A fine marzo 2026, dopo dodici anni di una carriera che ha ridefinito la cucina italiana contemporanea, il ristorante Lido 84 di Riccardo Camanini a Gardone Riviera ha chiuso le sue porte. Una notizia che lascia un vuoto profondo, ma anche una scia luminosa di memorie: gesti, sapori, intuizioni che hanno segnato un’epoca. Ripercorriamo ciò che ci ha fatto innamorare di questo luogo irripetibile — e perché continuerà a mancarci.

Il Lido 84 era una meta ambita, quasi mitica. Prenotare un tavolo richiedeva mesi di attesa, e un pizzico di fortuna. Una volta varcata la soglia, però, tutto appariva come un sogno a occhi aperti: le ampie vetrate affacciate sul Lago di Garda, il turchese dell’acqua che si fondeva con quello del cielo, la luce che filtrava dall’alto riscaldando l’atmosfera e il cuore.
In questo scenario sospeso, Riccardo Camanini ha raccontato la tradizione italiana con una voce tutta sua: sobria, colta, appassionata. Formatosi accanto a maestri come Gualtiero Marchesi e Alain Ducasse, ha trasformato il ristorante in un luogo di culto. Una stella Michelin, il settimo posto nella classifica World’s 50 Best Restaurants nel 2023, un piatto esposto al MOMA di San Francisco. Ma più dei riconoscimenti, restano la sua presenza in sala e quella del fratello Giancarlo: un’accoglienza calda, partecipata, umana davvero.

I piatti che non dimenticheremo
Cacio e pepe in vescica
Il piatto-simbolo. Un classico romano reinterpretato attraverso la tecnica francese della Volaille de Bresse en vessie. Nella vescica di maiale venivano inseriti rigatoni Monograno Felicetti, pecorino buccia nera stagionato 24 mesi, sale, pepe, acqua e olio. La vescica, appesa a filo dell’acqua prima dell’ebollizione, si gonfiava lentamente, cuocendo gli ingredienti in un ambiente chiuso e uniforme. Il risultato: pasta saldamente al dente, una cremosità avvolgente, un equilibrio quasi impossibile da replicare. E poi la scena al tavolo: il “palloncino” inciso, il vapore, la rivelazione finale.

Riso all’aglio nero fermentato e frutti rossi
In carta fin dall’apertura, era un omaggio all’artista bresciano Stefano Bombardieri, amico dello chef e presenza costante negli spazi del ristorante. L’aglio nero — scelto perché Bombardieri vestiva sempre di nero — veniva lavorato in due consistenze per amplificarne la profondità aromatica, bilanciata dall’acidità dei frutti rossi. Il piatto, disposto come una composizione astratta su porcellana bianca, aveva la forza di un dipinto.

Spaghettone al burro e lievito (esposto al MOMA)
Uno dei capisaldi del Lido 84, selezionato tra gli ottanta piatti più “esaltanti” al mondo e inserito nel menu del tristellato Corey Lee al Museum of Modern Art di San Francisco. Spaghettoni Verrigni al dente, mantecati con burro di panna centrifugata Occelli, cremoso e leggermente acido, completati dal lievito essiccato che portava una nota tostata, simile a quella del Parmigiano Reggiano. Un esercizio di essenzialità che emozionava ogni volta.

Torta di rose
Dolce dalla storia contesa tra Mantova e Brescia, servito per la prima volta nel 1490 alle nozze di Isabella d’Este. Camanini lo ha portato con sé fin dagli esordi, legato al ricordo della versione che gli preparava sua madre. Nel suo doppio impasto emergevano due elementi cari allo chef: la vaniglia, intensa e avvolgente, e il fondo caramellato, quasi brunito. Al tavolo arrivava una singola rosa, da intingere nello zabaione profumato alla vaniglia.

Crosta tostata al cioccolato fondente
Un intreccio di tuilles di zucchero muscovado, sovrapposte e farcite con una crème brûlée di cioccolato fondente all’85%. Al momento del servizio, il dolce veniva bruciato per liberare aromi complessi, tra caramello e cacao. Camanini lo definiva “un omaggio al bricco di latte che ognuno di noi ha bruciato almeno una volta nella vita a colazione”: un ricordo comune trasformato in gesto gastronomico.
