Aprile 13, 2026

Dove mangiare davvero bene a Roma

Articolo di Erin Facchinetti, Anna Gentili, Lorenzo Papi e Carolina Pisello

Solo 27 posti. Solo il meglio selezionato per voi, quartiere dopo quartiere. E, ovviamente, i nostri assaggi imperdibili.

Roma è bellissima. E se sai dove mangiare, lo è ancora di più. Trattorie veraci, ristoranti contemporanei, pizzerie popolari, bakery luminose, caffè di nuova generazione: ogni indirizzo è imprescindibile per capire davvero l’offerta gastronomica della capitale. Non solo mezze maniche alla carbonara o sughi alla vaccinara, ma un ecosistema in espansione che intreccia tradizione e contaminazioni culturali, nuove frontiere del dolce, ispirazioni nordiche, fermenti creativi che convivono con la romanità più autentica.
«Quid melius Roma?», cosa c’è migliore di Roma, scriveva Ovidio. E in effetti, poco o nulla: basta sapere dove andare. Abbiamo selezionato 26 indirizzi che raccontano la città e le sue molte facce: vecchie osterie, ristoranti che guardano avanti, templi della colazione classica e contemporanea, antichi forni di quartiere, gelaterie d’autore. Più un albergo che, per fascino e atmosfera, merita una visita anche senza fermarsi a dormire: un giardino rigoglioso dove pranzare nel verde, lontano dalla frenesia di Trastevere, o cenare nella corte nascosta assaggiando piatti genuini e mediterranei.

Santo Palato – San Giovanni

Per chi vuole conoscere una Roma che non indulge nei cliché ma li rilegge con lucidità portando in tavola qualcosa di familiare, ma inedito. La nuova sede di via Gallia è uno spazio raccolto, costruito attorno alla cucina, dove ogni piatto arriva accompagnato da un profumo intenso e conquista per naturalezza. Sarah Cicolini guida i fornelli con la sicurezza di chi conosce la città dentro e fuori dal piatto, trasformando ingredienti comuni in preparazioni articolate ma sincere, che parlano di territorio, memoria e gusto condiviso. La pasta fatta a mano si lega a sughi densi di sapore, e il quinto quarto da materia prima povera diventa protagonista di piatti importanti. Qui la tradizione laziale è energia viva, il motore che sostiene una ricerca gastronomica contemporanea in continua evoluzione. Il servizio è discreto, coerente con l’anima di una trattoria moderna che non ha bisogno di strafare per farsi apprezzare e per far parlare di sé. Ogni visita, vedrete, rivela qualcosa di nuovo e, insieme, conferma la certezza che raccontare Roma senza folklore è ancora possibile.

Gli assaggi imperdibili:
Frittata di regaje di pollo; Rigatoni alla carbonara; Maritozzo di grano arso con crema chantilly; Scorfano, cervello di agnello e mayo al fegato.

Zia – Trastevere

Luci morbide e toni pacati che isolano dalla frenesia del quartiere. La cucina di Antonio Ziantoni costruisce ogni piatto come una conversazione stimolante, dove tecnica e sensibilità convivono in equilibrio e fanno magie. Le entrée introducono la grammatica della casa: mozzarella di capra dal cuore liquido, pancia di maiale marinata e cotta al barbecue, aspic di peperone con dragoncello. Negli antipasti la forma diventa esercizio ricreativo e trasforma l’assaggio in un’esperienza quasi ludica: come nell’animella ripiena di toma avvolta in foglia di broccolo, o nell’ostrica “nascosta”. Il risotto con bufala, limone salato e genziana vaporizzata, poi, è un saliscendi di dolcezza, acidità e amarezza che emoziona. La pasticceria — egregia — di Christian Marasca chiude il percorso tra leggerezza e brio: la Tarte Tropezienne è ormai un’istituzione e da sola vale il viaggio.

Gli assaggi imperdibili:
Animella toma e broccolo fiolaro; Risotto bufala, limone e genziana; Manzo e nocciola; Tarte Tropezienne; Tourbillon.

