Torino è come il gorgonzola. O la ami o la odi. Ma il capoluogo piemontese, va detto, custodisce un patrimonio gastronomico che nessun’altra città italiana può vantare con la stessa continuità storica. Qui, tra Settecento e Ottocento, si muovevano corti reali, cuochi di palazzo, confettieri e liquoristi che hanno codificato ricette diventate parte dell’identità nazionale: gianduiotto, bicerin, vermut, finanziera, vitello tonnato e bagna cauda sono solo alcuni esempi di un archivio ricchissimo.
E da queste stesse terre nascono i vini che hanno portato l’Italia nel mondo — come Barolo e Barbaresco — e un territorio, le Langhe, oggi patrimonio UNESCO. Non solo. Il Piemonte è anche la culla del pensiero gastronomico contemporaneo: basti pensare a Slow Food e Carlo Petrini, all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima al mondo nel suo genere; a Ferrero, Domori, Venchi, Caffarel, Pastiglie Leone. Poi a Guido Gobino, maestro del cioccolato; a Pepino, inventore del Pinguino; a Eataly, colosso mondiale nato qui grazie a Oscar Farinetti. E si potrebbe andare avanti ancora e ancora.
Torino è classica, sabauda, riservata. Ma sotto questa compostezza svela una scena gastronomica vivace tutta da scoprire, fatta di istituzioni che resistono nel tempo, nuove aperture, pasticcerie d’autore, ottimo street food. Certi indirizzi sono sconosciuti e nascosti, e se non te li suggerisce qualcuno, non li trovi. Ecco perché questa guida: per sapere dove vale davvero la pena prenotare e sedersi oggi in una città molto più sorprendente di quello che lascia intuire.
Ecco i nostri 30 (+ un forno appena fuori Torino) indirizzi per voi, dalla colazione alla cena:
Orso Laboratorio e Caffè – San Salvario

Orso nasce come micro‑torrefazione e laboratorio di caffetteria, con un approccio tecnico e rigoroso alla materia prima: provenienza dei chicchi, tracciabilità, tostature, metodi di estrazione. Insomma, per quanto riguarda qualità e controllo della filiera qui si può stare tranquilli.
Lo spazio è essenziale, contemporaneo, con un’impostazione da coffee shop internazionale: banco protagonista, attrezzature in vista, atmosfera orientata alla degustazione.
Il caffè è il centro assoluto dell’esperienza, affiancato da piccole (ottime) proposte dolci e salate pensate per accompagnare le estrazioni.
Gli assaggi imperdibili:
Caffè filtro; espresso singola origine; cappuccino specialty.
Farmacia Del Cambio – Piazza Carignano

Colazione elegante, pasticceria impeccabile, atmosfera storica ma accessibile. Gli sfogliati ideati per la prima volta da Maicol Vitellozzi — Crubik e brioche 1757 — sono ormai iconici; un must in città. Ottima insegna anche per un pranzo veloce e casual.
Gli assaggi imperdibili:
Colazione completa; Crubik e brioche 1757; Agnolotti al sugo d’arrosto e vitello tonnato.
Pier Boulangerie – Piazza Carlina

Apertura recente ma già sulla bocca di tanti. Minimalismo nordico, tecnica francese, italianità nei dettagli. Ottimi gli sfogliati, sorprendente il salato. Laboratorio a vista, profumo irresistibile.
Gli assaggi imperdibili:
Croissant (quello alla crema pasticcera soprattutto); Viennoiserie salata.
Tarì Cake Lab Viennoiserie – Centro Storico

Tarì è una delle novità più riconoscibili della viennoiserie torinese: croissant e sfogliati francesi reinterpretati in chiave creativa tutta italiana. Produzione artigianale, ripieni scenografici e instagrammabili (ma sensazionali davvero anche al gusto), rotazione continua delle proposte così da non annoiarsi mai.
Gli assaggi imperdibili:
Croissant farciti; danish creativi.
Maicol – Centro Storico

