Un’indagine gastronomica all’Hotel Locarno di Roma tra uova alla Benedict, French toast, finger food e cocktail giapponesi.
A prima vista, colazione e aperitivo appartengono a due momenti della giornata ben distinti. Ma cosa succede quando, in entrambi i casi, sul tavolo iniziano ad arrivare piatti da condividere che invitano a rimanere seduti a lungo, assaggi elaborati che chiamano un consumo lento e bevande che non sembrano avere intenzione di rispettare l’orologio? È ciò che ci siamo chieste all’Hotel Locarno di Roma, dove non è immediato stabilire dove finisca la colazione e dove inizi l’aperitivo. Una sovrapposizione che non è casuale, ma parte di un approccio sempre più diffuso: il dining anytime‑anywhere, che qui invita a scegliere non soltanto cosa mangiare, ma anche quando e dove farlo, in totale libertà.
Aperto nel 1925 tra Via della Penna e Piazza del Popolo, il Locarno conserva ancora oggi quell’atmosfera sospesa che appartiene agli indirizzi capaci di attraversare le epoche senza perdere identità. Gli interni Art Déco, gli arredi d’epoca e il giardino segreto, tra glicini e palme kentia, costruiscono un ambiente raccolto, quasi separato dal ritmo della città. A completare l’esperienza ci sono la Terrazza Canossa, riservata a uso privato, e la Terrazza Locarno, affacciata su Piazza del Popolo, dove il panorama diventa parte integrante della permanenza. Il contesto, dunque, invita a rallentare. Anche a tavola.

Buongiorno, colazione?
Il primo appuntamento della giornata ha poco a che vedere con l’idea di una colazione veloce. Il menu è costruito per sezioni e alterna classici internazionali ed eccellenze italiane: si passa dal mondo delle uova alla gastronomia, dalle proposte dolci agli special extra, con una particolare attenzione alle materie prime italiane e ai prodotti regionali. Sul tavolo arrivano omelette, uova alla Benedict con Prosciutto Cotto Nero Lucano, French toast con banana, fragole e sciroppo d’acero, waffle con coulis di lamponi e panna al mascarpone. L’uovo alla Benedict ha tutto ciò che ci si aspetta dal piatto, ma con un’ambizione che supera il classico «caffè e qualcosa al volo». Il French toast, invece, è il vero punto di svolta: guscio caramellato e croccante, cuore morbido, frutta fresca e sciroppo d’acero. Appartiene a quella categoria di piatti che trasformano la colazione in un momento speciale.
Accanto alle preparazioni à la carte ci sono due formule a prezzo fisso: l’Italian Breakfast, più essenziale, e l’Intercontinental Breakfast, che permette di scegliere una proposta da ciascuna sezione del menu, accompagnata da spremuta e caffetteria open. Più che un semplice servizio mattutino, quest’ultima assume quasi la forma di una piccola degustazione. E poi ci sono i dettagli che fanno vacillare definitivamente il confine con l’aperitivo: a colazione si possono ordinare anche Bloody Mary, Champagne e Prosecco Superiore. È qui che compare il primo elemento in comune con l’aperitivo. Non si tratta soltanto di mangiare, ma di scegliere più preparazioni, assaggiarle una dopo l’altra e, volendo, accompagnarle con un drink che non appartiene necessariamente alle prime ore del giorno. La colazione assume così una dimensione conviviale che normalmente associamo ad altri momenti della giornata. Al Locarno, insomma, il primo pasto è già un appuntamento gastronomico serio, e proprio per questo aperto anche a chi non soggiorna in hotel.

Al Locarno l’orologio non conta
La filosofia dining anytime‑anywhere attraversa l’intera proposta dell’hotel. La cucina resta aperta ogni giorno fino a tarda notte e gli spazi diventano parte di un’esperienza che non segue necessariamente la scansione tradizionale della giornata: il giardino segreto, la Terrazza Locarno, il Bar Locarno e gli altri ambienti dell’hotel possono diventare, a seconda dell’orario e dell’occasione, luoghi per mangiare, bere o semplicemente fermarsi. La stessa idea si ritrova nella colazione, pensata non soltanto per chi vuole iniziare la giornata con un pasto completo, ma anche per chi cerca un luogo dove lavorare, leggere, incontrare amici o festeggiare un’occasione speciale. In estate il giardino diventa il naturale prolungamento della sala, mentre nei mesi più freddi l’atmosfera cambia con il camino acceso.
È un modo di intendere l’ospitalità che rende meno importante la funzione originaria dello spazio. Non si viene necessariamente al Locarno perché è «ora di colazione» o «ora dell’aperitivo», ma perché si vuole trascorrere del tempo in un luogo dove mangiare e bere seguono un ritmo più libero. A guidare la cucina è Domenico Smargiassi, con una proposta che mette in dialogo tradizione italiana, creatività e contaminazioni internazionali. Nel menu convivono grandi classici, specialità regionali, piatti di ispirazione internazionale e finger food, dal Club Sandwich alle proposte dell’aperitivo. È una cucina che non sembra interessata a definire confini troppo rigidi. E forse è proprio questo a rendere più interessante il confronto tra colazione e aperitivo: entrambi diventano momenti flessibili, definiti più dalla varietà delle proposte che dall’orario in cui queste vengono servite.