Isotta Trattoria Cortese – Torrevecchia

In una zona residenziale lontana dai percorsi più conosciuti, Isotta è uno di quei luoghi che si raggiungono per scelta andandoli a cercare. L’idea nasce da Davide Pulejo, cuoco stellato che qui decide di cambiare registro: una trattoria contemporanea dove la tradizione laziale è trattata senza rigidità. Il locale è semplice, raccolto, con pochi tavoli e un servizio informale che mette subito a proprio agio. In cucina si lavora su piatti riconoscibili, costruiti su sapori netti e puliti, che dialogano con la memoria delle trattorie “di una volta” senza cadere nella caricatura. Il menu cambia seguendo il mercato, mantenendo però un’identità sua: una cucina popolare trattata come archivio vivo di memoria e intuizione geniale, mai come un repertorio da replicare senza spirito critico. L’obiettivo? Restituire Roma in modo diverso, senza rinunciare alla novità e all’effetto sorpresa, ma mettendo sempre l’autenticità davanti a tutto.

Gli assaggi imperdibili:
Lingua salsa verde e mostarda; Raviolo ricotta, burro ed erbe di campo; Coda alla vaccinara.

Forno Conti – Esquilino

Una bakery luminosa e contemporanea nata da un’idea di Sergio Conti, panificatore di quarta generazione, che qui porta avanti una tradizione familiare iniziata a Trastevere più di un secolo fa, trasformandola in un laboratorio moderno dove pane, viennoiserie e caffetteria rendono felici le persone. Ogni mattina il banco profuma di croissant, maritozzi, pain au chocolat, cinnamon bun e babka, mentre dal laboratorio arrivano pane in cassetta, di segale, multicereali e baguette. La colazione si completa con gli specialty coffee firmati Faro, e il brunch del weekend introduce piatti semplici e ben costruiti: avocado toast, uova al tegamino, granola, panini farciti con carciofi e pecorino, quiche e focacce. L’atmosfera è quella delle bakery nordiche, pulita e accogliente, con tavoli all’aperto e un ritmo che invita a rilassarsi. È un forno dove la tradizione del pane romano incontra una sensibilità contemporanea attenta alla qualità e al dettaglio.

Gli assaggi imperdibili:
Pane fresco; Monkey bread; Pain au chocolat; Croque monsieur; Babka; Specialty coffee.

Orma – Ludovisi

Orma è il nuovo capitolo di Roy Caceres, un percorso gastronomico che ripercorre le sue impronte per tracciarne di nuove, in un cammino che parte dalla città e guarda lontano. La cucina dello chef colombiano — radici bogotane, un nonno siriano, una vita costruita in Italia — intreccia influenze sudamericane, mediterranee e mediorientali con una complessità oggi più controllata, più matura, più centrata. Il risultato è una tavola che lavora su stimoli gustativi intensi ma sempre leggibili, tra acidità, dolcezza, vegetali e spezie.
La sala luminosa, la cucina a vista e una brigata giovane che si alterna al tavolo creano un ritmo fluido, quasi coreografico. A sostenere il progetto c’è anche l’orto sperimentale che Caceres ha creato alle porte di Roma, da cui arrivano molti degli ingredienti vegetali che definiscono la sua identità. La tecnica è precisa ma mai fine a sé stessa: ogni piatto concentra sapori, consistenze e dettagli in un equilibrio che racconta una cucina libera, curiosa, capace di muoversi da un punto cardinale all’altro senza perdere la bussola della golosità.
La carta dei vini — oltre 400 referenze, con una bella selezione di Champagne — completa un’esperienza che conferma Caceres in uno dei suoi momenti più fertili: idee chiare e una centralità gustativa che lascia intravedere ulteriori margini di crescita.

Gli assaggi imperdibili:
Cavolfiore e tartufo bianchetto; Ricciola frollata; Tamal; Manzo e muhammara.

