La porta è socchiusa, il profumo pervade le narici prima ancora di varcare la soglia del ristorante: soffritto, pomodoro, qualcosa che cuoce piano. Dentro: il legno scuro del bancone, la luce emanata dalla cucina a vista e tutto il calore dell’accoglienza romana, senza filtri. Siamo in via Giuseppe Sirtori, a due passi da Porta Venezia, ma potrebbe essere un angolo di Trastevere. Cascina Romana è un progetto che riunisce due anime sotto lo stesso tetto, come due fratelli diversi cresciuti nella stessa casa: una, Frezza, più istintiva e alla mano, l’altra, Li Somari, più riflessiva, ma entrambe legate alla cucina laziale.

Frezza: la trattoria romana di Amendola si fa milanese
Al piano terra troviamo Frezza, la trattoria urbana che porta la firma e la passione di Claudio Amendola, volto amatissimo del cinema italiano, che qui ha deciso di raccontare un pezzo della sua Roma, quella più godereccia e casalinga, ma con uno sguardo milanese. L’ambiente è schietto, conviviale, con un ritmo veloce e un’atmosfera densa di sapori e storie. I piatti arrivano senza troppi fronzoli, ma con un’attenzione evidente ai dettagli: il supplì filante, le polpette in umido e la carbonara cremosa fanno subito breccia nel cuore. Si mangia anche al bancone, dove ogni piatto è accompagnato da cocktail studiati per esaltarne i sapori. Un luogo dove si chiacchiera, si mangia e si beve bene.

Li Somari: la romanità, diversa, di Adriano Baldassarre
Salendo le scale, l’atmosfera si fa più raccolta, ma il racconto rimane saldo. Li Somari, realtà firmata dal celebre cuoco Adriano Baldassarre, è l’anima più elegante e misurata del progetto. Un salotto intimo, illuminato da luci calde e segnato da dettagli sobri, dove i piatti del territorio incontrano la tecnica contemporanea e vengono reinterpretati con uno sguardo moderno, senza mai perdere le radici. La cena si apre con le Polpette di coda alla vaccinara, tributo autentico alla romanità più verace. Poi arriva il Baccalà mantecato, adagiato su una crema di patate e tartufo, che viene servito come un cappuccino: una nuvola delicata, che unisce leggerezza e opulenza.

A ritmo di antipasti e fettuccine
Il tono si alza con la sequenza degli antipasti: il Fiore di zucca, farcito con ricotta, pane, burro, alici e datterini arrosto, gioca su contrasti sapidi e tostati, bilanciati con precisione; la Mozzarella alla griglia con scarola, limone e pomodoro grigliato, è un boccone composito, dove acidità, affumicatura e amaro si inseguono in equilibrio. Chiude la serie “The Major”, una tartare alla pizzaiola che è insieme omaggio e intuizione: il pomodoro qui è memoria, tratto evocativo più che protagonista, e il piatto si muove su un filo tra intensità e delicatezza. Poi arrivano loro, le Fettuccine del Cornuto: burro, parmigiano, limone e maggiorana. Un piatto che sembra semplice, ma non lo è: per la sua realizzazione servono equilibrio, misura, fiducia negli ingredienti e manualità. Al palato risulta cremoso al punto giusto, ben bilanciato nei sapori e nei grassi. Ci ha conquistato a ritmo di forchettate. A chiudere, una carrellata di piatti che raccontano un altro Lazio, marino e raffinato: Spaghetti cacio e pepe con gamberi bianchi crudi marinati al lime e menta, che giocano sul contrasto tra la sapidità decisa e la freschezza viva del crudo; Tonno rosso scottato con garum della casa, maionese alla colatura e misticanza, un piatto dalle note nitide e profonde, che guarda oltre la tradizione senza perderla però di vista.

Un progetto in divenire
Il progetto è giovane e qualcosa può ancora essere perfezionato, dal servizio all’organizzazione gestionale dei due diversi format. Ma la direzione è chiara, la volontà si sente, l’idea di fondo è forte: Cascina Romana vuole essere un nuovo punto di riferimento per la cucina autentica capitolina, uno spazio ben saldo sulle sue radici ma non per questo limitato, dove sentirsi davvero a casa. Un progetto che comunica sostanza, ospitalità e anche un po’ di quella bellezza ruvida che solo Roma trasmette.