Il nuovo progetto di Maicol Vitellozzi, pastry chef che ha firmato per anni la colazione della Farmacia del Cambio. Qui la viennoiserie è protagonista: croissant francesi, pain au chocolat, pain suisse, veneziane, oltre a lievitati delle feste. Sfogliatura da maestro, burro di qualità, impasto equilibrato tra croccantezza e morbidezza.
Gli assaggi imperdibili:
Croissant classico; pain au chocolat; veneziana.
Perino Vesco – Via Cavour

Un classico torinese. Pane, pizza e sfogliati eseguiti con metodo tradizionale e grande costanza nel mantenere alto il livello dell’insegna. Perfetto per chi cerca continuità e gusto senza fronzoli, sapori veraci che conquistano al primo assaggio.
Gli assaggi imperdibili:
Pizza classica; Pane; Sfogliati del giorno.
Piattini Caffè Vini – Quadrilatero

Nel Quadrilatero Romano, Piattini Caffè Vini è uno dei format più riusciti per chi cerca un luogo trasversale, capace di funzionare dalla colazione al dopo cena. L’idea è semplice ma azzeccatissima: specialty coffee e vini artigianali accompagnati da piccoli piatti pensati per la condivisione informale.
La cucina lavora su pochi piatti essenziali e ben eseguiti: battuta di Fassona, vitello tonnato, pancakes (anche salati), cinnamon rolls. Il formato “piattini” permette di costruire un percorso libero, conviviale, senza rigidità. L’atmosfera è morbida e intima. Siccome gli spazi sono piccoli, conviene prenotare. Il servizio di Chiara e Costanzo è giovane, con un’attenzione particolare alla selezione liquida, soprattutto vini naturali e referenze al calice.
Gli assaggi imperdibili:
Selezione di piattini; vini naturali; brunch.
Ciao Cara – Vanchiglia

Ciao Cara si muove su un registro contemporaneo e leggero: ambiente curato ma non costruito, cucina semplice solo in apparenza. I piatti sono puliti, riconoscibili, coerenti. Stratificati e densi di gusto all’assaggio. È uno di quei posti che funzionano sempre, e fanno breccia subito nel cuore.
Da provare:
Piatti stagionali; menu serale.
Tellia – Santa Rita e Centro Storico

La pizza al taglio meglio eseguita della città secondo noi. Impasti leggeri, alveolatura perfetta, guarnizioni intelligenti con ottimi abbinamenti. Il formato permette di assaggiare molto, ed è esattamente ciò che bisogna fare: divertirsi e condividere più pizze.
Gli assaggi imperdibili:
Tutti, non sappiamo scegliere. Ci dite la vostra e ci confrontiamo?
Fratelli Bruzzone – Piazza Carlina

Qui si viene per un motivo soprattutto: gli agnolotti. Fratelli Bruzzone è un indirizzo fuori dai riferimenti più immediati della scena torinese, con un’identità costruita attorno a una cucina personale, lontana sia dalla trattoria classica sia dal bistrot modaiolo.
Il locale è raccolto, minimale, con pochi coperti e un’atmosfera intima che mette al centro il rapporto diretto tra cucina e sala. Il menu è essenziale e cambia spesso: piatti contemporanei, tecnici, equilibrati, senza caricature.
Gli assaggi imperdibili:
Agnolotti.
Mollica – San Salvario

Mollica è un nuovo format di ristorazione che punta tutto sul panino, con una cura magistrale verso ingredienti e struttura. Il pane è saporito e accoglie bene la farcia, i ripieni sono equilibrati, il risultato è un prodotto semplice ma goloso davvero. Perfetto per un pasto veloce ma degno di nota.
Gli assaggi imperdibili:
Panini signature del giorno, fatevi consigliare.
La Limonaia – Pozzo Strada

