggi imperdibili:
Raviolo d’oro; Raviolo Wagyu; Anatra alla pechinese; Hamachi; Tacos di anatra; Il viaggio del piccione imperiale; Cochinillo. Tra i dolci: Memorie di una Geisha, Intensità al cioccolato.
Alain Locatelli – Sant’Agostino

L’indirizzo imprescindibile quando si parla di pasticceria artigianale a Milano. In zona Sant’Agostino, un locale minuscolo custodisce l’incontro tra maestria francese e materia prima italiana (tranne il burro che è rigorosamente francese): è il mondo di Alain Locatelli, bergamasco di nascita e parigino di formazione, che ha trasformato la colazione in un rituale. La vetrina è un magnete: ogni weekend si forma una piccola fila di fedelissimi in attesa di una sfoglia ancora calda, da stringere tra le dita mentre l’aria profuma di burro e zucchero. Chiudendo gli occhi, sembra di trovarsi al cospetto di una boulangerie parigina. I posti sono pochi e non si prenota: meglio arrivare presto se si vuole sedersi. Sotto Natale, non rinunciate a un assaggio del panettone di Alain.
Gli assaggi imperdibili:
Nodo al caramello; Pain au chocolat; Pain suisse. E il Kouglof, servito con gelato artigianale.
Altatto – Barona

Nella nuova sede in Barona, Altatto conferma la sua posizione tra le espressioni più mature della cucina vegetale milanese. Un luogo dall’atmosfera domestica, guidato dalle cheffe Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri, che conquista anche gli onnivori grazie a una cucina contemporanea, leggibile, profondamente stagionale. La cucina a vista rivela la coreografia dei piatti, mentre i kombucha della casa sorprendono per complessità aromatica e texture inattese. I percorsi degustazione cambiano spesso, seguendo disponibilità e ispirazioni.
Gli assaggi imperdibili:
Verdure alla brace (in continua evoluzione); Patata dolce cotta nell’argilla; Conserva: pomodoro in salamoia ridotto, alga arrosto, carota selvatica, acqua di pomodoro e sale al sedano.
Yapa – Porta Romana

Non è una novità, ma oggi è sulla bocca di tutti. Yapa è un laboratorio culinario dall’anima nomade, sospeso tra ristorante e cocktail bar. La mixology dialoga con una cucina multiculturale che guarda soprattutto a Sudamerica e Asia, riflesso del percorso internazionale dello chef Matteo Pancetti. Il menu, pensato per la condivisione, alterna “yapas” a piatti più strutturati, giocando con acidità, tecniche e consistenze. L’esperienza al banco, in stile omakasé, è la più immersiva: perfetta per chi cerca contaminazioni autentiche e convivialità informale.
Gli assaggi imperdibili:
Pan y tomate e Gilda di ricciola; Cheviche Yapa con leche de tigre e mais tostato; Polpo alla brace con mole di cavolfiori, mandorle e cioccolato.
Motelombroso – Naviglio

Una casa rosa pastello nascosta lungo il Naviglio Pavese, dove “cibo, vino, otium” diventano un manifesto. Motelombroso intreccia enogastronomia, architettura e design in un’atmosfera intima e lontana da tutto ciò che è già noto. La cucina di Nicola Bonora è istintiva, tecnica, radicalmente stagionale. Terra e mare si incontrano in piatti essenziali, costruiti su una selezione rigorosa della materia e su un gusto che non teme contrasti o abbinamenti inattesi. Ogni visita è una sorpresa.
Gli assaggi imperdibili:
Spiedino di fungo Pleurotus e anguilla con salsa di pelle di anguilla; Tortellino panna e prosciutto rivisitato; Zuppa di cipolle contemporanea: spuma nivea con genziana, mandorle selvatiche e anice stellato.
Seta by Antonio Guida – Brera

Al Mandarin Oriental, Seta è un riferimento internazionale. Il menu “Dieci anni di Seta” ripercorre la carriera di Antonio Guida in sette portate che condensano savoir-faire francese, respiro esotico e materia prima impeccabile. Dalle ostriche con patate e Champagne all’astice blu arrosto con bagna cauda e bisque al caffè e vaniglia, fino all’anguilla laccata al vino: piatti che hanno segnato un decennio. Iconico anche il risotto al lampone e crema di erbe, giocato su contrasti cromatici e tattili.
Gli spazi completano l’esperienza: la Saletta Duomo firmata Fornasetti, la corte esterna silenziosa, la sala interna dai toni caldi. Per due ospiti, l’ambito Chef’s Table in cucina.
Gli assaggi imperdibili:
Astice blu arrosto con bisque alla vaniglia; Animella di vitello con carote e pepe selvatico; Anguilla laccata al vino. Quando disponibile, il menu selvaggina.
Bentoteca – De Amicis

