Per lavoro viaggio, assaggio, incontro persone, faccio esperienze. Una gran fortuna, per cui ringrazio e che — come ogni privilegio — porta con sé un dovere: trasformare ciò che vivo in informazione e racconto. Perché chi deve scegliere un luogo spesso lo fa pesando budget e aspettative. Decidendo dove investire mesi, a volte anni, di risparmi per una vacanza, un regalo o un’occasione speciale. Il posto deve valere la pena.
Dopo settimane trascorse tra campi e borghi della Toscana — quella più nascosta e quella più conosciuta — voglio raccontarvi cosa mi ha rubato il cuore. Luoghi, dettagli, assaggi indimenticabili: dalle mattinate in fattoria alle camere d’albergo d’altri tempi, passando per angoli lettura e colazioni en suite da una volta nella vita. Emozioni e spazi che, più di altri, secondo me vale la pena esplorare e vivere.
Coverstory di Verdiana Bernocchi

Buongiorno in fattoria
Alle sei è cantata la sveglia: il cinguettio degli uccelli, la mia preferita. Sono scesa dal lettone della suite — moderna ma con un fascino rustico —, mi sono lavata il viso e sono uscita per una corsa all’alba tra i campi. Trenta minuti di sport all’aria aperta, godendo della compagnia più preziosa: i sussurri della campagna, i cipressi che ondeggiano nel vento del mattino, gli ulivi che si rinvigoriscono al primo sole. Doccia calda, un’ora di lettura tra i fiori, e alle otto ero a colazione. La prima, seduta al tavolino migliore: in fondo al dehors, accanto al prato, con vista sul possente castagno. Il profumo dei dolci fatti in casa inebriava l’aria già da ore e avevo un certo languorino.

Pane, ricotta e miele è una delle mie combinazioni preferite. Da Fattoria di Vegi l’ho assaggiata in versione artigianale, profondamente toscana: pane ai grani antichi coltivati in tenuta, appena sfornato; ricotta vaccina che sapeva di latte appena munto; miele millefiori autoprodotto. Un assaggio essenziale, primordiale, quasi afrodisiaco nel modo in cui lega le papille e solletica il cervello, costringendo al sorriso. Poi l’omelette con i pomodori cuore di bue nel pieno della stagione; la torta di banane al leggero sentore di burro; le crostate; i biscotti; le torte salate. Distesa sul lettino a bordo piscina sognavo già l’ora del pranzo. E una vita così: in fattoria, vicina alla me più vera.

Colazione probiotica en suite: tra stucchi e affreschi secolari
Al Four Seasons Hotel Firenze ho dormito dove un tempo soggiornava la famiglia della Gherardesca, a cui è intitolato l’omonimo giardino — tra i più prestigiosi della città — e a cui è dedicato il sontuoso piano nobile del più iconico albergo fiorentino. Una suite interamente affrescata con iconografie del XVII secolo. Letto matrimoniale con testata dorata, cuscini ricamati, lampadari di cristallo: un capolavoro rinascimentale dove mi sono sentita una principessa per un weekend. Complice la colazione che ho ordinato in camera la sera prima. Alle sette in punto è suonato il campanello: un gentleman in giacca e cravatta ha chiesto il permesso di entrare con il carrello del breakfast, rivestito da una tovaglia candida e imbandito con tre cloche d’argento sollevate davanti ai miei occhi ancora velati dal sonno. Per un attimo ho pensato di stare ancora sognando.

Crêpes all’arancia, frutta fresca e confit, kefir con crema biologica di nocciole e datteri. Piccole ciotole con cioccolato e avena tostata. Da bere sidro di mele e un infuso di fiori ed erbe aromatiche del giardino. È la colazione probiotica della Dottoressa Baciottini, studiata in esclusiva con la Spa Manager Lucia: un percorso che vede ogni alimento servito in ciotole di dimensioni diverse, più grandi o più piccole in base al suo ruolo nutrizionale. Grande per frutta e verdura, piccola per gli zuccheri. Il tavolo apparecchiato con porcellane Richard Ginori, i riflessi dei primi raggi del sole, il cucchiaino che gira nella tazzina del caffè caldo, lo sguardo rivolto alla natura rigogliosa oltre la finestra.
Questa colazione potete provarla anche voi al ristorante stellato Il Palagio, aperto a tutti dalle sette. Costa 50 euro a persona. Se preferite fermarvi a cena, ordinate alla carta la battuta di manzo con gli scampi: uno dei migliori crudi che abbia assaggiato di recente.

Leggere nel silenzio di un salotto privato d’altri tempi
Palazzo Tiglio è un piccolo albergo diffuso — oggi diremmo un boutique hotel — della collezione Small Luxury Hotels of the World, a mezz’ora da Arezzo. Nasce per recuperare la bottega alimentare del paese, la cantinetta dove oggi si può fare colazione o pranzare con salumi, panini e insalate dell’orto, e restituirla alla comunità di San Pancrazio, borgo arroccato sulla collina della Valdambra. L’imprenditore, artista e appassionato di design svedese John Werich ci ha investito parecchi milioni, costruendo attorno alla cantinetta una residenza “scomposta” con sette camere, un ristorante raffinato, area piscina e roseto.

Il mio spazio preferito è stato il salottino del piano nobile, arredato con mobili antichi e opere d’arte, all’ingresso della camera deluxe. Un lounge silenzioso dove rilassarsi alle prime luci del giorno in attesa della colazione — qui apre alle 8:30 — con un libro preso in prestito dalla biblioteca adiacente o una rivista d’arte. Qui ho finito Il volo di Francesca, piccolo capolavoro e memoir politico scritto a mani congiunte da quattro amici, tra cui Carlo Rovelli, uno degli studiosi contemporanei che più apprezzo.

Una notte come nelle favole
La Prestige Suite dell’hotel Il Falconiere di Cortona mi ha fatto sentire nel mondo delle fate per un giorno. Me ne sono innamorata appena varcata la soglia, al culmine di una scalinata in pietra accarezzata dalla vegetazione. Un salotto con pavimento in cotto — lo stesso della casa dei miei nonni in Valtellina, che per me sarà sempre il più bello dei pavimenti — e, sopra, la prima delle due camere: un letto a baldacchino king size sospeso nella luce della campagna, su un piano rialzato tra mobili in legno, travi antiche e tonalità rosa confetto. Le pareti azzurro chiaro come il cielo, i cuscini color fenicottero, la testata dipinta con un bouquet di fiori sorvegliato da un angioletto: sembrava la stanza di un’infanzia immaginata, disegnata da genitori in attesa.

Scese le scale di mattone, un bagno in marmo. Poco più in là, un secondo bagno e una porticina in legno che si apre sulla seconda camera, affacciata sul giardino: più adulta, composta, con specchi d’artigianato toscano, pavimento in piastrelle grigie e turchine, soffitto in legno e cuscini in velluto scuro. Fuori, ulivi, alberi da frutto, roseti e una piscina privata disegnano una radura incantata. Per raggiungere la camera dalla reception si percorre un lungo viale alberato — quasi cinque minuti a piedi — raccogliendo pere, cachi, capperi, uva dalle piante che costeggiano il sentiero. Mi sono sentita Raperonzolo quando il corpo entra nel dipinto.