La Limonaia è un locale che punta sull’esperienza in tutte le sue sfumature: ristorante, spazio sociale, ambiente serale scenografico. Luci morbide, ambienti curati, atmosfera rilassata e contemporanea.
La cucina è moderna e internazionale, con piatti pensati per la condivisione e un menu che varia tra Mediterraneo e influenze globali. Cocktail e vino hanno un ruolo importante e accompagnano la serata dal pre‑dinner al dopo cena.
Da provare:
Menu di stagione.
Oh Crispa – San Salvario

Oh Crispa è uno dei luoghi più iconici della cucina cinese a Torino. Tina — originaria di Shanghai — e Sandro hanno creato un ristorante che unisce autenticità, cura del dettaglio e un’estetica contemporanea che mette a proprio agio. Lampade di design, cucina a vista, tavolo conviviale: tutto concorre a rendere memorabile il pranzo.
La cucina è quella dello street food cinese della zona di Shanghai: ravioli, bao, noodles, piatti preparati al momento con una manualità perfetta. Gli Xiao Long Bao, i ravioli ripieni di brodo, sono un rito: Tina spiega come mangiarli, come bucarli, come assaporarli. Le pieghe devono essere 18, non una di più. I ravioli di cristallo (Shui Jing Jiao) — gambero, verdure, nero di seppia — sono un piacere per gli occhi e per il palato. Il Gua Bao, panino al vapore taiwanese (il nostro preferito), è un’esperienza a sé: maiale succulento, senape indiana, arachidi tostate, salsa piccante, coriandolo (dai non toglietelo). Il pane al vapore è ciò che ci fa innamorare ogni volta: crea dipendenza.
Gli assaggi imperdibili:
Gua Bao; Guo Bao; Xiao Long Bao; Dan Dan mian (noodles piccanti con maiale); Choco Bao (il panino a vapore farcito di cioccolato, non andate via senza).
Coucou Bistrot – Quadrilatero

Coucou Bistrot si inserisce nel filone dei bistrot contemporanei: informale nell’atmosfera, curato nella cucina. L’ambiente è raccolto, caldo, con un’estetica semplice che punta più alla quotidianità ben fatta che sull’effetto sorpresa.
La cucina si muove tra influenze italiane e francesi, con piatti che richiamano il mondo del bistrot classico ma aggiornati nella tecnica e nella presentazione. La carta dei vini segue la stessa filosofia: selezione curata, spazio ai piccoli produttori, bottiglie pensate per accompagnare il cibo in maniera sensata.
Gli assaggi imperdibili:
Pane, burro e acciughe; Panissa; Tartiflette; Ditaloni rigati alla bisque di gamberi; Purè; Ostriche; Carta dei vini.
Gelateria Alberto Marchetti – Via Roma

Marchetti è una certezza: gelato classico, fatto bene, senza bisogno di reinventare nulla. Gusti netti, riconoscibili, costanti nel tempo. Non si può non fare tappa qui, a prescindere dalla stagione.
Gli assaggi imperdibili:
Zabaione; Bunet; Nocciola Piemontese IGP.
Mara dei Boschi – Piazza Carlina

Mara dei Boschi è una delle gelaterie artigianali più riconosciute della città, nata con un’impostazione chiarissima: riportare la materia prima al centro, con un approccio quasi “da cucina”. La sua identità si fonda su ingredienti naturali, stagionalità e filiera corta. Le ricette sono essenziali, pulite, senza aromi artificiali: ogni gusto valorizza un ingrediente, senza aggiunte non funzionali alla rotondità dell’assaggio. Il risultato è un gelato limpido, genuino, che punta sulla profondità del sapore.
Gli assaggi imperdibili:
Marotto (gianduja senza latte); gusti stagionali (la frutta è molto buona).
Papalele Gelateria – Quadrilatero e San Salvario