Bentoteca è ormai un’istituzione. Nato come pop-up per il delivery, il progetto di Yoji Tokuyoshi è oggi un punto fermo per chi ama la cucina giapponese reinterpretata con sensibilità italiana. La sala principale, il salottino e il bancone accolgono una cucina creativa che unisce eleganza nipponica e immediatezza mediterranea. La condivisione è centrale: molti piatti sono pensati per due. Da non perdere il katsusando di lingua fritta, il midollo alla brace con calamari fermentati e shokupan, e quando disponibili gli yakisoba alla pescatora, tra i migliori assaggi asiatici in città. Anche i dolci in chiave giapponese sono ottimi, come la basque cheesecake allo yuzu.
Gli assaggi imperdibili:
Assaggi di tonno; Katsusando di lingua; Midollo e shiokara; Noodles e coques; Shoyu ramen con wagyu e bieta. Tra i dolci, Basque cheesecake allo yuzu.
Gastronomia Yamamoto – Missori

“Okaerinasai” significa “bentornato a casa”. È il cuore di Gastronomia Yamamoto, la prima gastronomia giapponese d’identità aperta in Italia: un luogo dove si mangia come in famiglia, seduti accanto a Ryota e Mau, tra racconti, gesti quotidiani e un’ospitalità che passa dal cibo. Qui si osservano le preparazioni, si cucina insieme, si può persino stare scalzi, come in Giappone. A pranzo domina il teishoku: un piatto principale accompagnato da contorni del giorno, riso bianco e zuppa. A cena, la proposta si amplia con piatti di carne, pesce, verdure e il degustazione “Ci pensa nonna Yamamoto”. Da non perdere gli onigiri, comfort food per eccellenza, preparati freschi ogni giorno. «L’hype finisce, gli onigiri restano», ripetono i padroni di casa.
Gli assaggi imperdibili:
Gyudon; Unadon; Zucca stufata; Curry ramen.
Yoshinobu – Moscova

Per chi cerca un sushi autentico, lontano da mode e sovrastrutture, Yoshinobu è un approdo sicuro. In via Parini, lo chef Yoshinobu lavora con rigore quasi ascetico una materia prima ittica tra le migliori di Milano, selezionata ogni mattina al mercato. L’esperienza al bancone ricorda quella di un buon ristorante di Tokyo: luce diffusa, atmosfera rilassata, gesti che ipnotizzano per precisione. Il menu valorizza soprattutto i crudi: sashimi sottilissimi di ricciola e salmone selvaggio, nigiri impeccabili, ricci di mare. Non mancano piatti cotti — al vapore, alla brace, in sauté — come i favolosi colli di rombo, cernia e ricciola.
Gli assaggi imperdibili:
Tutti i crudi: soprattutto i colli.
Ratanà – Garibaldi Porta Nuova

In un edificio dei primi del Novecento, tra i grattacieli di Porta Nuova, il Ratanà di Cesare Battisti è un’istituzione imprescindibile per conoscere davvero i sapori della città. Materia prima impeccabile, piccoli produttori, una cucina che evolve senza perdere memoria; qui passato e presente si intrecciano e alimentano a vicenda. Il motivo principale per venire? I risotti. Cremosi ma non brodosi, vellutati, profondi. Il classico alla milanese con ossobuco è un riferimento; il risotto alla vecchia Milano con midollo, sugo d’arrosto, gremolata e un tocco d’acciuga è identità allo stato puro.
Lo diciamo: il risotto alla milanese del Ratanà è il migliore della città.
Gli assaggi imperdibili:
Mondeghili; Uovo di selva alla milanese; Pollo ficatum alla diavola; Risotto alla vecchia Milano. Quando disponibili: Costoletta (da prenotare due giorni prima) e Risotto giallo con ossobuco.
Nowhere – Vetra

«No where» o «Now here»: un gioco di parole che racconta bene l’identità di questo locale, un non-luogo internazionale con estetica funky, pareti rosa, atmosfera cozy e un’anima da Aussie Café. Qui si viaggia attraverso colazioni e brunch da capogiro, inclusivi, e originali come pochi altri. Andrea — che ha lasciato il gruppo ma non l’eredità — ha impostato una filosofia di qualità e apertura che ancora risuona. I dolci sono irresistibili: cannelés, cheesecake, banana bread. L’avocado toast con guacamole e pane a lievito madre, il porridge ai frutti rossi, il matcha latte e il brownie plant-based al sale Maldon sono piccoli cult.
Gli assaggi imperdibili:
Pretty in pink; Crumbled scrambled bomb; Smashed avo; Blueberries porridge; Pane a lievito madre con burro d’arachidi e confettura di lamponi; C4 bun; Tart: eat my choco peanuts; Cheesecake Vasco; Vegan brownie; Vegan banana bread; Cannelé alla vaniglia. Andate in tanti e assaggiate tutto.
Ciacco – Duomo

