Tra le colline e la Pianura Padana, Modena rivela più di quanto ci si aspetti: non solo motori e aceto balsamico, ma una terra dove ogni ingrediente ha una storia e ogni piatto rappresenta un tassello della cultura. Per questo salire sul rooftop del ristorante Alto significa lasciarsi sorprendere, seguire la strada che unisce tecnica e tradizione, creatività e rispetto del territorio, e scoprire come i sapori possano diventare memoria, sensazione e piacere, tutto in un unico pranzo.

Dolce risveglio nella Motor Valley
Dopo una notte trascorsa all’Executive Hotel Spa di Fiorano Modenese, il risveglio è dolce, accompagnato da un buffet che già racconta la provincia di Modena attraverso i suoi sapori: torte fatte in casa, croissant fragranti e salumi locali che sembrano avere una storia da raccontare a ogni boccone. È in quel momento che la giornata comincia a prendere forma, con una delicatezza che preannuncia ciò che verrà, il modo in cui ogni gesto – dal servizio alla cucina – diventa cura e scoperta.
Il safari del gusto
Sedersi a tavola da Alto significa lasciarsi guidare in un viaggio tra i sapori autentici di Modena, dove ogni piatto è una sorpresa e ogni assaggio racconta una storia di territorio e creatività. Il menù degustazione Modena Safari scorre come un racconto fatto di contrasti e armonie, alternando piatti che interpretano la tradizione con tocchi inaspettati e creazioni più complesse, che celebrano stagionalità e ingredienti locali. L’esperienza comincia con lo Street food from Emilia, un antipasto che sorprende per la capacità di raccontare la regione in chiave moderna: la battuta di mora romagnola accompagnata dal pesce gatto in stile nigiri conquista subito. La salvia fritta con maionese al prezzemolo e capperi apre la sequenza, insieme a fagioli e polenta reinterpretati come calzagatti: omaggio al piatto storico della zona nato dall’unione di farina di mais e legumi, qui proposti in una veste più moderna e divertente. L’anguria marinata con ghiaccio di cetriolo porta freschezza e leggerezza, mentre la crescentina di Montalto diventa un piccolo spettacolo: lardo, parmigiano, rosmarino e aglio dolce disegnano sul piatto la scritta “Alto”, trasformando un classico della cucina in una firma contemporanea.

Il percorso prosegue con piatti creativi dove tecnica e memoria si intrecciano: la Trota con rabarbaro e alchermes e poi il Coniglio alla cacciatora — il commensale deve cuocere la sella immergendo le fette di carne nel brodo — rendono il pranzo interattivo e coinvolgente. La polpetta di coscia e spalla alla cacciatora che accompagna è una coccola che resta impressa.

Un crescendo di emozioni
La Lingua al verde, i Bottoni con robiola, gamberi di fiume e fondo di cortile e lo Spaghetto al cartoccio cotto nella foglia di fico confermano la capacità di Mattia Trabetti di rendere speciale e unico ogni assaggio. L’Animella con aglio orsino e idromele e l’Anatra tra Montese e Vignola con le ciliegie portano il pranzo a un livello superiore, celebrando la stagionalità e la territorialità degli ingredienti.

Poi arriva il momento del pre-dessert: Caronte, un guscio di cioccolato fondente a forma di teschio con un cuore di frutti rossi, che – come dice il nome – traghetta il palato da una parte all’altra, tra dolcezza e acidità, preparando il gusto per il gran finale. Si chiude con il dessert Bitter, una fusione armonica di cioccolato fondente, pompelmo e Cynar capace di chiudere in maniera potente un pranzo davvero indimenticabile.
Pranzare da Alto significa immergersi in un tutto armonico: ingredienti scelti con cura, un servizio che accompagna con naturalezza e un’atmosfera che invita a lasciarsi andare. Qui entra in gioco anche la mano del manager Francesco Corradi, che orchestra il ritmo della sala con discrezione, guidando lo staff in un servizio preciso e mai invadente. Mattia Trabetti guarda Modena con occhi freschi, quelli di chi viene da fuori e riesce a coglierne dettagli che spesso sfuggono. Nei suoi piatti la tradizione incontra la sorpresa, trasformando ricordi e materie prime locali in emozioni nuove. Ogni gesto, ogni sapore, ogni profumo contribuisce a trasformare il momento del pasto in un’esperienza che lascia il segno, sospesa tra territorio, emozione e ricordo.