Il ristorante Da Vittorio, fondato negli anni Sessanta e premiato con 3 stelle Michelin, è un «teatro del lusso» dove tutto racconta opulenza, grandezza e sfarzo. Dall’ampio parco verde all’arredamento, passando per l’accoglienza perfetta del personale, fino all’attenzione che accompagna il servizio.Varcare la soglia significa prendere parte a una messa in scena, assistere a uno spettacolo: un invito alla celebrazione dell’abbondanza. In un momento storico che vede molti ristoranti fine dining avviarsi verso nuove forme di sottrazione ed essenzialità, la famiglia Cerea sceglie la strada opposta, proponendo con fierezza una teatralità gastronomica senza paragoni. Il servizio è coreografico: i camerieri si muovono con disinvoltura, in un alternarsi di gestualità e movimenti. È un lusso che vuole essere visibile, celebrato e orgogliosamente attestato.

A Brusaporto, alle porte di Bergamo, la famiglia Cerea vanta un’estensione di dieci ettari di campagna: La Cantalupa, dove si trovano un campo da tennis, un campo da calcetto, due laghetti naturali, il ristorante tristellato, il bistrot DaV e la dimora Relais & Chateaux. Un rifugio lontano dal traffico, immersi in un’atmosfera regale. All’interno, le sale del ristorante si rivelano ampie, luminose, eleganti, arredate con colori chiari e scenografie pensate per rapire lo sguardo. I codici estetici si muovono tra classicismo e lusso tradizionale: l’arredamento, così come l’atmosfera, è maestoso ma accogliente. La mise en place è impreziosita da dettagli che partecipano attivamente alla scenografia: tovaglie bianche, cristalleria e argenteria, tutti materiali pensati per riflettere la luce e accentuare la sensazione di preziosità.

Il servizio Da Vittorio è un esercizio di stile che si misura nella ricerca dei dettagli, nei gesti generosi e nella cura dell’ospite. Ogni cliente ha un cameriere dedicato, che lo accompagna per tutta la durata dell’esperienza. Il ritmo è sostenuto e regolare: ogni venti minuti esce una portata dalla cucina, che profuma di sogni. Tutto concorre alla sensazione di partecipare a un cerimoniale orchestrato. Riguardo al menù, noi abbiamo optato per il percorso Nella tradizione di Vittorio, composto da 8 portate a base di pesce e carne.
Dopo un piccolo entrèe di benvenuto, arriva un piatto emblematico, che incarna a pieno la filosofia del ristorante: Spaghetti di tonno con bagna cauda. Il tonno, morbido e scioglievole, sorprende per la sua intensità. Segue uno Scampo lardato con fichi e brodo, un piatto dal profilo gustativo complesso: la dolcezza dei fichi stempera la sapidità marina dello scampo, il lardo regala persistenza e un velo grasso sulle labbra, mentre il brodo unisce tutto con armonia. Gli antipasti proseguono con due portate di mare: Capasanta in tempura con crema di provola affumicata e maionese al pomodoro, e un Black cod porchettato con foglia di cavolo nero e ceci. Entrambe giocano su contrasti ben calibrati tra terra e mare, croccante e morbido, dolce e salato. Emergono la cifra stilistica e l’esuberanza sensoriale, tra porzioni generose e sapori decisi.

Tra i primi, spiccano i Tortelli alla coda vaccinara con bieta, un omaggio raffinato alla romanità. Il cacao aggiunge una nota terrosa e tostata, mentre la bieta offre un contrappunto vegetale che bilancia la ricchezza della carne. Poi arriva il turno della Crespella con fonduta e scaglie di tartufo bianco pregiato, che avvolge il palato con un retrogusto lattico. Il calore fonde il tartufo, sprigionandone l’aroma afrodisiaco. Un piatto che Rossella, la padrona di casa, ci invita a mangiare con le mani. Un’esortazione a lasciarsi andare, senza prendersi troppo sul serio.

E che dire della Lepre à la Royale con tartufo e topinambur, una portata sontuosa, selvaggia e regale allo stesso tempo. Infine, sua maestà il Pacchero alla Vittorio. Il sugo, preparato con tre varietà di pomodoro, viene mantecato in sala con abbondante burro e Parmigiano Reggiano. Il risultato è un piatto che unisce comfort e semplicità, con dichiarata opulenza. Dire che l’abbiamo trovato goloso sarebbe limitante.

Il gran finale è un trionfo zuccherino. Il servizio dei dolci è una parata golosa, che sembra voler conquistare, stupire e sopraffare il cliente: dalla mousse di mele, cannella e gelato ai chicchi di caffè arriva in successione un carosello di dolci mignon provenienti da tutto il mondo. Seguono bignè composti a tavola, il panettone dei fratelli Cerea, un carrello ricco di confetti dai gusti inaspettati e i carati, cioccolatini simili a gioielli edibili. Una sequenza teatrale, che va oltre la pasticceria per trasformarsi in un ultimo atto scenografico. Nessuna nota amara, solo applausi.

Maestria, coerenza e forza scenica sono solo alcuni degli aggettivi che si possono attribuire a Da Vittorio. Quella vissuta a tavola è un’esperienza in cui il visibile è protagonista: tutto è pensato per affascinare e conquistare. La cucina racconta un’epoca — quella del secondo Novecento — in cui il lusso era sinonimo di sfarzo, e in cui l’edonismo non era un eccesso, ma un valore. Ogni dettaglio, dal servizio alla mise en scène, dall’arredamento al ritmo dei piatti, restituisce una filosofia coerente e radicata: quella di una famiglia che ha saputo conservare la propria identità senza cedere alle mode.