Papalele lavora su un gelato artigianale essenziale, costruito ancora sulla qualità della materia prima e su lavorazioni pulite e riconoscibili in bocca. Gusti sempre stagionali ancora scritti sulla lavagna, carta breve ma interessante (troverete sempre proposte classiche e altre innovative, come banana e sesamo), ottimo equilibrio tra dolcezza, cremosità e intensità aromatica.
Gli assaggi imperdibili:
Gusti stagionali; creme (tipo arachide croccante); zucca e castagna quando disponibile. Per i fan della vaniglia anche è un ottimo indirizzo.
Kadeh Meze Wine Bar – Quadrilatero

Stefan Kostandof porta a Torino una cucina mediterranea di stampo turco autentica, fatta di spezie, erbe fresche e cotture lente. Il locale è semplice, conviviale, senza costruzioni estetiche: un luogo che mette subito a proprio agio. La cucina punta su deliziosi fritti, hummus, vegetali saporiti e densi di gusto come le melanzane con pomodori e friggitelli, torte salate farcite, e molto altro ancora tra Meze caldi e freddi tipici della cucina locale. Gusti ricchi ma equilibrati, dove dolce, acido e speziato convivono in un arcobaleno di sapori
Gli assaggi imperdibili:
Hummus con ceci croccanti; Pesto di Creta; Borek; Polpette con Pita e tutti i piattini (Meze) di carne speziata.
Andirivieni Osteria – Gerbido

Andirivieni è un’osteria contemporanea: informale nella forma, precisa nella proposta. Ambiente raccolto, essenziale, con un servizio diretto e un rapporto molto vicino tra sala e cucina. La proposta parte dalla tradizione italiana e piemontese, ma la rilegge con tecnica moderna: piatti riconoscibili nell’origine, ma lavorati rivoluzionando consistenze, cotture e abbinamenti . Il menu cambia spesso e segue stagionalità e disponibilità.
Da provare:
Menu del giorno.
Condividere – Aurora

All’interno del Museo Lavazza, lo chef Federico Zanasi firma una proposta 1 stella Michelin creativa, accessibile e giocosa come poche altre. L’eredità di Ferran Adrià si sente, ma è filtrata da una personalità autonoma e curiosa. Il “festival dei dessert” finale è un momento scenografico che resta impresso. Vale davvero la pena venire qui.
Da provare:
I due menu degustazione; quaglia in crosta; katsu sando alla piemontese.
Caffè dell’Orologio – San Salvario

Definito come “bottiglieria con cucina”, Caffè dell’Orologio è uno degli indirizzi più solidi della città. Lavora su una doppia proposta: pranzo rapido e accessibile, e merenda tradizionale e conviviale, fedele alla cultura gastronomica piemontese. La cucina è diretta, sincera, famigliare, senza complicazioni: piatti italiani e piemontesi, preparazioni da banco, proposte stagionali. Nessuna avanguardia gastronomica, solo tutta la solidità di una cucina casalinga ben eseguita. Porzioni generose, sapori caldi, atmosfera da pranzo della domenica da nonna.
Gli assaggi imperdibili:
Vitello tonnato; battuta di carne cruda; agnolotti burro e salvia; panna cotta; capunet; flan di verdure; degustazione di formaggi.
Osteria Antiche Sere – Borgo San Paolo

Una piola vera, umile, senza estetica costruita. Tavoli ravvicinati, servizio amico, cucina che esegue bene la tradizione senza pretese. Il vitello tonnato è tra i migliori in città, gli agnolotti sono pieni, saporiti, fatti a regola d’arte. È un posto dove si torna sempre volentieri e ci si sente a casa, tra profumi inebrianti e assaggi della memoria.
Gli assaggi imperdibili:
Vitello tonnato; Agnolotti del plin.
Ristorante Scatto – Piazza San Carlo