Flavio al Velavevodetto – Testaccio

Nel quartiere simbolo della cucina popolare romana, Flavio al Velavevodetto è una certezza. Il ristorante si trova all’interno del Monte dei Cocci, la collina artificiale fatta di anfore romane che racconta la storia commerciale della città. L’ambiente è vivace, spesso rumoroso, con tavoli ravvicinati e un servizio rapido che segue il ritmo di una trattoria sempre piena. Qui si viene per piatti che raccontano la tradizione del quartiere: paste generose e ben condite, e un quinto quarto trattato con naturalezza, senza indugi. Non c’è ricerca di effetti speciali, ma una continuità di gusto che ha costruito negli anni la reputazione del locale. Flavio è ancora oggi una trattoria solida, fedele a sé stessa, dove la cucina romana arriva con la familiarità di chi quei piatti li prepara ogni giorno da davvero una vita.

Gli assaggi imperdibili:
Carciofo alla giudia; Baccalà fritto in pastella; Rigatoni alla carbonara; Fettuccine alla vignarola; Polpette fritte di bollito; Tiramisù; Torta ricotta e visciole.

Otaleg – Trastevere e Monteverde Vecchio

Marco Radicioni è uno dei maestri gelatieri più innovativi d’Italia, e Otaleg — anagramma di “gelato” — è il suo laboratorio di ricerca continua. Nato ai Colli Portuensi nel 2012, il progetto si è evoluto fino alla sede di via San Cosimato e al nuovo spazio di Monteverde, dove gelateria, pasticceria e caffetteria convivono in un ambiente pensato per rallentare l’esperienza. Radicioni lavora con una macchina verticale anni Sessanta, osservando il momento esatto in cui la miscela diventa gelato: non liquida, non solida, ma una forma a sé. La sua filosofia? Non fare “gelato al pistacchio”, ma “pistacchio gelato”, conservando l’identità della materia prima. L’assenza di un background da gelatiere classico gli permette di superare i vincoli della vecchia scuola, creando ricette variabili, vive, che cambiano con ingredienti, stagioni e umori. Il nuovo locale amplia l’orizzonte: laboratorio a vista, tavolo sociale, collaborazioni con chef e produttori, una pasticceria da credenza e una brioche pensata per essere farcita con il gelato. Un luogo che vuole essere educativo, conviviale, quasi fantastico, dove il gelato diventa cultura e racconto.

Gli assaggi imperdibili:
Sorbetti (pistacchio, arachidi, castagna in stagione); Ricotta.

Retrobottega – Palatino

Dopo dieci anni di sperimentazioni, contaminazioni e libertà creativa, Retrobottega riapre nell’aprile 2026 nella nuova sede di Rhinoceros, nel cuore della città. Nato come laboratorio gastronomico nascosto dietro un’apparente insegna da aperitivo, è diventato uno dei progetti più originali della scena romana: una cucina contemporanea che gioca con influenze etniche, abbinamenti insoliti e un’attenzione costante al mondo vegetale e alla stagionalità. L’atmosfera è giovane, conviviale, finemente informale, con un ritmo che invita alla scoperta. La nuova apertura promette un’evoluzione naturale del progetto, con un menu che non vediamo l’ora di provare.

Gli assaggi imperdibili:
Gyoza di cavolfiore; Katsusando con sedano rapa, cheddar e salsa tonkatsu; Bottoni di pecora al cotturo con brodo di finocchietto e menta.

Antico Forno Roscioli – Campo de’ Fiori

Colosseo della pizza alla pala romana, l’Antico Forno Roscioli è una storia di famiglia che dal 1972 sveglia Campo de’ Fiori con il profumo del pane caldo. Nato come panificio di quartiere, è cresciuto senza mai tradire le radici: materia prima impeccabile, tecnica solida, un’idea di semplicità che non ha bisogno di molto altro. La fila quotidiana di romani e turisti racconta quanto la tradizione, quando è fatta bene, resti irresistibile. La pizza al taglio è un rito: la bianca, street food primordiale della città, da farcire con salumi a piacere (la mortazza resta un classico intramontabile); la rossa, sottile e scrocchiarella, che qui raggiunge una forma quasi archetipica. Il banco è una sfilata di colori e tentazioni, tra supplì, focacce, dolci da forno e crostatine. È un posto da frequentare ogni giorno, una casa che profuma di lievito e continuità.

