Aprile 1, 2026

Marzo: i nostri migliori assaggi del mese

Articolo di Redazione

Siamo trenta: ragazze e ragazzi che vivono per il cibo e per il gusto della scoperta. Ogni mese viaggiamo in Italia e nel mondo alla ricerca dei migliori ristoranti, café, bistrot, pasticcerie, botteghe: istituzioni nazionali e piccole insegne del gusto che nessuno conosce; indirizzi prenotati da mesi o locali scoperti per caso, girovagando per qualche vicolo nascosto. Ogni volta speriamo in quell’assaggio che vale il viaggio, e non vediamo l’ora di raccontarvelo.  

La domanda che ci facciamo noi giovani, alla fine, è sempre la stessa: dove vale davvero la pena spendere i nostri risparmi e trasformarli in esperienze di sapore?

Questo marzo abbiamo esplorato novità milanesi, visitato il centro Italia tra Lazio, Umbria e Marche; ma anche il Sud, fino a Bari. Tra i nostri migliori assaggi ci sono dolci (anche un gelato), rivelazioni giapponesi, piatti tutti vegetali e pizze “bruciate”. E altre sorprese.

I nostri migliori assaggi

Nigiri gambero e corallo e ventresca di tonno — Hatsune Zushi, House of Ronin, Milano

Ne abbiamo scritto e riscritto: il nuovo omakase di House of Ronin — Hatsune Zushi, format importato da Tokyo dal maestro Katsu Nakaji — è tra le esperienze immancabili in città. La degustazione dei nigiri è quasi sempre la stessa, con piccole variazioni legate alla disponibilità del pesce e alla stagionalità. Questo mese siamo stati fortunelli: ci è toccato il nigiri più buono degli ultimi anni. Riso, gambero rosso in purezza, emulsione di corallo. Nulla di più, nulla di meno. Un assaggio da capriole; in gergo comune: “da buttarsi per terra”.  E poi la ventresca di tonno affumicata al momento: libidine allo stato puro, si scioglieva sulla lingua come burro al sole.  
Anna Gentili

Kefir, abete rosso e polenta – Ca’ Apollonio Heritage, Vicenza

Un dolce che racconta le origini altoatesine del pasticcere Stefano Carletti. Una narrazione personale della montagna, evocata con precisione e senza nostalgia. Le giovani punte di abete rosso, raccolte in primavera e conservate in giardiniera, insieme al loro olio essenziale, apportano una nota balsamica netta ma elegante. A bilanciare, un gelato al kefir fresco e leggermente acido, decorato con piccole pigne di pino mugo candite, quasi fossero caramelle. Completano il gioco di consistenze chips di polenta croccanti, a richiamare la crosticina del paiolo delle domeniche in famiglia.  
Erin Facchinetti

Risoni, formaggino, polvere di lampone e fondo di pollo – Vite Tavola & Dispensa, Perugia

Uno dei piatti più riusciti dell’intero percorso degustazione. L’idea parte da un riferimento immediato alla memoria: il formaggino, sapore semplice e quasi infantile, che molti associano agli anni delle merende alle elementari. Qui diventa la base cremosa attorno a cui si costruisce l’equilibrio del piatto. I risoni vengono lavorati con precisione, mantenendo la consistenza nonostante la mantecatura avvolgente. Il fondo di pollo introduce profondità e concentrazione. A rompere l’equilibrio arriva la polvere di lampone, che inserisce una nota acida capace di alleggerire il boccone e dare slancio alla progressione gustativa.  
Il risultato è un piatto che gioca apertamente con il ricordo, ma lo sviluppa con metodo: comfort food nella memoria, rigore e tecnica contemporanea nel gusto.  
Lorenzo Papi e Carolina Pisello

Pain au chocolat — Horto Restaurant, Milano

Guarda come dondolo, guarda come dondolo… con il twist tra morbidezza e croccantezza, dolce e amaro del pain au chocolat assaggiato durante l’ultima colazione da Horto, il ristorante stellato amico dell’ambiente affacciato sulle guglie del Duomo. Ne abbiamo provati tanti: dagli strepitosi di Alain Locatelli alle versioni impeccabili di Loste Café. Questo lo aggiungiamo senza troppi dubbi alla “top tre” dei pain au chocolat da provare a Milano.  
Anna Gentili