A pochi passi dal Duomo, Ciacco è riconoscibile dalla fila che si forma davanti alla vetrina di via Spadari. Dentro, uno spazio essenziale e contemporaneo mette al centro il gelato, trattato con rigore scientifico e sensibilità gastronomica. Le “famiglie vegetali” — gusti complessi costruiti su frutta, erbe, spezie e botaniche — raccontano un approccio unico nel panorama dolciario internazionale.
La mattina, la viennoiserie è tra le migliori della città: sfoglie al burro, lievitazioni impeccabili, croissant croccanti fuori e soffici dentro, pain au chocolat perfettamente bilanciati. Una colazione francese con anima italiana per i più appassionati in materia.
Gli assaggi imperdibili:
Croissant; Pain au chocolat; Gelato “Fabaceae” (arachide, fieno greco, cece, liquirizia, erba medica, fava tonka a seconda della stagione); tutti i gusti alla frutta; Pistacchio; Zucca in autunno.
Confine – Cinque Vie

Tra cortili e botteghe delle Cinque Vie, Confine ha cambiato il modo in cui la nostra Milano guarda alla pizza (per davvero, non diciamo per dire). Il progetto di Francesco Capece e Mario Ventura non si limita a custodire una tradizione ma la interpreta con personalità, la mette alla prova e, soprattutto, la spinge avanti. La pizza è il risultato di un pensiero che parte dalle farine e arriva alla struttura dell’impasto. Il percorso degustazione è il cuore dell’esperienza: dimostra quante forme può assumere un disco di pasta, restando fedele alla propria essenza. In pochi anni, Confine è entrato tra le migliori pizzerie d’Italia, con riconoscimenti anche all’estero. La cantina, costruita con intelligenza, completa il quadro.
Gli assaggi imperdibili:
Semplice non vuol dire facile: pizza classica prima fritta e poi cotta al forno, con antico pomodoro di Napoli, mozzarella di bufala Campana DOP, Parmigiano Reggiano 36 mesi, olio e basilico.
Umaminara: pizza al padellino con pomodoro San Marzano affumicato, aglio rosso di Nubia, gel di basilico, datterini, colatura di alici di Cetara, aglio nero, capperi, origano e olive nere.
Agnelli e friarielli: calzone con friarielli, provola di Gragnano, agnello cotto sottovuoto e tartare di sella aggiunta al momento.
Onest – Piazzale Susa

Il nome nasce da “nest”, nido: l’idea era creare un rifugio per chi cerca buon cibo e buon caffè, lontano dal rumore. Un giardino nascosto conduce al dehors luminoso, attraversato da una vite e da un piccolo orto urbano.Il protagonista è il caffè, espresso o filtro, sempre seguendo la stagionalità. La stessa cura di filiera guida la colazione: specialty coffee e bakery artigianale firmata da Lea e Lorenza. Pain au chocolat, paste danesi, veneziane: una colazione raccontata e amica del lento. La vera sorpresa, però, è la cucina. A pranzo e a cena, un menu stagionale essenziale ma goloso: hummus di barbabietola, tartare di Fassona con alici e puntarelle, kimchi toast, zuppe. Pane e focacce sono superlativi: impasti soffici, focaccia unta al punto giusto, croste croccanti e saporite. Una scoperta luminosa.
Gli assaggi imperdibili:
Caffè (lasciatevi guidare), Toast prosciutto e formaggio, Toast kimchi, Pane e uova, Pane burro e marmellata, Hummus del momento, Tartare di Fassona, Crema di lenticchie.
Zibo Cuochi – Sant’Ambrogio

Da food truck itinerante a ristorante di quartiere: Zibo ha trovato casa in via Caminadella nel 2017, portando con sé una cucina artigianale che reinterpreta i grandi classici italiani sotto forma di paste ripiene. Ma non solo. Il piatto-simbolo (che troverete se sarete fortunati) sono i gyoza alla milanese: ravioli piastrati in stile giapponese, ripieni di ossobuco e serviti con salsa di midollo e zafferano. Croccanti, dorati, irresistibili. Da provare anche i ravioli carbonara, con fonduta di cacio e pepe e guanciale croccante. Ottime le carni e i dolci.
Gli assaggi imperdibili:
Primosale; Carbonara; Pizzoccheri a modo nostro; Pastrami sandwich; Costine alla brace. Quando in carta: Gyoza alla milanese.
Via Stampa – Colonne di San Lorenzo