Gli assaggi imperdibili:
Pane fresco; Pizza rossa pomodoro e olio; Pizza con porchetta e patate; Crostatine alla ricotta; Pizzette rosse di Andrea; Crostata di Visciole; Torta di mele.

Osteria Chiari – Ostiense

Tra le strade dell’Ostiense, non lontano dal Gazometro, Osteria Chiari si inserisce in una zona che negli ultimi anni ha visto crescere una scena gastronomica vivace. Il locale ha un’impostazione contemporanea ma senza rigidità: non è una trattoria classica né un ristorante creativo, ma un luogo che cerca un equilibrio tra memoria e nuove aspettative. La cucina parte da prodotti scelti bene e da un menu ibrido, che segue le stagioni e il mercato. Accanto ai riferimenti romani compaiono piatti che guardano alla cucina italiana nel suo insieme, mantenendo una linea di sapori netta e riconoscibile. Le cotture alla brace e al forno a legna sono parte centrale dell’identità del posto, soprattutto per carni e frattaglie. La carta dei vini, ricercata e originale, dà spazio ai produttori artigianali e al mondo dei vini naturali, completando l’esperienza con coerenza.

Gli assaggi imperdibili:
Animella alla brace; Cannelloni di carne al forno; Pannicolo con carciofi alla brace.

Stecca – Garbatella

Stecca nasce dall’incontro tra due cuochi di grande esperienza: Flavio De Maio e Franco Franciosi. Non una nuova trattoria romana né la replica dei ristoranti da cui provengono i due, ma un progetto più libero, quasi domestico, dove il pasto diventa un gesto collettivo. Lo dice il nome stesso: “steccare” significa condividere. Il locale è piccolo, luminoso, con legno chiaro, pochi tavoli e un bancone dove si può anche cenare. L’atmosfera è informale ma curata, con dettagli che raccontano un’idea di accoglienza ben precisa — come i diffusori audio in noce sopra il bancone, parte integrante dell’esperienza. In cucina non esiste una carta fissa: il menu cambia ogni giorno, nasce da ciò che arriva e si costruisce per essere condiviso al centro del tavolo. Pane, materia prima e vini sono protagonisti. La cucina intreccia riferimenti romani e abruzzesi senza trasformarli in etichetta: è una tavola conviviale, diretta, che vive nel momento e punta tutto sull’emozione.

Gli assaggi imperdibili:
Taijne di vitello; Onion surprise; Rigatoni Garbatella; Pain perdu.

Frumentario – Re di Roma

Nato nel 2023 da Alessandro Santilli, Frumentario è un laboratorio dove la pizza al taglio, fidatevi, è fatta veramente a regola d’arte. A prova di imperatore. Il nome richiama le antiche leggi romane sul grano, e quel riferimento storico si riflette nella volontà di creare una pizza popolare ma rigorosa e tecnicamente superiore: impasto idratato e lievitato a lungo, base leggera e strutturata, guarnizioni costruite con pochi ingredienti tutti al posto giusto. Ogni trancio viene completato al bancone, come un piatto assemblato al momento, più che una pizza pronta da vetrina. L’attenzione a farine, lieviti e fermentazioni deriva dal percorso di Santilli nelle cucine d’albergo e nei ristoranti. Il locale è essenziale, concentrato sull’esperienza: un bancone, pochi posti e una selezione di pizze che cambia ogni giorno, pensata per bilanciare leggerezza, sapore e ritmo del morso. È una pizza che dialoga con la tradizione: racconta la Roma di ieri, di oggi e di domani.

Gli assaggi imperdibili:
Melanzane infornate con carpaccio di pomodoro, cremino di bufala, coulis di pomodoro e soia; Patate viola, guanciale e pecorino; Roastbeef, cipolle stufate, senape e miele.

