Dal 1863, il Grand Hotel Et de Milan è un albergo che ha saputo custodire la propria identità attraverso tre generazioni della famiglia Bertazzoni, con la sua posizione strategica nel centro di Milano, a pochi minuti dalla Scala e immerso nel reticolo elegante di Montenapoleone. Durante il Salone del Mobile, il mondo del design converge qui. Non è un caso. Le prestigiose suite portano i nomi di ospiti del calibro di Maria Callas, Giorgio de Chirico, Rudolf Nureyev, il Duca e la Duchessa di Windsor. E soprattutto Giuseppe Verdi, che nel 1872 scelse l’hotel come sua residenza milanese e vi rimase per 27 anni. Nella suite 105/106, oggi preservata come luogo di culto, nacque l’Otello.

Nel XXI secolo, il dialogo tra passato e presente è stato affidato a Dimorestudio, che ha reinterpretato gli spazi con una sensibilità non decorativa ma strutturale. La hall, con il raffinato Gerry’s Bar, e il bistrot Caruso Nuovo, ornato da lampadari in vetro di Murano dalle forme piumate, sono esempi di una trasformazione avvenuta nel rispetto della memoria storica. Le colonne corinzie e i pavimenti intarsiati convivono con tessuti jacquard Art Déco della maison Prelle, in un equilibrio che strega.

Il ristorante Don Carlos propone una cucina milanese radicata nel territorio, servita in una sala dove le pareti raccontano la Scala attraverso ritratti e scene d’opera. Ma il piatto icona del Grand Hotel, servito al bistrot, richiama i sapori partenopei: uno spaghetto ai pomodori del Vesuvio firmato Gennaro Esposito. Nella cantina, incastonata tra mura romane del III secolo, si svolgono degustazioni private per chi cerca un’esperienza enologica che sia anche archeologica.

Le camere e le 23 suite sono organismi autonomi, con parquet originali a spina di pesce, modanature settecentesche, arredi d’epoca (armadi a bovindo, scrivanie in noce) e tessuti contemporanei in tonalità misurate. I bagni in marmo completano l’arredo regale. Ai piani superiori, le stanze si aprono su terrazze che guardano la Madonnina del Duomo o sui tetti in cotto, in un dialogo suggestivo con la città.
