Non serve imbarcarsi su un aereo per cominciare a conoscere l’Oriente: basta entrare da Kanton Restaurant, a Capriate, nei pressi di Bergamo. Appena varco la soglia, vengo accolta da luci soffuse e da un ambiente dalla discreta eleganza. Uno di quei luoghi in cui la mente vola Oltreoceano e la realtà esterna scompare. Ma partiamo dall’inizio. Il nome Kanton deriva da «Canton», regione cinese che ispira molti dei piatti proposti. Nella loro lingua il termine significa «guardare l’Oriente», e qui quell’idea prende forma in ogni dettaglio. La cucina è cantonese moderna: piatti eleganti, tecniche raffinate e ingredienti scelti con criterio. Insomma, non per essere banali ma l’ennesimo, ottimo ristorante dove la tradizione ancestrale incontra la creatività e il gusto per il nuovo. Tra i pensieri, mi lascio guidare attraverso il rito del tè verde infuso: delicato e profumato, perfetto per preparare il palato alla degustazione.

Tra i piatti che ho assaggiato, consiglio in particolare il taro roll croccante: tuberi avvolti nel sesamo tostato e fritti, serviti con una deliziosa salsa di prugna cinese molto dolce. Poi il tombarello — pregiato pesce azzurro simile al tonno —, che qui viene servito scottato con glassa di soia; i ravioli al maiale con jiutai (un’erba cipollina dal gusto intenso e aromatico che ricorda l’aglio orsino), gli yakisoba di grano saraceno con le uova strapazzate, i calamari al vapore, l’entrecôte di manzo — ebbene sì, abbiamo assaggiato quasi tutto — e, imperdibili davvero, i ravioli all’ombrina, tipici della Cina del Sud, preparati con un impasto al nero di seppia.


La vera protagonista, però, è l’anatra pechinese: piatto simbolo del ristorante. Si accompagna con del tè affumicato, che ne esalta il gusto. L’anatra viene massaggiata con spezie, sale, liquore di riso e miele, poi frollata con la ventilazione per 48 ore, per ottenere una pelle perfettamente croccante. La cottura (circa 45-50 minuti) avviene in un forno che preserva insieme la morbidezza delle carni e la consistenza crunchy della pelle. L’animale viene tagliato al tavolo, secondo gestualità codificate: si parte dal petto, la parte più saporita e morbida, per poi continuare con le cosce, più compatte e vicine alla pelle, e si conclude con la schiena. Fanno da companatico morbidi pancake di riso fatti in casa, proposti con salsa hoisin e una julienne di cetrioli e porro. Ricordate: l’anatra è disponibile solo su prenotazione (almeno tre giorni prima) ed è garantita per 4-6 persone. Un’esperienza raffinata, fatta di profumi, sapori e racconto. Per me, questo ristorante è un grande sì.