Fase – Cucina Spontanea – Prati

Fase è il nuovo progetto del giovane cuoco Federico Salvucci, che parte dall’idea di “base” — l’osteria degli esordi, le fondamenta della cucina — per costruire un percorso fatto di evoluzioni continue. Il menu è un alternarsi di fasi, appunto: piatti fuori dagli schemi, frutto di idee giornaliere che cambiano con la natura, l’orto, il pescato, la cacciagione. Salvucci interpreta la stagionalità con uno sguardo aperto sul mondo e un cuore profondamente romano, dando vita a una cucina spontanea, personale, in costante movimento. Un indirizzo giovane e ambizioso, che racconta una nuova generazione di cuochi.

Gli assaggi imperdibili:
Gyoza alla vaccinara; “Non è un’amatriciana”; Melanzana alla brace con miso e ciliegia (e il pane fatto in casa).

Faro – Piazza Fiume

Da Faro, la colazione e la pausa caffè diventano un’esperienza da godersi a pieno. In via Piave, questa caffetteria è stata tra le prime a portare a Roma lo specialty coffee: chicchi tracciati, tostature calibrate, estrazioni che vanno dall’espresso alle preparazioni filtro come V60 e Aeropress, pensate per valorizzare ogni profilo aromatico. Accanto al caffè, negli anni è cresciuta una proposta gastronomica diurna che accompagna la giornata con piatti freschi, stagionali, dal brunch al pranzo leggero. La pasticceria ha un’identità definita, e il maritozzo è diventato un simbolo: oltre alla versione classica, il “maricordo” — ripieno di crema al limone e pinoli — richiama la torta della nonna con un tocco contemporaneo. Faro è un luogo dove il caffè è cultura e la merenda diventa un viaggio sensoriale, sostenuto da una cucina semplice ma meritevole.

Gli assaggi imperdibili:
Maritozzo con la panna; Maricordo. E ovviamente il caffè.

Luna by Faro – Piazza Barberini

Dopo Faro e Aliena, Luna completa l’ecosistema gastronomico del gruppo, intrecciando specialty coffee e cucina contemporanea a due passi da Piazza Barberini. La proposta è raffinata ma accessibile, costruita su ingredienti scelti da piccoli produttori. La bakery è un punto forte: lievitati dolci e salati nascono da farine biologiche e burro d’alpeggio, mentre colazione e brunch guardano al mondo con leggerezza. Pranzo e cena si muovono nella direzione di una trattoria moderna, con una cucina agricola che mette al centro la materia prima e la brace come strumento identitario. La carta dei vini guarda con interesse ai naturali, completando un racconto coerente. Luna è un luogo fluido, che accompagna la giornata senza cambiare pelle dal mattino al tramonto. “Sotto la stessa luna” è il progetto serale che riunisce cuochi e realtà affini in cene pensate come incontri: un dialogo reale attorno al cibo e al territorio.

Gli assaggi imperdibili:
Intergalactic toast; Caffè; Pizzette al pomodoro; Maritozzi; Avocado Moon Benedict; Pain suisse; Sfogliato del mese (da provare quello con cioccolato e cocco se torna). Dal menu della sera: cipolla di Montoro e carni alla brace.

Casa Manfredi – Aventino

Da oltre dieci anni Casa Manfredi è un riferimento per la colazione romana. Il progetto di Giorgia Proia e Daniele Antonelli nasce dall’idea di portare nella pasticceria da banco la stessa precisione tecnica della cucina contemporanea. Il banco racconta questa filosofia con cornetti sfogliati a regola, maritozzi soffici, bombe e croissant che rivelano attenzione agli impasti e alle fermentazioni. Accanto ai classici compaiono interpretazioni personali che mantengono un equilibrio tra memoria e fantasia. L’ambiente è luminoso, accogliente, pensato per fermarsi qualche minuto in più rispetto alla sosta veloce al bar. Anche il caffè segue la stessa linea qualitativa, con una selezione di specialty coffee che completa l’esperienza.

Gli assaggi imperdibili:
Maritozzo con la panna; Cornetto classico; Pain au chocolat; Croissant con crema inglese alla vaniglia, mascarpone, gel al lampone e lampone fresco.

