Dalla vittoria a Hell’s Kitchen alle esperienze internazionali tra Costa Rica e Barcellona, fino al ristorante Delicato a Contigliano, la cuoca ci guida tra i sapori e le emozioni della sua cucina
Dietro ogni piatto di Carlotta Delicato si nasconde una storia di viaggi, sfide e scelte coraggiose. Fin da giovanissima sceglie la cucina come linguaggio con cui esprimersi: apre un laboratorio nella sua città natale e da lì comincia un viaggio che non si è più fermato. La svolta arriva con la vittoria a Hell’s Kitchen, che la porta a farsi conoscere come giovane cuoca di talento e ad affacciarsi al mondo dell’alta ristorazione.
Dopo le prime esperienze nei ristoranti stellati italiani, Carlotta si innamora dell’hôtellerie: al JW Marriott di Venezia scopre un lusso diverso, fatto di artigianalità e familiarità. Il suo percorso la porta poi lontano, fino alla Costa Rica, dove contribuisce all’apertura di uno dei più vivaci W Hotels: è qui, tra natura incontaminata e cultura latina, che nasce una vera coscienza ecosostenibile e un nuovo sguardo creativo. Poi, a Barcellona, diventa Executive Chef del ristorante FIRE del W Hotel, dando vita a un concept visionario che ruota intorno al fuoco, agli opposti che si incontrano e si trasformano.
Il ritorno in Italia segna un nuovo capitolo: nel 2022 nasce Delicato, il suo ristorante a Contigliano, un piccolo borgo tra Rieti e Terni. Qui ha trovato il luogo perfetto per conciliare vita privata e carriera, creando un progetto che porta il suo nome e la sua firma: una cucina elegante e personale, capace di tenere insieme memoria e innovazione, radici e futuro.

L’abbiamo conosciuta, e in quell’occasione le abbiamo fatto un paio di domande per entrare nel suo mondo e scoprirne il dietro le quinte.
Quando hai capito che la cucina sarebbe diventata la tua vita?
Non c’è stato un momento preciso, ma una consapevolezza che è cresciuta nel tempo. Fin da bambina la cucina era il mio spazio di libertà, un luogo dove potevo esprimermi. Poi ho capito che attraverso un piatto potevo raccontare me stessa, le mie radici e le mie emozioni. È lì che ho scelto di farne la mia strada.
Chi o cosa ha influenzato di più il tuo modo di cucinare?
Il mio modo di cucinare è stato fortemente influenzato dai viaggi e dalle esperienze vissute in cucine diverse, accanto a chef e colleghi provenienti da tutto il mondo. Ogni incontro, ogni luogo mi ha lasciato qualcosa: una tecnica, un’idea, un modo diverso di guardare un ingrediente. Lavorare in contesti internazionali mi ha insegnato a valorizzare le mie radici, ma anche ad aprirmi a nuove contaminazioni e visioni. Oggi la mia cucina è il risultato di questo dialogo continuo tra tradizione e innovazione, tra memoria e nuove tecniche.
Quali ingredienti non mancano mai nei tuoi piatti?
L’olio di buona qualità, le verdure di stagione e il grano. Ma soprattutto la verità: ogni piatto deve avere un senso, deve raccontare una storia. Mi piace partire da ingredienti semplici e dare loro valore, perché rappresentano le mie radici e la mia idea di cucina autentica.

Quali sfide hai affrontato come donna in un settore ancora dominato da uomini?
All’inizio non è stato semplice, spesso devi dimostrare il doppio per essere ascoltata. Ma ho imparato che la forza sta nell’essere autentica e nel portare la propria sensibilità come valore. Oggi credo che la cucina abbia bisogno anche di empatia, ascolto e accoglienza, qualità che considero fondamentali nel mio modo di lavorare e di guidare una brigata.
Qual è il tuo sogno più grande ancora da realizzare?
Creare un luogo che non sia solo un ristorante, ma una casa del cibo e della memoria. Uno spazio dove cucinare, accogliere e ritornare ad essere umani, dove il cibo è cultura e amore. Un posto che unisca formazione, ricerca e convivialità, capace di far dialogare i sapori della tradizione e le nuove tecniche di cucina.