Pappardella con ragù di lingue d’anatra mantecata allo scoby – Il Tiglio, Montemonaco (Marche)

Nel menù Transumanza del ristorante Il Tiglio, la pappardella con ragù di lingue d’anatra mantecata con scoby — coltura madre alla base del kombucha — è uno dei piatti più rappresentativi di Enrico Mazzaroni. La sfoglia, tirata a mano con sole uova di papera, ha una consistenza piena e leggermente elastica che prepara il palato a un percorso gustativo stratificato. Lo scoby porta un’acidità delicata, quasi frizzante, che taglia la densità del ragù e contrasta la dolcezza naturale delle lingue.  
Il piatto si sviluppa attraverso tensioni sottili: i sapori si parlano, si rincorrono, si scontrano senza perdere armonia. La freschezza dello scoby contro la rotondità della carne crea ritmo e diverte il palato. La complessità dell’idea emerge lentamente, tra strati di consistenze e aromi.  
Un assaggio che sfida palato e mente, invitando a ripensare ciò che sappiamo sul gusto e sulla natura di un piatto.  
Lorenzo Papi e Carolina Pisello

Cono gelato al pistacchio salato — Gusto17, Milano

Gusto17 è da sempre una delle nostre gelaterie del cuore. Ci torniamo ogni settimana o quasi, per provare il gusto del momento — sempre diverso, sempre stagionale — l’ultimo un “torta mele e cannella” strepitoso. Ma soprattutto per sporcarci labbra e “baffi” con uno dei pistacchi salati più buoni della città: cremoso, denso, salato quanto basta per far ballare le papille. Questo marzo me lo sono goduta più che mai: il primo sole, le maniche corte, l’Arco della Pace circondato dal verde. E la mia coppetta stretta tra le dita, mia e solo mia, protagonista di un minuto di piacere che vorrei potesse durare in eterno.  
Anna Gentili

Carciofo arrosto, purè di pastinaca e liquirizia — Pastamadre, Milano

Un piatto che rende protagonista la terra, con la sua stagionalità e le sue materie prime genuine. Il carciofo arrosto di Francesco Costanzo, con il suo gusto umami conferito dalla cottura alla brace, incontra la dolcezza del purè di pastinaca e il sentore deciso della liquirizia. Un equilibrio sorprendente, tanto semplice quanto geniale, come tutti i piatti di Pastamadre, che sorprendono per bontà e fantasia
Federica Risoldi

Avocado toast — Nowhere, Milano

Dell’avocado toast di Nowhere si parla molto, e a ragione. Ma perché? Merita davvero? Per anni vi abbiamo detto che è il nostro preferito in città. Questo mese siamo tornati a provarlo — un po’ per dovere di cronaca, un po’ per bisogno — e sì, possiamo confermare che resta in testa alle nostre classifiche. Il pane, a lievitazione naturale (evviva il lievito madre), è morbidissimo, aromatico, saporito e perfettamente tostato. La guacamole è liscia, sapida il giusto, limpida, con quel tocco di lime che conferisce verticalità all’assaggio. Consigliamo di completare con uova alla coque o in camicia, ancora tiepide: il tuorlo che si scioglie sull’avocado come il sole al tramonto sulle montagne rende tutto più magico.  
Erin Facchinetti

Margherita bruciata — Brando Pizza Bistrot, Gioia del Colle (Bari)

La Margherita bruciata di Brando Pizza Bistrot gioca su contrasti decisi e tecniche contemporanee, partendo da ingredienti pugliesi. La mozzarella di Gioia del Colle DOP “Gioiella” porta cremosità e identità territoriale, mentre il duetto di pomodori bruciati e affumicati con timo, rosmarino e zucchero di canna crea una base intensa e leggermente caramellata. Il coulis di pomodoro bruciato amplifica la profondità, mentre il caviale al basilico aggiunge freschezza.  
Paprika dolce e olio EVO pugliese chiudono il morso con calore e identità. Dietro questa pizza c’è la mano della pizzaiola Roberta Esposito, unica donna presente nella classifica di 50 Top Pizza, capace di unire tecnica, amore per il territorio e visione contemporanea.  
Antonella Ciancia