Pipero – Vittorio Emanuele

Su Corso Vittorio Emanuele, Pipero è uno dei ristoranti che hanno definito l’alta cucina contemporanea a Roma. Il patron Alessandro Pipero, maître carismatico, guida una sala con personalità e una naturalezza impeccabile. In cucina, Ciro Scamardella — campano di nascita, romano per scelta — porta avanti dal 2018 una cucina tecnica e leggibile, costruita su ingredienti riconoscibili e sapori puliti. I menu degustazione, da 6 a 10 portate, seguono le stagioni alternando mare, carne e vegetali con equilibrio. La carbonara di Pipero è il piatto simbolo, ma l’esperienza va oltre: consistenze, intensità e precisione nelle cotture costruiscono un percorso coerente e profondo. Il finale può essere una piccola scena teatrale: la crêpe suzette preparata alla lampada da Achille Sardiello, tra fiamme e profumi agrumati, chiude il pasto con eleganza senza mai scivolare nell’eccesso.

Gli assaggi imperdibili:
Carbonara di Pipero; Impepata di cozze; Spaghetto pil-pil di midollo, limone e peperone crusco; Piccione, pomodoro e vaniglia; Crêpe suzette.

Drink Kong – Monti

Drink Kong è uno dei cocktail bar più iconici di Roma perché ha trasformato il gesto del bere miscelato in un’esperienza narrativa diversa dalle altre. Il locale colpisce subito: design moderno, luci al neon, cromie decise, un’estetica che fonde suggestioni orientali e minimalismo urbano. Ma è nel bicchiere che si compie la magia. Ogni drink è costruito come un pezzo unico, con una filosofia che unisce tecnica, ingredienti freschi e un approccio quasi culinario alla miscelazione. Qui si chiede all’ospite di dedicare al cocktail la stessa attenzione che si riserva a un piatto: leggere la tensione tra dolce, amaro, acidità e alcol come una composizione completa. Il ritmo della sala, la precisione dei bartender, i profumi e le tecniche raccontano una visione contemporanea del bere.

Breakfast Alain Ducasse all’Hotel ROMEO Roma – Via Ripetta

All’interno del ROMEO Roma di via Ripetta, Alain Ducasse firma il suo primo ristorante romano portando nella capitale la sua idea di eleganza: grandi classici riletti con tecniche d’avanguardia e una sensibilità francese contemporanea. Anche la colazione porta la sua impronta, trasformando il risveglio in un rituale da regina. L’offerta spazia da viennoiseries impeccabili a piatti salati come l’avocado toast con pomodori secchi ed erbette o le uova strapazzate con burro di bufala e stracciata. Non mancano proposte più classiche — pane di campagna con crema di cioccolato fondente Ducasse, brioche caramellata con panna soffice e fava tonka — che raccontano un’idea di comfort food elevato ai massimi sistemi. Tutto è servito à la carte, con un’attenzione al dettaglio che rende ogni mattina un’esperienza esclusiva.

Gli assaggi imperdibili:
Uova della campagna laziale strapazzate con burro di bufala e stracciata; Cookpot di uovo “come una carbonara”; Pane di campagna tostato con avocado, pomodori ed erbette; Brioche caramellata con panna soffice e fava tonka; Pane di campagna e crema al cioccolato Ducasse.

La Ciambella – Bar à Vin con Cucina – Pantheon

Vicino al Pantheon, La Ciambella è un luogo che unisce accoglienza e un pizzico di divertimento. Francesca Ciucci, romana nell’anima, porta in cucina un bagaglio fatto di quartieri, mercati e memorie: Trastevere, Testaccio, Tor Marancia. Autodidatta con un’eredità importante chiamata tradizione, lavora ingredienti del territorio — guanciale, pecorino, frattaglie, carciofi, puntarelle — con una sensibilità che li rende attuali senza snaturarli. La sala luminosa, la cucina a vista e il bancone invitano a fermarsi anche solo per un calice, mentre il menu racconta un viaggio nella cucina romana e italiana rivisitata con misura. Dall’Antipasto delle fraschette all’animella con cicoria, fino alla pasta condita generosamente, sempre accompagnata da un pane pensato per la scarpetta. La carta dei vini, curata da Mirka, celebra il Lazio e i suoi produttori con una selezione personale e appassionata. Un indirizzo che vive di storie, sapori e romanità da segnare subito.

