Aprile 1, 2026

Dongiò: l’angolo di Calabria a Milano che ci piace

Articolo di Rebecca Bruni

Lontano dal caos delle strade più trafficate del centro, in una via tranquilla a due passi dall’arco di Porta Romana, c’è un ristorante dove il tempo rallenta e il cibo conserva il sapore delle storie di famiglia. Dal 1987 Dongiò è un riferimento per chi cerca una cucina calabrese autentica, fatta di gesti semplici. Tre generazioni — Pietro Criscuolo, il figlio Antonio e oggi il nipote Thomas — portano avanti lo stesso racconto, in un locale che un tempo era un trani, l’antica bottiglieria con cucina economica tipica della Milano di fine Ottocento. Il vino, allora come oggi, è il filo rosso che unisce passato e presente, allineato nelle nicchie che ricordano le vecchie cantine.

Le due salette rivestite di boiserie, le stampe d’epoca e i lampioncini in ferro battuto creano un’atmosfera raccolta, quasi domestica. È il tipo di luogo in cui ci si siede e ci si sente subito a proprio agio.

Dongiò

Bontà calabresi a Milano e dove trovarle

Da Dongiò la protagonista è lei: la ’Nduja. Morbida, piccante, inconfondibile. Apre il menù già dagli antipasti, spalmata su bruschette calde. Ritorna negli spaghetti con pomodoro, trevisana e ricotta forte, e nelle celebri linguine alla Cafoncello, con salsiccia calabra, pomodoro, pesto e pecorino: un piatto che è diventato quasi un manifesto.

Bruschette calde all’Nduja

I secondi mantengono alta la curiosità: il filetto di manzo arriva con aglio, pecorino e prezzemolo; i bocconcini di pollo con melanzane, capperi, ricotta salata e un tocco di peperoncino. Da non perdere il caciocavallo a lunga stagionatura, intenso e avvolgente; o il cotechino d’inverno.

Il cotechino di Dongiò

La chiusura è affidata a dessert che giocano con la tradizione: tiramisù alla ricotta, gelato al limone e basilico, quello piccante alla nocciola per chi ama osare, e il semifreddo alla liquirizia con glassa al cacao.

Tutto il gusto autentico della pasta fatta in casa

Il vero orgoglio della casa è la pasta, rigorosamente fatta a mano. Maccheroni, linguacce, tagliatelle, mafalde, spaghettoni: ogni formato racconta la cura e la continuità di una famiglia che non ha mai smesso di impastare.

La pasta fresca, il cuore della proposta gastronomica

Il nostro pranzo inizia con due antipasti: morbidi involtini di carne salada ripieni di peperoni e grana, e una caponata classica — melanzane, olive, sedano, pomodoro — gustosa nella sua essenzialità.

Tra i primi scegliamo gli spaghetti Cetara con colatura di alici, olive e finocchietto: un piatto diretto, sapido, irresistibile. Il caciocavallo alla piastra, servito con carciofi spadellati, sorprende per la sua dolcezza e la consistenza burrosa perfetta.

Spaghetti Cetara con colatura di alici, olive e finocchietto

Chiudiamo con il tiramisù alla ricotta, scelto per curiosità e promosso per equilibrio: savoiardi soffici, crema leggera, dolcezza non eccessiva. Torneremo? Senza dubbio.

Tiramisù alla ricotta