Negli ultimi mesi il suo nome è ovunque: sui social, sui giornali, nelle conversazioni dei milanesi e degli appassionati di cucina orientale. Akiro, aperto da poche settimane in zona Moscova, si è già ritagliato un posto tra gli indirizzi più chiacchierati della città.
Il progetto arriva da Madrid, Barcellona e Chicago e porta a Milano un format ancora poco diffuso: l’hand roll bar. Il protagonista è l’hand roll, un cono di alga nori preparato al momento, farcito con riso e pesce e pensato per essere mangiato con le mani appena servito. Dietro il progetto ci sono gli imprenditori Lucas León e Faisal Barakat, insieme al cuoco Luis Arévalo, considerato uno dei pionieri della cucina Nikkei in Europa.

Per capire Akiro bisogna partire proprio da qui. La cucina Nikkei nasce dall’incontro tra tradizione giapponese e peruviana, una contaminazione che prende forma alla fine dell’Ottocento, quando i primi giapponesi arrivano in Perù e iniziano a confrontarsi con ingredienti e sapori locali. Da quell’incontro nasce una delle cucine più riconoscibili al mondo: tecniche giapponesi, pesce crudo, agrumi, peperoncini, acidità e freschezza che convivono nello stesso piatto.
Una cena senza confini
Akiro è stato progettato attorno a un’idea semplice: eliminare la distanza tra chi cucina e chi mangia. Lo spazio ruota attorno a tre banconi da sei, dodici e ventiquattro posti. Al centro lavorano i cuochi, a pochi centimetri dagli ospiti. Durante la cena lo sguardo torna spesso lì, tra i tagli del pesce, il condimento del riso e gli hand roll che prendono forma uno dopo l’altro. Ricorda il ritmo degli omakase giapponesi, ma senza la formalità — e i costi — che spesso accompagnano quel tipo di esperienza.
Appena seduti si riceve una matita e una scheda da compilare. Nessun QR code, nessun menu lunghissimo da sfogliare: si leggono i piatti, si spuntano quelli che incuriosiscono e si consegna il foglio. È un gesto semplice, quasi ludico, che rende l’ordinazione parte dell’esperienza e contribuisce a creare un’atmosfera più informale rispetto a molti banconi dedicati al sushi d’autore. E se c’è qualche dubbio, il personale è pronto a raccontare ingredienti, preparazioni e abbinamenti con naturalezza.

Crudi, nigiri e una materia prima che convince a colpo d’occhio
Prima di arrivare agli hand roll, vale la pena soffermarsi sulla sezione “Un viaggio Nikkei”, pensata per introdurre sapori e influenze della cucina di Akiro.
Il ceviche di hamachi è uno dei piatti più riusciti: la ricciola mantiene la sua delicatezza, mentre la leche de tigre al wasabi aggiunge una nota fresca e leggermente pungente che accompagna senza coprire.

Molto piacevole anche il tiradito di branzino, grande classico Nikkei, con un condimento che esalta la dolcezza del pesce. La tartare di toro, preparata con la parte più pregiata del tonno e completata da mandorle, cipollotto e panko, gioca sulle consistenze ma lascia spazio alla densità della ventresca. Tra i sashimi, l’Akiro Special permette di assaggiare tonno, hamachi e toro crudi: un buon modo per farsi un’idea della qualità della materia prima.
Ma sono i nigiri a sorprendere davvero. Quello di capasanta, servito in purezza, è impeccabile. Quello all’anguilla, invece, arriva come “pre‑dessert”: marmellata di zenzero, miele di canna, cioccolato piccante e sale. Un boccone che sfiora il mondo dei dolci e chiude la parte salata con un guizzo inaspettato.

Gli hand roll per cui tutti prenotano
Sono loro il motivo per cui molti arrivano fin qui. Gli hand roll vengono preparati e serviti immediatamente: l’alga deve essere croccante, il riso tiepido, il pesce freschissimo.
L’Acevichado è forse quello che racconta meglio l’identità della casa, con branzino, aji amarillo, peperoni marinati, coriandolo, avocado e salsa acevichada.
Molto riuscita anche la versione al granchio, con yuzu, maionese al rocoto, avocado e panko. Tra quelli assaggiati, l’Ika è probabilmente il più interessante: calamaro fritto, alioli agrumato al nero di seppia e cipolla marinata. Arriva caldo, croccante, irresistibile. Sono disponibili anche opzioni vegetariane con avocado e patata dolce.

Per chiudere, la cheesecake allo yuzu, soffice e ariosa, e i mochi al tè verde, serviti in versione gigante con panna montata.
Una formula vincente
Milano non manca certo di ristoranti giapponesi. Ciò che rende Akiro diverso è il format.
Negli ultimi anni la città ha scoperto gli omakase e i banconi dedicati al sushi d’autore, percorsi che richiedono di affidarsi completamente alla cucina e che spesso superano cifre importanti. Akiro prende quel dialogo diretto tra cuoco e ospite e lo rende più spontaneo. Si ordina alla carta, gli hand roll arrivano uno alla volta, la cena si costruisce secondo appetito e curiosità.
La qualità del pesce resta centrale, ma l’atmosfera è rilassata e il prezzo d’ingresso più accessibile. Tra crudi, nigiri e hand roll, si arriva facilmente a un percorso completo attorno ai 70 euro a persona. Una formula che permette di avvicinarsi alla cucina Nikkei con leggerezza, senza rinunciare alla qualità. Akiro è questo: un format nuovo, un ritmo diverso, un modo più immediato di vivere il bancone. Al momento, uno dei locali più vivi e desiderati della città.
