Tra le pianure verdeggianti di Creazzo, poco fuori Vicenza, il GHV Hotel & Spa ospita il progetto che segna l’ingresso ufficiale di Luca Tegon nella scena gastronomica italiana. Classe 1990, dopo esperienze accanto a chef come Mauro Colagreco e Simone Cantafio, il cuoco veneto firma oggi la cucina del Wine Room, nuovo ristorante raffinato che diventa il palcoscenico della sua identità. L’insegna guidata da Tegon, inaugurata a fine 2025, è sostenuta dal progetto di Riccardo Bacchi Reggiani, direttore del GHV Hotel & Spa, che considera il ristorante un elemento chiave per il posizionamento dell’albergo. Siamo state a scoprire Creazzo, le sue ville palladiane e, a fine giornata, ci siamo godute una cucina che secondo noi merita il viaggio.

Cosa si mangia al nuovo Wine Room (e perché prenotare)
La cucina di Tegon è italiana e contemporanea, costruita sulla stagionalità e sulla territorialità. Lavora la materia prima con mano precisa, cercando equilibrio e pulizia: piatti creativi, sì, ma leggibili, dove ogni ingrediente mantiene la propria voce. Gli ortaggi sono coprotagonisti e il tacos di benvenuto ne è un esempio perfetto: sembra ripieno soltanto di tartare, ma rivela un cuore di barbabietola rossa che porta dolcezza e profondità accanto all’umami della carne e alla croccantezza della tortilla fritta. Le verdure compaiono anche nei panificati: alle chips di riso si affiancano quelle con spinaci, fagioli e curcuma, trasformando il centrotavola in un piccolo quadro di colori.
Il menu degustazione alterna mare, terra e piatti vegetali. Una scelta che potrebbe sembrare azzardata nell’accostamento ricorrente di carne e pesce, ma è proprio qui che Tegon mostra talento: miscelare materie prime diverse senza perdere coerenza, costruendo un percorso che sorprende senza disorientare. Terminato un piatto, si ha già curiosità di scoprire il prossimo abbinamento. A completare l’esperienza, il sommelier propone vini del territorio, scelti su misura per ogni preparazione.

I piatti che valgono il viaggio a Vicenza
La quaglia in due cotture. Se dovessimo indicare un piatto‑manifesto, sarebbe questo. Il volatile arriva in doppia veste: glassata arrosto, succosa e intensa, e il suo cosciotto alla paprika, ricoperto da amaranto soffiato. L’umami del sugo d’arrosto, la piccantezza della paprika, la dolcezza vellutata della zucca delica e l’acidità della purea di prugna costruiscono un piatto vivace, calibrato e armonico. Una sequenza di consistenze che si rincorrono stuzzicando i sensi. Tecnica, gusto e identità.

E poi il rombo con salsa al metodo classico. Un trancio di pesce con purea di broccoli, ortaggi e capasanta scottata. A prima vista il protagonista sembra il rombo, ma è il contorno a rendere speciale l’insieme: le verdure, ognuna con la propria consistenza, accompagnano la delicatezza del pescato e la salsa vellutata arriva a legare il boccone. Un piatto elegante, costruito con intelligenza.
Alla scoperta del territorio palladiano
Dopo esperienze internazionali, Tegon sceglie di tornare nella sua terra e valorizzarne i prodotti. Creazzo è patria del broccolo fiolaro, che cresce in inverno, e dei “fichi de la resta”, così chiamati perché tendono ad aprirsi durante la maturazione. Il cuoco rende omaggio al territorio con un dolce che è un piccolo quadro: fichi, vaniglia bourbon e latte di bufala ghiacciato. Freschezza e dolcezza che chiudono il percorso con eleganza. Tra i dessert attualmente in menù vale la pena assaggiare anche l’insalata di frutti di bosco con olio al basilico e tè nero, mentre i più golosi ameranno la pesca con namelaka allo yogurt, gelato al rosmarino “bruciato” e panna al tagete. Dessert complessi sulla carta, ma semplici e piacioni all’assaggio. Come, del resto, tutti i piatti proposti qui.
