Maggio 17, 2026

Dal gelato da spalmare sul pane ai dessert a base di abete e polenta: perché prenotare da Ca’ Apollonio e cosa ordinare

Articolo di Erin Facchinetti

Esiste un tipo di lusso che non punta sull’ostentazione, ma sulla capacità di restituirci ciò che oggi ci manca di più: il tempo. A Romano d’Ezzelino, in provincia di Vicenza, 18 ettari di natura avvolgono una storica villa — oggi Hotel cinque stelle lusso — che rallenta le lancette mettendo al centro benessere, silenzio e gastronomia.
Tutto, qui, segue il ritmo delle stagioni. Ulivi secolari accompagnano lungo il viale d’ingresso, la campagna veneta regna sovrana, e il paesaggio diventa parte dell’esperienza: un progetto di accoglienza in cui ospitalità e cucina condividono rispetto per la terra, attenzione alla materia prima e amore per l’essenziale.

Ca’ Apollonio Heritage

Si tratta dell’Hotel Ca’ Apollonio Heritage, dove questa visione prende forma anche al ristorante, Ca’ Apollonio Gourmet, guidato dal cuoco Alessio Longhini insieme al giovane pasticciere Stefano Carletti. Una cucina contemporanea ed etica, sostenuta da una filiera cortissima fatta di orti, frutteti e una rete di allevatori e produttori locali.

Alessio Longhini e Stefano Carletti

Il racconto gastronomico: Familiarità e Congiunzione

Sotto un elegante soffitto affrescato, la proposta si articola in due percorsi degustazione: Familiarità e Congiunzione. Scegliamo il primo, nove portate che rappresentano la sintesi più personale della cucina di Longhini. «È in questo menu che ritrovo le mie origini venete e racconto le esperienze che hanno definito la mia identità culinaria», spiega.

Determinanti nel suo percorso gli anni allo Stube Gourmet di Asiago — dove conquista una stella Michelin nel 2018 — e all’Atelier Moessmer di Norbert Niederkofler, tre stelle Michelin, da cui assimila la filosofia Cook the Mountain: rispetto della natura e dei suoi cicli.

Una visione che oggi trova piena espressione proprio da Ca’ Apollonio, dove la proposta evolve seguendo l’orto. Tutte le coltivazioni aderiscono inoltre al progetto PIWI, promotore di un’agricoltura lontana dai prodotti chimici.

La sala affrescata del ristorante

Avete mai spalmato il gelato sul pane?

A raccontare subito la sensibilità della cucina sono i bocconi di benvenuto e La Via del Pane.  
In tavola arrivano grissini alla cipolla essiccata e pane semi‑integrale a lievito madre, accompagnati da un infuso caldo e da un sorprendente gelato al pane, da spalmare come fosse burro. Un gesto semplice che diventa esperienza gastronomica e memoria sensoriale.

La Via del Pane

Le origini in un piatto

Tra le portate più rappresentative del menu: Trota, lavarello, broccolo di Bassano, mela verde, rafano e aneto. Probabilmente il piatto che meglio racconta l’identità del cuoco. La montagna emerge attraverso un gioco calibrato di temperature, acidità e consistenze: il brodo acidulo valorizza il pesce, il sorbetto alleggerisce il palato, le uova di trota aggiungono salinità. Attraverso l’assaggio si svela una cucina che non rincorre effetti speciali, ma precisione e armonia.

Trota, lavarello, broccolo, mela verde, rafano e aneto

E poi Sedano rapa, melassa, fieno e fumo. Un piatto vegetale intenso e stratificato, costruito attraverso lavorazioni lunghe e rigorose. O il Risotto con cavolo nero e sarde in saor, un’elegante interpretazione della tradizione veneziana dove il pesce non compare visivamente, ma riaffiora in una salsa intensa che attraversa il piatto come un’eco lagunare. Notevole anche il Piccione con radicchio, ginepro e alloro: classico nella costruzione, tecnicamente impeccabile, con la componente selvatica della carne bilanciata dall’amaro del radicchio e dalla freschezza del melograno.

Piccione con radicchio, ginepro e alloro

La sala — guidata da Sara e Lorenzo — introduce un accompagnamento analcolico sorprendente: estrazioni, fermentazioni e cocktail vegetali pensati per dialogare con i piatti.  Tra gli abbinamenti più riusciti: Orto Messicano e Radicchio, fumo e broccolo romano.

La nuova frontiera della pasticceria

Le ultime portate, firmate da Stefano Carletti, ventisettenne, sono una rivelazione.
Dopo gli anni al Rosewood Castiglion del Bosco, torna vicino alle montagne con un’idea chiara: alleggerire il finale, ridurre gli zuccheri, lasciare spazio a vegetali, acidità ed erbe aromatiche. Nascono così dolci memorabili come Kefir, abete rosso e polenta: note balsamiche, acidità lattica, croccantezza; un dolce che profuma di bosco e di domeniche attorno al paiolo.

Kefir, abete rosso e polenta

Cedro, cavolo rapa, lemon grass e zenzero è un altro esempio di creatività portata alle stelle, tecnica e varietà cromatica che rapisce fin dal primo sguardo. Così come la Meringa al vapore con agrumi ed erbe, coloratissima, che sorprende per l’equilibrio tra la freschezza degli agrumi e le sfumature vegetali.

Meringa al vapore con agrumi ed erbe

Il Soufflé al cioccolato e Cioccolato Sao Tomé, con grano saraceno, latticello e liquirizia, è un’ode al cacao: un cuore caldo, un gelato al polline, un velo lattiginoso che custodisce sfumature balsamiche.
Carletti li definisce “dolci non dolci”: ed è esattamente ciò che sono. Dessert che raccontano l’essenza di Ca’ Apollonio Heritage: un luogo capace di interpretare il lusso contemporaneo attraverso autenticità, ricerca e profondo rispetto per la natura.

Soufflé al cioccolato, Cioccolato Sao Tomé, grano saraceno, latticello e liquirizia