Piccolo forno di quartiere, Via Stampa è un laboratorio di idee e un rifugio per chi, come noi, crede che un buon pane possa cambiare l’umore di una giornata. La bakery unisce rigore nordico e calore mediterraneo: pani integrali, lievitati dolci e salati, biscotti, torte, caffè selezionati. L’atmosfera è casalinga e il design del locale tra i più belli del centro storico. Tutto è preparato con farine integrali, zuccheri non raffinati e lievito madre. La nostra ossessione è il pane di segale con burro d’arachidi, marmellata, ricotta e uovo alla coque. Ottime anche la brioche tonda con frutta di stagione e le focacce. È un indirizzo che raccomandiamo soprattutto per la colazione, ma ci si può fermare anche a pranzo e cena.
Gli assaggi imperdibili:
Pane con burro d’arachidi e marmellata (o burro e marmellata classico); Pane e crema alla nocciola; Pizza e focaccia; Chai latte.
Sakeya – Corso Genova

Sakeya è un piccolo mondo giapponese nel cuore della città. Luci soffuse, bottiglie di sake ovunque, profumi che avvolgono: qui l’Oriente è restituito con fedeltà. La cucina di Masaki è un omaggio alle tradizioni nipponiche, mentre il sake diventa co-protagonista: oltre 150 etichette da 47 prefetture, un patrimonio unico in Italia. I piatti alla brace sono pura goduria: unagi in salsa teriyaki, spiedini di Wagyu, yaki tako cotto in tre fasi. Non mancano uramaki, chirashi, udon, ramen e ottime opzioni vegetariane.
Gli assaggi imperdibili:
Momo, Negi maguro, Unagi, Yaki Tako, Gindara.
Loste Café – Tricolore e Varesina

A pochi passi da piazza Risorgimento, Loste è il piccolo regno di Lorenzo Cioli e Stefano Ferraro, ex capo pasticcere del Noma. Ogni mattina, dalle otto, una fila di fedelissimi attende una sfoglia fragrante e un caffè ben fatto. Loste nobilita il concetto di bar italiano con una mentalità contemporanea: qualità altissima, accessibile. La selezione di paste cambia ogni settimana, ma quattro creazioni sono ormai iconiche: la cardamomo, treccia laminata al burro infuso e glassata al caffè; il cinnamon roll a lievitazione naturale; il Kev, biscottone di frolla con crema pasticciera; il cotto e ricotto, croissant double baked con crema di mandorle e cioccolato (solo nel weekend). Per pranzo ci sono pizze, focacce e altre sorprese meritevoli di una visita.
Gli assaggi imperdibili:
Cinnamon roll; Cardamom croissant; Almond croissant; The Lemon; Focaccia ai pomodorini.
Signor Lievito – Porta Romana

Un piccolo laboratorio che custodisce una storia affascinante: quella di Natalia, ex modella lettone, e del suo lievito madre centenario proveniente da un forno di San Giorgio a Cremano. Un lievito vivo, potente, che ogni giorno dà forma a pani, sfoglie e grandi lievitati buonissimi. Il pane di segale e quello nero, cotti nel forno a legna, raccontano la tradizione baltica; la colazione dolce, invece, parla nordico: bulcina (brioche) al cardamomo, bulka ai semi di papavero e cioccolato bianco, bun alla vaniglia, cinnamon rolls con scorza d’arancia. E poi pani particolari come il borodinskij, con segale, frumento integrale e coriandolo.
Gli assaggi imperdibili:
Cinnamon bun; Cardamom bun; Pane artigianale; Pane burro e marmellata.
Osteria Afrodite – Loreto

Specchi retrò, abat-jour, manifesti d’epoca: Osteria Afrodite sembra uscita dagli anni Settanta. Un luogo dove il tempo rallenta e la cucina italiana si intreccia con una ricerca attenta sulla qualità degli ingredienti. Il menu racconta un Nuovo Classico Italiano: primi piatti memorabili, pesce e verdure trattati con rispetto, un aperitivo curato e una mixology d’autore. L’atmosfera è calda, accogliente, quasi cinematografica. Il dessert è un passaggio obbligato: soprattutto il tiramisù.
Gli assaggi imperdibili:
Insalata di carciofo; Tartare di tonno rosso; Uovo e tartufo; Ventresca di tonno; Tagliatelle al tartufo; Risotto e faraona; Ombrina e purè.
Rigolo – Brera

Rigolo è un pezzo di storia milanese, ancora fuori dalle rotte turistiche. Io, Anna, lo frequento da quando ero bambina, sempre allo stesso tavolo: quello in fondo alla prima saletta a sinistra, con il divanetto rosso e i cuscini blu. Ordinavo i testaroli al pesto per sentirmi a casa. Mio padre aspettava il giovedì per il bollito e il carrello dei dolci con il castagnaccio. È bello ritrovare gli stessi clienti, gli stessi gesti, e Renato — il proprietario — che si siede ai tavoli per chiedere come va, se il cibo è piaciuto, se si è letto il Corriere. Un ristorante che custodisce memoria. Ma non fate girare troppo la voce…
Gli assaggi imperdibili:
Testaroli della Lunigiana al pesto; Ravioletti al sugo casereccio; Ganascino di manzo con purè; le torte dal carrello.
Hatsune Zushi – Esperienza Omakase – Arco della Pace

