Ci sono gusti di gelato che resistono al tempo senza perdere il loro posto nelle nostre abitudini. Fanno parte della quotidianità da così tanto che sembrano appartenere a tutti: li scegliamo da bambini, li ritroviamo in ogni gelateria e finiamo quasi per dimenticare che qualcuno, un giorno, li ha inventati dal nulla. La stracciatella è uno di questi. C’è chi la ordina da sola, chi la abbina al caffè o al fondente, ma una cosa è certa: la troveremo esposta in qualsiasi vetrina di una gelateria che si rispetti. E la sua storia non è un mistero: parte da Bergamo e continua ancora oggi.
Come nasce la stracciatella
Tutto inizia nel 1961, tra le mura della Marianna, lo storico locale di Città Alta. È qui che Enrico Panattoni trasforma un’intuizione in uno dei gusti più amati della gelateria italiana. Originario della Toscana, Panattoni arriva a Bergamo con la moglie e rileva La Marianna. Nel frattempo apre anche un ristorante. Ed è proprio osservando uno dei piatti più celebri della cucina romana — la stracciatella in brodo — che nasce l’idea destinata a cambiare per sempre la storia del gelato.
«La stracciatella alla romana era il consommé più famoso e, come per quella minestra, cercavo un gelato che fosse amato e apprezzato dai clienti», raccontava Panattoni. Durante la mantecazione di un fiordilatte versa cioccolato fondente caldo nella miscela. A contatto con il freddo, il cioccolato si solidifica e, grazie al movimento delle pale, si spezza in frammenti irregolari. Il risultato ricorda proprio la stracciatella alla romana, dove l’uovo si rapprende nel brodo formando piccoli “stracci”. Da qui nasce il nome del gelato.

Cosa succede se una minestra ispira uno dei gelati più iconici al mondo
A più di sessant’anni dalla sua invenzione, la stracciatella resta il gusto simbolo della Marianna. Ancora oggi viene preparata seguendo l’intuizione di Panattoni, con una ricetta rimasta fedele alla sua identità.
Bastano pochi minuti davanti alla vetrina per accorgersi di una cosa: turisti, famiglie e clienti cambiano, ma il gesto è sempre lo stesso. Quasi tutti ordinano la stracciatella. E già dal primo assaggio si capisce il perché: il fiordilatte è delicato e cremoso, mentre il cioccolato fondente si rompe in frammenti grandi e croccanti, creando un contrasto di consistenze che rende questo gelato immediatamente riconoscibile.

Il Progetto Stracciatella
Sarebbe stato facile fermarsi alla storia: custodire la ricetta originale e vivere di un successo che dura da oltre sessant’anni. La Marianna, invece, ha scelto una strada diversa. Negli ultimi mesi è nato il Progetto Stracciatella, una vetrina interamente dedicata a nuove interpretazioni del gusto che ha reso celebre la gelateria. Un’idea che dimostra come anche un grande classico possa continuare a evolversi.
Davanti a questa nuova vetrina, la ricetta del 1961 si apre a sperimentazioni contemporanee che giocano con consistenze e ingredienti diversi. Accanto alla versione classica nascono accostamenti inediti:
• stracciatella al pistacchio, dove la frutta secca incontra la croccantezza del cioccolato
• stracciatella espressa con chicchi di caffè, che regala una sferzata aromatica a ogni morso
Con questa proposta si ha la sensazione che la storia non sia rimasta ferma al 1961. Il gusto che ha reso famosa La Marianna continua a cambiare, dando vita a nuove interpretazioni che dialogano con l’originale senza sostituirlo. È lo stesso spirito che, più di sessant’anni fa, spinse Enrico Panattoni a sperimentare qualcosa di completamente nuovo.