Gli assaggi imperdibili:
Antipasto delle fraschette; Gnocchi alla romana; Animella; Trippa; Quaglia ripiena; Spaghettoni alla carbonara; Punta di vitella.

Caffè Sant’Eustachio – Piazza Navona

Dal 1938, il “caffè speciale” di Sant’Eustachio è un’istituzione romana. La miscela 100% Arabica, tostata a legna e lavorata secondo una ricetta segreta, dà vita a un espresso più dolce e cremoso del classico, vellutato e aromatico. A pochi passi dal Pantheon, il locale conserva un fascino d’altri tempi: bancone affollato, ritmo vivace, un continuo via vai di habitué e curiosi. Si dice persino che abbia ispirato il fondatore di Nespresso. Una tappa imprescindibile per chi vuole capire davvero cosa significhi “prendere un caffè” a Roma.

Imago – Trinità dei Monti

All’ultimo piano dell’Hotel Hassler, Imago è un ristorante stellato che unisce una delle viste più iconiche della città — la cupola di San Pietro incorniciata dalla grande vetrata — alla cucina matura e raffinata del giovane romano Andrea Antonini. I suoi piatti nascono da ricordi d’infanzia tradotti in un linguaggio contemporaneo: tecniche precise, sapori nitidi, una sensibilità che unisce memoria e modernità. «Non guardiamo troppo al passato perché ci distrae dal presente, e il nostro obiettivo è il futuro» diceva Roberto E. Wirth, ex proprietario della lussuosa struttura, scomparso nel 2022. Una filosofia che vibra ancora tra queste mura. Il finale di partita dedicato ai dolci è un sogno a occhi aperti. Ricordiamo bene Agrumi d’autunno, un soufflé ghiacciato con fresche perle a base di agrumi a ripulire il palato; Pinoli, Carrube e Pino marittimo che rievoca una passeggiata tra aghi e resine, superando l’usuale concezione di dessert. E soprattutto la Torta al Cioccolato e Caffè, dove mousse e ganache fondente si alternano a sottili dischi di Pan di Spagna al cacao, crema al caffè e cristalli di sale.

Tra i nostri assaggi preferiti dall’ultimo menu ci sono il carciofo, lavorato in più consistenze e accompagnato da una bernese alla liquirizia, che è un piccolo manifesto; l’agnello con patate che richiama i pranzi di famiglia; l’astice con spinaci e burro acido, vellutato e rotondo.

Tribuna Campitelli – Tra Sant’Angelo e Campitelli

In un palazzo del 1585 tra i rioni Sant’Angelo e Campitelli, Francesco Brandini e Roberto Bonifazi guidano una cucina che unisce tradizione romana e mediterranea, mentre Daniele Gizzi cura sala, vini e un cocktail bar che accoglie già all’ingresso. Le tre sale — Lavinia, Tribuna e Capitolina — sono intime, pensate per un ritmo lento e confortevole. Il menu ruota attorno al mare, alle ostriche, ai crudi e ai grandi classici reinterpretati: lo spaghetto alle vongole profondo ma leggero; la carbonara che punta tutto sulla qualità degli ingredienti; il raviolone di San Domenico dal tuorlo fondente. Nei secondi convivono mare e terra, come l’astice al burro con béarnaise al limone o la faraona alla cacciatora alleggerita da una crema di zucchine alla scapece. La carta dei vini — circa 500 referenze, con un’ampia selezione di Champagne e vignaioli artigianali — completa un progetto che evita etichette e definizioni: non trattoria, non fine dining, solo un ristorante solido, pensato per far stare bene.

Gli assaggi imperdibili:
Faraona alla cacciatora con zucchine alla scapece.

