Siamo trenta: ragazze e ragazzi che vivono per il cibo e per il gusto della scoperta. Ogni mese viaggiamo in Italia e nel mondo alla ricerca dei migliori ristoranti, café, bistrot, pasticcerie, botteghe: istituzioni nazionali e piccole insegne che nessuno conosce; indirizzi prenotati da mesi o locali scoperti per caso, girovagando tra vicoli nascosti. Ogni volta speriamo in quell’assaggio che vale il viaggio — e non vediamo l’ora di raccontarvelo.
La domanda che ci facciamo noi giovanissimi, alla fine, è sempre la stessa: dove vale davvero la pena spendere i nostri risparmi e trasformarli in esperienze di sapore?
Questo luglio siamo stati in Engadina da Cresta Palace Hotel Celerina, dove nel 2025 ha aperto il primo ristorante di cucina levantina della valle; a Barcellona tra burro e zucchero; nelle Langhe tra pasta fresca e stracotti; e poi in Umbria, a Orvieto, tra gli ultimi ad aver avuto l’onore di visitare Arso Restaurant prima della chiusura ufficiale.
Tra i nostri migliori assaggi ci sono bocconi vegetali, pesce di lago trasformato in una rosa rossa dal gusto indimenticabile, colazioni da almeno una volta nella vita, piatti di casa a prova di nonna. E anche una degustazione di salumi tutt’altro che abituale.
Buona lettura — foglio e penna (o note dell’iPhone) alla mano per segnarvi tutto.
Mama’s Durum-Wheat Tartare di Moses Ceylan — Ya Mama, Cresta Palace Hotel Celerina
Cinque anni fa Moses Ceylan, già due stelle Michelin, ha lasciato l’Einstein e si è messo in proprio come cuoco e consulente, alla ricerca delle sue radici. Nel novembre 2025 ha aperto all’interno del Cresta Palace Hotel Celerina, in Svizzera, Ya Mama: il primo ristorante di cucina levantina in Engadina. Un nome che è un omaggio alla mamma, alla nonna e alla zia, le donne della sua vita. «Abbiamo tanti piattini to share: donare è meglio che ricevere, e la tavola deve fondarsi sul dono e sulla condivisione. L’obiettivo? Fondere quel sentimento di amore e conforto che gli Italiani nutrono verso il cibo con la cucina turca, libanese e siriana». Tra gli assaggi che ci hanno conquistato — tanto da chiedere il bis — c’è una mini tartare di bulgur con barbabietola, pomodoro e pepe, avvolta in un involucro di lattuga croccante e fresca. Un’esplosione di sapori genuini che fa viaggiare lontano, allevia le preoccupazioni e rende felici nel qui e ora.
Anna Gentili

Linguine in ristretto di cacciucco — Trattoria della Fortuna, Monterotondo
Tra i piatti che meglio raccontano la filosofia di Francesca Gervasi ci sono le linguine cotte nel ristretto di cacciucco: partire dalla tradizione, studiarne l’essenza e concentrarla nel piatto attraverso la tecnica, senza alterarne l’identità. La pasta cuoce direttamente nel ristretto, assorbendo aromi, sapidità e profondità. Una lavorazione che richiede tempo e un fondo preparato con grande cura, ma che restituisce un risultato capace di esprimere il mare in ogni forchettata. A completare il piatto arriva il pane croccante, richiamo alla tradizione del cacciucco e variazione di consistenze. Un piatto essenziale nell’aspetto, costruito su gesti precisi e materia prima rispettata fino all’ultimo dettaglio.
Lorenzo Papi e Carolina Pisello

I Plin d’infanzia — Visione Restaurant and Living, Langhe
Che sorpresa i plin d’infanzia di Samuele Di Murro. La ricetta è quella della nonna: genovese di cipolla e guancia di Fassona racchiuse in una pasta sottilissima, preparata con 52 tuorli per ogni chilo di farina. Ogni boccone è intenso, avvolgente, incredibilmente goloso. Di quelli che, quando finiscono, dispiace davvero aver ordinato una sola porzione.
Valeria Gorgos

Rapa rossa e temolo — Michele Talarico, Téa del Kosmo
La rapa cotta come una carne: umami, densa di gusto grazie alla concentrazione dei succhi. Accanto, il sapore gentile del temolo in purezza, pesce alpino di acqua dolce che ricorda trota e salmone. È l’ennesimo piatto straordinario del giovane Michele Talarico, che al ristorante Téa del Kosmo di Livigno porta avanti una cucina giovane per i giovani, attenta al territorio e al futuro della montagna. «Lavoriamo con piccoli produttori in tutta la Valtellina: chi porta le uova, chi il miele», racconta. Rapa e temolo è un assaggio monocromatico ed essenziale, intenso e sorprendente, che racconta le infinite potenzialità del mondo vegetale.
Anna Gentili

Le medialunas — Prima Salvaje, Barcellona
Piccoli sfogliati argentini a metà tra croissant e pan brioche: morbidi, burrosi, leggermente glassati. Soffici al centro, lucidi fuori, con quel profumo inebriante che rende impossibile passare davanti alla vetrina senza fermarsi. Uno dei motivi per segnare questa nuova bakery di Barcellona come indirizzo per una colazione da favola.
Vincenzo Carbone

Salumi stagionati e cotti — Arso, Orvieto
L’ultimo ricordo — indelebile — di Arso, che ha chiuso definitivamente questo luglio 2026.
In Italia la norcineria è spesso associata alla conservazione e alla memoria. Da Arso, invece, diventa uno strumento di ricerca. La selezione di salumi cotti e stagionati nasce dalla volontà di mettere in discussione il nostro modo di guardare all’animale: coppa di testa di Mangalica, salamella d’anatra con kumquat, cavallo al finocchietto selvatico, salame di rognone di vacca. Una salumeria diversa: nessun taglio privilegiato, ma parti con caratteristiche differenti, ognuna capace di esprimere un’identità propria se lavorata con tempo, tecnica e sensibilità. È una riflessione che va oltre il piatto. In un’epoca in cui consumiamo sempre gli stessi tagli, Arso propone una cucina che parte dall’allevamento e dal valore dell’animale nella sua interezza. Questa degustazione diventa il manifesto del ristorante: non celebra la carne, ma il lavoro necessario per comprenderla. Una cultura gastronomica che affonda le radici nella tradizione contadina e che oggi viene reinterpretata con uno sguardo contemporaneo.
Lorenzo Papi e Carolina Pisello

Crudo di capasanta, yuzu koshu e amarene marinate — Sea Signora, Milano
Pochi ingredienti, tutti al posto giusto. La capasanta si scioglie in bocca, con una dolcezza esaltata dalla vivacità dello yuzu koshu e dalla freschezza delle amarene marinate. Un piatto essenziale, ma capace di lasciare il segno grazie a un perfetto gioco di contrasti.
Valeria Gorgos