Katsu Nakaji è uno shokunin, un maestro che ha dedicato la vita al perfezionamento del sushi. Dal 2025 il suo celebre omakase è arrivato anche a Milano, in una saletta all’interno di House of Ronin: quattro piani tra cocktail, cucina giapponese, karaoke e club. Dietro al bancone lavorano Nakaji (quando in Italia) e i suoi allievi, ragazzi giovanissimi (anche sotto i vent’anni) cresciuti spalla spalla con lui in Giappone. Il percorso prevede circa 14 o 15 assaggi: una decina di nigiri di pesce (straordinari quelli di gambero e corallo; cernia; ventresca di tonno), un nigiri di Wagyu della prefettura di Saga, una zuppa di miso e scarti del con somen e shichimi togarashi. Si chiude con una frittata dolce a base di riso, zucchero, mandorle, yuzu e yamaimo, arricchita da ingredienti di stagione sempre diversi (castagne, pistacchio, matcha e altro ancora). E, infine, gli iconici daifuku, una variante del classico mochi di pasta di riso. «Siamo gli unici a Milano a proporre un omakase tradizionale Edomae», racconta Shuhei. E l’esperienza lo conferma: arredi in legno, sakè esposti, un forno kamado in ceramica, e i cuochi che parlano solo giapponese. Un’immersione totale. Il servizio? Magistrale.
Gli assaggi rimasti impressi:
Nigiri di gambero rosso e corallo; Nigiri di ventresca di tonno affumicata; Nigiri di Wagyu; Brodo di pesce e miso; Frittata giapponese; Daifuku alla fragola.
Giacomo Caffè Letterario – Duomo

In un ambiente rétro ed elegante, tra arredi del primo Novecento e un’atmosfera sospesa tra bistrot francese e caffè viennese, il Caffè Letterario di Giacomo accoglie con la cortesia impeccabile che contraddistingue la maison. Libri a vista, legno scuro, profumi di altri tempi. Al bancone brillano sfoglie, pasticcini e torte: la colazione è un piccolo rito di piacere, con le creazioni di Giacomo Pasticceria. Noi abbiamo un debole per il cinnamon roll e, quando disponibile, per il panettone classico milanese.
Il menu accompagna gli ospiti dalla colazione al pranzo — sandwich, insalate, piatti caldi e freddi della tradizione — fino all’aperitivo nel delizioso dehors affacciato sul cortile di Palazzo Reale.
Gli assaggi imperdibili:
Cinnamon roll; Panettone; Veneziana; Biscotti artigianali; Marron glacé.
Meucci – Cairoli

Tra le pizzerie più antiche di Milano — e probabilmente la più piccola — Meucci è un’istituzione dal 1952. Sette tavoli in legno, tovagliato rosso acceso, un’atmosfera d’altri tempi e il profumo irresistibile delle pizze al tegamino, cotte ancora secondo la ricetta originale della famiglia. Le pizze sono piccole, golose, perfette da condividere e da ordinare in sequenza. La nostra preferita è la Meucci con uovo all’occhio di bue, seguita dal Calzone, filante e confortante. Prezzi tra i 6 e i 10 euro: un tuffo nella Milano che fu.
Gli assaggi imperdibili:
Calzone; Meucci; Tonno e cipolle; Patate e mozzarella.
Moebius & Moebius Sperimentale – Centrale

Moebius è uno spazio poliedrico dove cucina, mixology, musica e cultura convivono in un unico ambiente post-industriale. Nato da un ex magazzino tessile, ospita un cocktail bar, un negozio di vinili, jazz dal vivo e due ristoranti: un bistrot di tapas e un fine dining. Un ulivo secolare attraversa i due piani. Tra i cocktail spicca il Pesto Martini, mentre la cucina di Enrico Croatti — tre stelle Michelin in carriera — ha portato Moebius Sperimentale alla sua prima stella nel 2024. Il menu degustazione è sorprendente: la carne cotta al josper e soprattutto il celebre “risotto finto” al calamaro, in realtà una tartare mantecata con crema di Carnaroli, brodo asiatico e latte di cocco, completata da caviale, salsa verde messicana e pesto di lime. Un piatto complesso, iconico, in carta dal 2013.
Gli assaggi imperdibili:
Pesto Martini e tapas; Calamari dell’Adriatico al caviale; Risotto ai tartufi di mare; Chianina maturata.
Trattoria Masuelli – Viale Umbria

