Aprile 23, 2025

Dentro la nuova casa del ristorante Da Lucio: tutta l’anima dell’Adriatico

Articolo di Lorenzo Papi e Carolina Pisello

A Rimini, di fronte alla Darsena, si trova una delle insegne di mare più conosciute e amate in Italia: Da Lucio di Jacopo Ticchi. Siete stati? Il ristorante, prima noto come Trattoria Da Lucio, si è da poco trasferito in una nuova sede: più ampia, luminosa e ben inserita nel paesaggio marittimo circostante. Il design essenziale e contemporaneo dialoga con il contesto naturale: ampie vetrate proiettano lo sguardo sulle onde, regalando a chi siede a tavola una visuale da incanto. Al centro della scena si trova la cucina a vista, dove Jacopo e la sua brigata rileggono con consapevolezza gastronomica e audacia la tradizione ittica: attraverso tecniche innovative – sono stati tra i primi, pensate, a proporre le frollature di pesce (che adesso sembrano essere diventate di tendenza nell’alta cucina) – e un approccio rigoroso alla materia prima.

Il ristorante è tutto nuovo – foto degli autori

Il pesce viene rispettato e valorizzato in ogni sua parte, anche grazie alla tecnica speciale della frollatura (un processo di maturazione controllata) che consente di amplificare i sapori, migliorare la consistenza e aumentare la durata di conservazione del prodotto. Il menù racconta l’Adriatico in tutte le sue sfumature e si sviluppa in sei atti: crudo, crosta, brace, guazzetto, intermezzo e pasta. Il pescato fresco, trattato con la stessa meticolosità riservata ai grandi tagli di carne, diventa materia di esplorazione continua. Dalle cotture alla brace, che ne esaltano la struttura e le parti grasse, ai crudi, abbinati con gli ingredienti più inaspettati, che giocano su contrasti di gusti e texture.

Crudo di ricciola e le sue uova, coralli di cavolo cappuccio, capperi, barbabietola e finocchio di mare – foto di Da Lucio

Il piatto più rappresentativo della cucina? Per noi il Brodetto: una raffinata rivisitazione di un caposaldo della tradizione marinara dove il pescato del giorno, protagonista, conquista per l’equilibrio dei sapori, densi e profondi. Il profumo è intenso e ricorda quello che si diffonde dalle cucine dei pescatori sulla costa limitrofa. Chiude l’esperienza un piatto tanto essenziale quanto significativo: i Cappelletti vuoti con panna e fegato di pesce, dove gusti dolci e grassi si mitigano in un boccone avvolgente, come una carezza in riva al mare; il perfetto epilogo di un viaggio gastronomico che sovverte le regole, senza mai tradire l’essenza dell’ecosistema naturale locale.

Cappelletti vuoti con panna e fegato – foto degli autori

Nella sua nuova veste, Da Lucio sembra aver acquisito una sensibilità più profonda, sulla scia della maturità. Come le Selkie della mitologia celtica rivelano la loro vera natura solo a contatto con il mare, così la cucina di Ticchi trova, lì dove il suono delle onde è più mite che mai, la sua armonia.

Collare di spigola e Jacopo Ticchi – foto di Da Lucio