Pasticceria Regoli – Esquilino

Entrare da Regoli significa entrare nella memoria romana. In via dello Statuto, questa pasticceria del 1916 conserva intatto il fascino delle botteghe di una volta: piastrelle blu come l’insegna, vetrine rivestite di dolci, profumo di crema e sfoglia che riempie l’aria. Il banco è un continuo via vai di clienti che arrivano con un’idea precisa di cosa portare a casa, perché qui la pasticceria è un rito familiare e gli affezionati tornano sempre. Regoli è domenica, festa, scatole di paste portate a tavola dopo il pranzo, compleanni con latorta accesa. La proposta è classica e rassicurante: ricette riconoscibili, creme ricche, sfoglie fragranti. Il simbolo resta il maritozzo con la panna, alto, soffice, riempito con generosità, uno di quelli che continuano a creare una piccola coda davanti al banco. Un indirizzo che non ha bisogno di cambiare per restare attuale.

Gli assaggi imperdibili:
Maritozzo con la panna; Crostatina alle fragoline di bosco.

Love Specialty Croissant – Musei Vaticani

Un locale tutto legno chiaro e toni crema, con un banco di viennoiserie francesi e italiane che rompe la monotonia dei classici cornetti romani. Il profumo è quello del caffè, tostato da Aliena Coffee Roasters, e la proposta spazia da cortado intensi a flat white impeccabili, fino a pour‑over e cold brew rari in città. La clientela è un mix di turisti, romani curiosi e coffee lovers in cerca di un’alternativa ai bar tradizionali. I croissant sono il cuore delprogetto: sfogliati sottili, burrosi, delicati, affiancati da pain Suisse alle mele, bun al matcha, cookie al cioccolato e una focaccia sorprendente con olive e pomodori secchi. Il servizio è sorridente, energico, parte davvero dell’esperienza. È un indirizzo che parla di leggerezza e cura, perfetto per chi cerca una colazione diversa, eccezionale davvero, fatta di dettagli e piccoli piaceri.

Gli assaggi imperdibili:
Pain au chocolat; Caffè filtro o cortado; Speciale del mese.

Nomos e Nomos Ante – Piazza Navona

All’interno di un antico monastero a pochi passi da Piazza Navona nasce Nomos, boutique hotel dal fascino classico e misurato. Al suo interno, Nomos Ante — il ristorante guidato da Giulio Zoli — traduce questa estetica in una cucina essenziale, luminosa, che unisce sensibilità francese, forte presenza vegetale e un uso calibrato dell’acidità. Le sale intime, gli arredi in marmo e la luce naturale creano un’atmosfera sospesa, perfetta per un percorso che va oltre la tradizione e lavora su contrasti delicati, tecniche giapponesi e materia prima d’eccellenza. Una cucina che sorprende senza mai perdere eleganza.

Gli assaggi imperdibili:
Chawanmushi di broccoli e arzilla; Spaghetti “Citrus” con provola affumicata nel tè Lapsang; Cavolfiore con salsa satay, jus vegetale, spinacino al burro, polvere di kefir lime e mole verde.

Hotel Donna Camilla Savelli – Trastevere

Donna Camilla Savelli è l’albergo — 4 stelle — da non perdere a Roma. Il nostro preferito in assoluto. Un rifugio barocco progettato da Borromini, un ex convento trasformato in hotel di charme dove storia e quiete convivono in un alternarsi di chiostri, colonne e cortili ombreggiati. Camere silenziose, arredi essenziali, scorci sui giardini interni o sui tetti del quartiere. La proposta gastronomica è ottima: nel ristorante Contempo, il cuoco Emidio Ferro rilegge ricette italiane classiche, usando magistralmente il pomodoro e gli ortaggi di stagione (anni fa abbiamo assaggiato un’eccezionale crema di piselli e asparagi al sapore di primavera, e anche il pesce è trattato benissimo), mentre la colazione nel giardino interno è un risveglio dolce tra pane appena sfornato, maritozzi, torte fatte in casa, confetture e profumo di agrumi. La struttura conserva intatta la sua anima seicentesca — dalla monumentale scala in marmo alla Gran Sala Borromini, antico refettorio oggi dedicato ai ricevimenti — e la terrazza Savelli regala una delle viste più romantiche sui tetti di Roma. È un luogo dove l’ospitalità moderna incontra la spiritualità architettonica del convento, trasformando ogni attimo in un’esperienza che vale la sosta.