Tempio della tradizione lombarda, Masuelli è una di quelle insegne che, nella grandezza dell’esperienza gastronomica che offre, riesce a rimanere piccola: fedele ai principi di buono, pulito e giusto, e alla stessa famiglia che la guida da un secolo. Una cucina godereccia, confortante, radicata nella memoria, servita in un ambiente accogliente e raffinato quanto basta. Le cervella di vitello fritte, la trippa alla milanese, il rognone trifolato con cipolline dolci sono piatti che raccontano un’epoca e la mantengono viva. E poi l’intramontabile risotto giallo, dai chicchi ben distinti, mantecato con pistilli di zafferano e servito — se si vuole — con un ossobuco che profuma di casa e di domenica.
Gli assaggi imperdibili:
Ossobuco di vitello alla milanese con risotto allo zafferano; Agnolotti del Plin al sugo d’arrosto; Rognone di vitello trifolato con fondo e cipolline borrettane; Polenta, Baccalà e cipolla caramellata.
Giolina – Porta Venezia

Giolina non è la solita pizzeria di tendenza di Porta Venezia. È un progetto che parte dalla terra e dalla filiera. Dietro le luci calde e l’atmosfera da bistrot milanese c’è una visione profondamente agricola, vicina ai valori Slow Food: ingredienti buoni, puliti e giusti, scelti con rigore maniacale e provenienti da produttori che lavorano nel rispetto dei territori. Il pomodoro arriva da piccole realtà del Sud che custodiscono varietà antiche; la mozzarella di bufala e i fior di latte provengono da caseifici che lavorano ancora come una volta; gli oli sono frutto di frantoi artigianali che valorizzano cultivar autoctone. Ogni fetta di pizza è un piccolo atlante di biodiversità: pomodori gialli e rossi, origani veri, alici di pesca responsabile, verdure di stagione.
Gli assaggi imperdibili:
Chitina rivisitata; Luisina; Bettina; Faustina; Giolina. Per chiudere, il tiramisù della casa.
Gelateria Lab – De Amicis

Avete mai assaggiato un gelato al gorgonzola fresco, miele e noci? Se la risposta è no, Gelateria Lab è il posto giusto per iniziare. La nuova sede in via Cesare Correnti — a pochi minuti dal Duomo — è un piccolo laboratorio del gusto dove la gelateria italiana incontra una creatività mai fine a sé stessa. La proposta ruota attorno alla frutta secca, lavorata con acqua e zucchero per ottenere gelati intensi e puliti (arachidi, pistacchio, nocciola, mandorla), e combinazioni creative, che cambiano con le stagioni e con l’estro del laboratorio: bergamotto e tè nero, noce di Macadamia e sale, fichi e mascarpone, basilico, ricotta e miele, cacao e pepe di Sichuan. Qui ogni gusto si può assaggiare prima di scegliere: un gesto che racconta bene la filosofia del posto — trasparenza, artigianalità, contatto diretto con le persone, dai fornitori al cliente. Le basi sono leggere, la dolcezza equilibrata, le materie prime di qualità. Il risultato è un gelato che invita al secondo cucchiaino, poi al terzo, poi a tornare.
Gli assaggi imperdibili:
Gusti a base formaggio (a volte c’è la cheesecake ed è buonissima); Pistacchio; Arachidi salate; Bergamotto e tè nero; Fichi e mascarpone; Noce di Macadamia e sale.
Tipografia Alimentare – Naviglio Martesana

Lungo il Naviglio della Martesana, Tipografia Alimentare è un bistrot che vive al ritmo delle stagioni e del quartiere. Ogni mattina, nel loro “Forno Nascosto”, si sfornano pane e lievitati preparati solo con farine macinate a pietra e lievito madre: focacce morbidissime, brioche, maritozzi, cinnamon e cardamom roll. La proposta prosegue con caffè specialty, bevande naturali autoprodotte, vini naturali italiani ed europei, birre artigianali. A pranzo e all’aperitivo arrivano piatti che cambiano ogni giorno: verdure di stagione, zuppe, insalate generose, torte salate, piccoli comfort food che parlano la lingua della terra. La misticanza con fragole e gorgonzola e la vignarola sono due dei piatti che più raccontano la loro sensibilità. Le materie prime arrivano da piccolissimi produttori biologici conosciuti di persona; per questo alcuni piatti possono essere disponibili solo in quantità limitate. È parte del gioco, e ci piace per questo.
È un bistrot, sì, ma anche un piccolo hub gastronomico dove scoprire prodotti naturali, incontrare amici, lavorare in tranquillità o concedersi una colazione lenta guardando scorrere la Martesana.
Gli assaggi imperdibili:
Pane del Forno Nascosto; Cardamom roll; Focaccia del giorno; Misticanza con fragole e gorgonzola quando è stagione; Torte salate.
Rita’s Tiki Room – Ticinese

