Settembre 30, 2025

Mattia Trabetti porta in Alto i sapori di Modena

Articolo di Luisa Cortese

Tra le colline e la Pianura Padana, Modena rivela più di quanto ci si aspetti: non solo motori e aceto balsamico, ma una terra dove ogni ingrediente ha una storia e ogni piatto rappresenta un tassello della cultura. Per questo salire sul rooftop del ristorante Alto significa lasciarsi sorprendere, seguire la strada che unisce tecnica e tradizione, creatività e rispetto del territorio, e scoprire come i sapori possano diventare memoria, sensazione e piacere, tutto in un unico pranzo.

La brigata di Alto

Dolce risveglio nella Motor Valley

Dopo una notte trascorsa all’Executive Hotel Spa di Fiorano Modenese, il risveglio è dolce, accompagnato da un buffet che già racconta la provincia di Modena attraverso i suoi sapori: torte fatte in casa, croissant fragranti e salumi locali che sembrano avere una storia da raccontare a ogni boccone. È in quel momento che la giornata comincia a prendere forma, con una delicatezza che preannuncia ciò che verrà, il modo in cui ogni gesto – dal servizio alla cucina – diventa cura e scoperta.

Il safari del gusto

Sedersi a tavola da Alto significa lasciarsi guidare in un viaggio tra i sapori autentici di Modena, dove ogni piatto è una sorpresa e ogni assaggio racconta una storia di territorio e creatività. Il menù degustazione Modena Safari scorre come un racconto fatto di contrasti e armonie, alternando piatti che interpretano la tradizione con tocchi inaspettati e creazioni più complesse, che celebrano stagionalità e ingredienti locali. L’esperienza comincia con lo Street food from Emilia, un antipasto che sorprende per la capacità di raccontare la regione in chiave moderna: la battuta di mora romagnola accompagnata dal pesce gatto in stile nigiri conquista subito. La salvia fritta con maionese al prezzemolo e capperi apre la sequenza, insieme a fagioli e polenta reinterpretati come calzagatti: omaggio al piatto storico della zona nato dall’unione di farina di mais e legumi, qui proposti in una veste più moderna e divertente. L’anguria marinata con ghiaccio di cetriolo porta freschezza e leggerezza, mentre la crescentina di Montalto diventa un piccolo spettacolo: lardo, parmigiano, rosmarino e aglio dolce disegnano sul piatto la scritta “Alto”, trasformando un classico della cucina in una firma contemporanea.

La firma contemporanea di Alto nel piatto

Il percorso prosegue con piatti creativi dove tecnica e memoria si intrecciano: la Trota con rabarbaro e alchermes e poi il Coniglio alla cacciatorail commensale deve cuocere la sella immergendo le fette di carne nel brodo — rendono il pranzo interattivo e coinvolgente. La polpetta di coscia e spalla alla cacciatora che accompagna è una coccola che resta impressa.

Coniglio alla cacciatora

Un crescendo di emozioni

La Lingua al verde, i Bottoni con robiola, gamberi di fiume e fondo di cortile e lo Spaghetto al cartoccio cotto nella foglia di fico confermano la capacità di Mattia Trabetti di rendere speciale e unico ogni assaggio. L’Animella con aglio orsino e idromele e l’Anatra tra Montese e Vignola con le ciliegie portano il pranzo a un livello superiore, celebrando la stagionalità e la territorialità degli ingredienti.

Animella con aglio orsino e idromele

Poi arriva il momento del pre-dessert: Caronte, un guscio di cioccolato fondente a forma di teschio con un cuore di frutti rossi, che – come dice il nome – traghetta il palato da una parte all’altra, tra dolcezza e acidità, preparando il gusto per il gran finale. Si chiude con il dessert Bitter, una fusione armonica di cioccolato fondente, pompelmo e Cynar capace di chiudere in maniera potente un pranzo davvero indimenticabile.

Pranzare da Alto significa immergersi in un tutto armonico: ingredienti scelti con cura, un servizio che accompagna con naturalezza e un’atmosfera che invita a lasciarsi andare. Qui entra in gioco anche la mano del manager Francesco Corradi, che orchestra il ritmo della sala con discrezione, guidando lo staff in un servizio preciso e mai invadente. Mattia Trabetti guarda Modena con occhi freschi, quelli di chi viene da fuori e riesce a coglierne dettagli che spesso sfuggono. Nei suoi piatti la tradizione incontra la sorpresa, trasformando ricordi e materie prime locali in emozioni nuove. Ogni gesto, ogni sapore, ogni profumo contribuisce a trasformare il momento del pasto in un’esperienza che lascia il segno, sospesa tra territorio, emozione e ricordo.