In Piazza San Carlo, tra portici storici e architetture simbolo dell’identità torinese, Scatto è il progetto gastronomico dei fratelli Costardi Bros all’interno delle Gallerie d’Italia. Il nome rivela subito il legame con la fotografia: il ristorante si trova infatti nel palazzo seicentesco che custodisce l’Archivio Publifoto, oltre 7 milioni di immagini che raccontano l’Italia del Novecento. Gli spazi riflettono questa visione: luci, trasparenze, architettura contemporanea e una cucina a vista che diventa palcoscenico. La brigata — guidata da Christian Costardi e Daniele Amadio — lavora in un ambiente che unisce gesto tecnico e narrazione visiva. Il menu è un viaggio nel Piemonte, regione che ha ispirato gran parte del lavoro dei Costardi. Tre percorsi: Viaggio, dedicato al territorio; Ritratto, che raccoglie le idee della brigata; Scatto Libero, il più aperto e interpretativo. Ritratto è quello che restituisce meglio la filosofia del ristorante: una sequenza coerente, senza rotture, che procede come una serie di immagini.
Gli assaggi imperdibili:
Mole di Mole; Costardi’s Condensed Archivio Gustativo; selezione di lievitati.
Consorzio – Centro Storico

Consorzio è un ristorante identitario nel senso stretto della parola, piemontese fino al midollo, ma mai prevedibile o banale. Sala retrò, atmosfera informale, carta vini intelligente. La cucina parte dalla tradizione e la spinge dove ha senso, alleggerendo e concentrando i sapori. Ogni volta tornarci è una sorpresa.
Gli assaggi imperdibili:
Midollo di bue e baccalà con bagnetto verde; Tagliatelle al ragù di cuore; Agnolotti gobbi.
Azotea – Murazzi

Azotea è uno dei locali più noti e originali della scena cittadina: cucina peruviana e nikkei, atmosfera moderna, forte componente visiva che li ha resi immediatamente famosi a livello internazionale. Tra i primi a far dialogare cocktail e alta cucina in un contesto elegante e ricercato, orientato all’esperienza sensoriale. Luci basse, dettagli tropicali, bancone centrale: un mix tra ristorante e cocktail bar che funziona alla perfezione.
La cucina punta su ceviche, tiraditos, pesce crudo, gyoza e piatti caldi con marinature complesse. Acidità e piccantezza sono protagoniste, ma in un equilibrio.
Gli assaggi imperdibili:
Cocktail signature; tapas nikkei.
Scannabue – San Salvario

Una cucina piemontese della memoria ma più “pulita”, leggera e contemporanea. Sala in fermento, servizio curato, piatti che partono dalla tradizione e la alleggeriscono nelle salse e nelle cotture per renderla più accessibile, senza che tuttavia ne venga meno l’identità.
Gli assaggi imperdibili:
Vitello tonnato; Tajarin al ragù; Guancia brasata con purè.
Akoya – Quadrilatero Romano

All’interno di Spazio Musa, Akoya conquista ancora prima di sedersi: un luogo dove architettura storica e interventi contemporanei si incastrano con naturalezza. Il nome — come la perla giapponese — anticipa un’esperienza costruita per sottrazione, calibrata in ogni dettaglio. Il progetto verte su:
• Omakase, il cuore del locale, un rituale gastronomico unico e irripetibile che a noi ha fatto innamorare e che dovete assolutamente provare.
• Lounge, più fluida, tra cocktail, sake, piattini e musica elettronica.
L’Omakase è guidato da Christian Mandura. Non è una reinterpretazione della cucina giapponese, ma un ritorno alla sua essenza: controllo, precisione, sottrazione. La sequenza dei nigiri è una progressione lineare e impeccabile: ricciola, pagro, orata, vongola, ikura, sgombro, palamita, tonno, capasanta, ventresca. Materia prima protagonista, riso profumatissimo, temperatura perfetta. La sala — intima, quasi teatrale — amplifica l’esperienza, rendendola ideale sia per una cena a due sia per chi vuole vivere un momento speciale da solo.
Gli assaggi imperdibili:
Grissino con wagyu; chawanmushi di astice; nigiri in sequenza.
Sesto Gusto – Centro Storico