Poi arriva l’aperitivo vero
Se la colazione aveva già iniziato a mettere in discussione le nostre categorie, l’aperitivo non fa molto per ristabilirle. Sul tavolo arrivano pane soffiato con battuta di Fassona, salsa olandese e tartufo di stagione; gamberoni in pasta fillo con salsa sweet and sour; uovo marinato con niku miso e nori croccante; frittura di mare con mayo al lime. Il concetto di bar food assume qui una dimensione più gastronomica. Sono assaggi pensati per essere condivisi, ma costruiti con la stessa attenzione riservata a un piatto vero e proprio. La carne incontra il tartufo, i gamberoni si accompagnano a una salsa dal profilo agrodolce, l’uovo marinato guarda al Giappone e la frittura di mare trova equilibrio nella freschezza della mayo al lime.
Il risultato è un aperitivo che non sembra avere bisogno di una cena successiva per completarsi. Può essere un momento di passaggio, ma anche un pasto vero e proprio, assolutamente soddisfacente. Ed è a questo punto che la domanda iniziale comincia a trovare una risposta: se la colazione può essere composta da più portate, condivisa e vissuta senza fretta, e l’aperitivo può trasformarsi in una sequenza di assaggi gastronomici che costituiscono un pasto completo e di livello, la distanza tra i due momenti si fa decisamente più breve.

Un cocktail senza confini
Il Bar Locarno aggiunge un ulteriore elemento a questo sistema senza orari rigidi. La nuova carta firmata dall’Head Bartender Nicholas Pinna nasce per sottrazione: venti grandi classici sono stati eliminati, compresi bestseller come Spicy Margarita e Paloma, per lasciare spazio a una struttura più snella e a una rotazione più rapida. Dopo un periodo di studio a Tokyo, Pinna ha portato al Locarno una mixology sempre più orientata verso il Giappone. Awamori, yuzu, matcha e shiso entrano nella nuova proposta e diventano parte di una cocktail list che sperimenta senza perdere il carattere del bar. Tra i signature c’è il Komorebi, preparato con vodka di riso, yuzu e tè matcha: fresco, agrumato, con una componente vegetale che racconta bene questa nuova direzione.

Il Bar Locarno, del resto, porta con sé una storia che appartiene da tempo alla vita culturale e mondana della città. Dal 1925 ha fatto da sfondo agli incontri di artisti e intellettuali come Fellini, Moravia, Elsa Morante e Jack Kerouac, mantenendo nel tempo quell’identità di luogo in cui il bere non è mai stato soltanto una questione di orario.
La colazione è il nuovo aperitivo?
Può essere. Almeno al Locarno. Non sostituisce l’aperitivo — e perché mai rinunciare al nostro rito delle 18 — ma è vero che ne ha assunto alcune caratteristiche fondamentali: varietà, condivisione, possibilità di ordinare più cose e trasformare un momento quotidiano in un’esperienza di sapore. Forse è questa la vera evoluzione dell’aperitivo: non essere più necessariamente qualcosa che precede la cena. E, allo stesso tempo, la nuova colazione non deve più limitarsi a preparare alla giornata. Al Locarno entrambi diventano occasioni per mangiare bene, condividere più piatti e, soprattutto, prendersi il proprio tempo.
E se il risultato è che alle undici del mattino un French toast e un Bloody Mary possono sembrare perfettamente naturali, e alle sei del pomeriggio una frittura di mare può tranquillamente essere la cena, siamo curiose di osservare come la scena gastronomica dell’albergo — e più in generale quella cittadina — si evolverà nei prossimi anni. L’importante, alla fine, è stare bene.