Lo spin-off Tiki del celebre Rita & Cocktails è un piccolo teatro esotico dove la sorpresa, però, arriva dalla cucina. Eugenio Roncoroni firma un menu pan-asian che intreccia Thailandia, Vietnam, Giappone, Caraibi e Polinesia con una mano sicura e contemporanea. Tra gli antipasti spiccano i Lumpia Nan, spring rolls filippini croccanti e succosi, e i Pork Gyoza, ravioli di maiale dal gusto umami persistente. Il piatto firma è il Pad Thai, spadellato con tamarindo, germogli, gamberi e arachidi. Ottima anche la Tom Yam e il pane roti indiano, fragrante e burroso. La drink list è un viaggio parallelo: Banana Daiquiri, Saturn e Painkiller sono irresistibili.
Gli assaggi imperdibili:
Luau hummus; Pork gyoza; Lumpia roll; Pad thai; Maialino kalhua al lemongrass.
Ba – Wagner

“L’antica tradizione cinese si veste di contemporaneità”: Ba lo fa senza snaturare nulla. La cucina resta autentica, elegante, profondamente legata al gusto, pur con tecniche affinate e una visione moderna. Tra i piatti simbolo: la pancia di maialino da latte croccante con salsa all’aglio nero, le costine alla brace, e una selezione di dim sum che è un viaggio nella Cina regionale. Da provare gli xiao long bao, il toast di gamberi e, tra le proposte più sofisticate, l’abalone a lunga cottura con brodo tradizionale, pane Mantou e caviale Kaluga. Il menu degustazione “Tradizione” è la scelta ideale, ma anche alla carta “si casca sempre bene”.
Gli assaggi imperdibili:
Ravioli di astice; Ravioli black cod e tartufo; Ravioli branzino; Ravioli edamame e tartufo nero; Xiao long bao; Char Siu bao; Toast di gamberi; Gamberi spicy mayo; Maialino da latte; Char siu paigu (il nostro piatto preferito); Pollo kung pao. Ottime le melanzane alla Sichuan. Da prenotare: anatra alla pechinese. Dolce signature: Salto in fiera.
Osteria Serafina – De Angeli

Osteria Serafina sembra sospesa negli anni Settanta: specchi retrò, quadri antichi, abat-jour, bottiglie colorate, vasetti di conserva, tendine a fiori ne fanno una capsula del tempo dove tutto si ferma per una sera. Un luogo dove l’atmosfera è amicale e i piatti — molti da condividere — parlano la lingua della memoria.
La cucina è diretta, densa di profumi, affettuosa. Le carni sono eccellenti (la costina di manzo merita la visita) e tra i classici milanesi spicca un risotto giallo setoso, mantecato all’onda con un burro acido preparato in planetaria con cipolle appassite nell’aceto: un dettaglio che fa la differenza.
Gli assaggi imperdibili:
Carciofi d’Albenga; Pata Negra dei Nebrodi; Milanese & Midollo; Costina di manzo con purè e le altre carni.
Noï – Moscova

Noï nasce nel 2025 dal desiderio di Iryna e della sua socia di portare a Milano la tradizione millenaria del tè giapponese. Hojicha tostato, sencha erbaceo, gyokuro profondo, genmaicha dal carattere unico: una selezione curata direttamente dai produttori in Giappone. E no, non per moda. Accanto ai tè, una piccola pasticceria che parla la stessa lingua: cheesecake e brownie al matcha, dorayaki con azuki, matcha latte anche con purée di fragola, e matcha in purezza buono davvero, non solo fotogenico.
Gli assaggi imperdibili:
Matcha in purezza; Matcha latte; Cheesecake al matcha; Brownie al matcha. Assolutamente gli onigiri quando disponibili.
La Corte Romanengo – Sant’Ambrogio

Un piccolo salon de thé ispirato alla tradizione francese, dove scoprire l’arte della confetteria attraverso frutta, fiori, spezie e aromi lavorati con lo zucchero. Romanengo — la più antica confetteria d’Italia, fondata a Genova nel 1780 — porta a Milano una storia di quasi 250 anni fatta di canditure, cioccolati e lavorazioni manuali secondo l’antica arte genovese del confiseur-chocolatier. Agrumi canditi, marroni, gelatine, confetture, ginevrine, pasta di mandorla, prodotti da forno: tutto è realizzato a mano, senza conservanti, seguendo la stagionalità e ricette ottocentesche.
A pranzo si mangia come a casa: zuppe e vellutate, insalate ricche, toast con avocado e uova, quiche e torte salate. Comfort food gentile, in un luogo che sembra la scenografia di una favola.
Gli assaggi imperdibili:
Cioccolata calda artigianale; Clementine candite al cioccolato; Crema di verdura del mese; Insalata di stagione; Cioccolatini.
Dry – Brera