La firma di Massimiliano Prete è una garanzia. Impasti studiati, leggerezza, ingredienti selezionati. Una pizzeria che lavora con metodo e costanza, senza estetismi inutili. Ormai la conosciamo tutti, e un motivo c’è. Se non siete ancora stati, rimediate: per affondare i denti in una pizza d’autore che ha rivoluzionato la scena gastronomica torinese a ritmo di impasti perfetti e ingredienti di qualità eccellente.
Gli assaggi imperdibili:
Pizz’otto terroir; croccante Margherita extravergine; croccante Il Cotto; croccante Il Gambero Rosso; Pizza alla pala.
Del Cambio – Piazza Carignano

Il ristorante simbolo della città dal 1757. Sale monumentali, servizio da corte, cucina che dialoga tra tradizione e contemporaneità senza perdere il codice sabaudo. Un indirizzo imprescindibile per conoscere la gastronomia piemontese.
Da provare:
Menu degustazione “1757”.
Antonio Chiodi Latini – Via Bertola

Antonio Chiodi Latini è riuscito, in pochi anni, a imporsi come uno dei riferimenti più solidi della scena torinese. Non solo per chi cerca una cucina vegetale integrale — come lui ama definirla, priva di proteine animali, surrogati o semilavorati tipici del mondo veg — ma per chiunque cerchi freschezza, ricerca e gusto, indipendentemente dall’ingrediente.
La sua cucina sfugge alle categorie: può essere definita vegetale, certo, ma è soprattutto una cucina di identità, che riflette il carattere del suo fondatore. Una cucina che non si accontenta di “sostituire” l’assenza di carne o pesce, ma che lavora sull’essenza del vegetale, trasformato e allo stesso tempo mantenuto integro, in un equilibrio che sembra inconciliabile e invece si manifesta con grande concretezza, uscita dopo uscita.
Dopo anni dedicati alla cucina tradizionale, Latini ha scelto una direzione nuova, che definisce “cucina vegetale creativa”: responsabile, sostenibile, circolare. Nel 2017 apre il suo ristorante in via Bertola, dove esplora ogni potenzialità della materia prima.
Il menu cambia con le stagioni e segue una ricerca continua. L’obiettivo? Suscitare meraviglia, mostrando quanto la terra possa offrire quando la si ascolta davvero.
Gli assaggi imperdibili:
Percorso degustazione stagionale; piatti dedicati alla radice del mese; interpretazioni di tuberi e foglie.
Grano – Fornai in Fermento

Appena fuori dal casello di Santena, nei dintorni di Torino, Grano – Fornai in Fermento nasce prima di tutto come laboratorio di panificazione. Per Sergio il pane è un prodotto centrale, un lavoro di ricerca continua su farine selezionate, grani diversi, lievitazioni e sperimentazioni che definiscono l’identità del progetto.
Il cuore è la panificazione, ma il locale si è evoluto in un indirizzo completo: panettoni, colombe, pani speciali e una proposta di pizze che riflette la stessa cura maniacale per impasti e materie prime. Tutto ruota attorno alla qualità della farina, alla struttura dell’impasto e a un’idea di gusto che parte dalla semplicità.
Il risultato è un luogo che unisce laboratorio, bottega e ristorazione, mantenendo sempre al centro la tecnica, la coerenza e l’agricoltura.
Gli assaggi imperdibili:
Panettoni (tradizionali e creativi: cioccolato, vari gusti, anche versioni salate); Colombe (classica e la sorprendente pesche e cioccolato); Pane “Boja Faus” (grano tenero tipo 2, segale integrale, semi misti); Crispyzza con farina di mais pignoletto — da provare la Giovedì al mercato (crema di patate e timo, pollo arrosto con il suo fondo, patate arrosto, finocchietto); Tonno e cipolle per gli amanti dell’impasto tradizionale (fior di latte, cipolla rossa in carpione, tonnetto del Mediterraneo, polvere di olive taggiasche).