Dry, pizzeria & cocktail bar in Via Solferino, è diventato negli anni uno degli indirizzi più riconoscibili della scena gastronomica milanese.
Aperto nel 2013, il locale ha saputo costruire un’identità tutta sua, affermandosi come punto di riferimento per chi cerca un’ottima pizza, croccante e leggera, in un ambiente giovane e contemporaneo.
Il progetto nasce dall’incontro tra due mondi: la pizza e la mixology. All’ingresso, il grande bancone del bar introduce un ambiente fatto di luci soffuse e legni scuri che richiama gli speakeasy americani, ideale per un’esperienza che va dall’aperitivo al dopo cena.
Alla guida della miscelazione c’è Vincenzo Criscione, head bartender e anima tecnica del progetto. La sua è una proposta pensata per accompagnare il cibo: cocktail puliti, calibrati, costruiti per dialogare con i sapori della cucina.
Dal 2018 il forno è affidato a Lorenzo Sirabella, pizzaiolo di formazione napoletana che interpreta la pizza con un approccio innovativo e curioso. L’impasto, lievitato a lungo, viene lavorato fino a diventare un disco ampio e leggero, dal morso netto e fragrante. Il menu spazia tra focacce lisce o farcite, pizze classiche e una sezione dedicata alla Margherita, proposta in diverse varianti. Prenotate con anticipo, soprattutto nel weekend.
Gli assaggi imperdibili:
Focaccia con vitello tonnato, polvere di capperi e sale Maldon; Focaccia farcita “Zingara” con prosciutto, bufala, datterini arrosto e maionese al basilico; Margherita Affumicata con provola affumicata e pepe nero di Sarawak.
Erba Brusca – Naviglio Pavese

Erba Brusca è uno di quegli indirizzi capaci di far dimenticare, per qualche ora, di essere a Milano. Un ristorante con orto situato ai confini della città, dove la cucina nasce direttamente dal dialogo con la terra. Il cuore del progetto, infatti, è l’orto: 4.000 metri quadrati di natura a pochi passi dal ristorante. Qui vengono coltivate erbe aromatiche e verdure, che influenzano e dettano i ritmi del menu della settimana. La stagionalità non è uno slogan, ma un principio fondante, che guida ogni scelta della cucina. Gli spazi riflettono questa filosofia. L’ambiente è essenziale, fatto di legno naturale, grandi vetrate e una luce morbida che accompagna lo sguardo verso il giardino. Nella bella stagione si mangia all’aperto, tra profumi di erbe e ortaggi, in un’atmosfera che ha qualcosa di sorprendentemente bucolico per essere ancora dentro la città. La cucina di Alice Delcourt rispecchia il suo percorso cosmopolita e si muove con libertà tra suggestioni diverse, mantenendo sempre al centro la materia prima. I piatti sono contemporanei ma leggibili, costruiti su equilibri nitidi e su una sensibilità vegetale che trova nell’orto le sue fondamenta.
Accanto al menu alla carta, il ristorante propone anche Carte Blanche, un percorso degustazione di cinque portate (sempre seguendo ciò che la terra offre in quel momento).
La domenica a pranzo, l’atmosfera cambia con il Sunday Roast, una formula conviviale con menu fisso: antipasti e secondo vengono serviti in condivisione al tavolo, in uno spirito informale che richiama l’idea di un pranzo tra amici. Erba Brusca è così diventato uno di quegli indirizzi che i milanesi custodiscono come un segreto: un luogo dove rallentare e ritrovare quel filo sottile che lega cibo e natura. I piatti cambiano sempre, quindi per gli assaggi fatevi guidare sul momento.
Brolo – Porta Venezia

Brolo – Orto con Cucina è un indirizzo che ci piace perché ha scelto di raccontare la cucina partendo dal mondo vegetale. Il nome stesso racchiude la filosofia del progetto: “brolo” è un termine antico che indica l’orto domestico, luogo di coltivazione e cura.
L’ambiente è luminoso e raccolto, con un’eleganza discreta che riflette l’idea di una cucina essenziale e contemporanea. Qui il ritmo è più lento rispetto alla frenesia del quartiere: la sala invita a fermarsi, osservare e lasciare che siano i piatti a parlare.
La proposta gastronomica è prevalentemente vegetariana e cambia seguendo le stagioni. Verdure, erbe aromatiche e ortaggi diventano il centro del racconto, lavorati per valorizzarne consistenze, profumi e naturale complessità. La cucina è pulita, leggibile, costruita su equilibri delicati e su una grande attenzione alla materia.
Brolo unisce cucina, bottega e cocktail bar: accanto ai piatti del ristorante si trovano frutta e verdura sfusa, prodotti biologici, specialità regionali italiane e ingredienti selezionati per una cucina sana e consapevole.
La proposta spazia dalla colazione alla cena, passando per aperitivi e pranzi leggeri, sempre con una vocazione alla cucina healthy e al benessere.
Gli assaggi imperdibili:
Le torte vegane del mattino; i primi piatti e le ricette di stagione consigliate dal personale.