Mi sono accomodata al tavolo e, pochi istanti dopo, mi è stata servita una pagnotta calda, quasi bollente, che fumava come il vulcano. Era adagiata, che bella idea, su un basalto lavico di oltre 300 anni, evocativo del rapporto intimo e viscerale tra la “città nera” e il suo monte Etna. Se mi è stata servita sola? Naturalmente, no. La accompagnavano burro montato, olio extravergine d’oliva siciliano, grissini al pecorino tirati a mano, pan bauletto dorato e, che acquolina al solo pensiero, un esercito di paninetti tondi o allungati a base di grani antichi locali. Anche un triangolino di focaccia morbida, che avevo visto in fotografia e che desideravo profondamente. A prescindere dal resto, solo con l’assaggio della selezione dei lievitati la mia cena da Concezione era valsa il viaggio. Manuel Tropea e la sua brigata, tuttavia, si destreggiavano oltre la vetrata della cucina con una concentrazione e una precisione tali da farmi presagire che, forse, il meglio doveva ancora venire. E così è stato, in un susseguirsi di ottimi piatti a base di pesce e carne, riso e pasta ripiena, vegetali in tutte le salse.

La sala in bianco e nero sembra studiata per mettere in risalto i colori vivaci dei piatti, accentuando la dimensione ludica di un percorso degustazione che si svela in un crescendo di sorprese antitetiche. Le creazioni di Manuel sono una dedica a Catania, protagonista dagli antipasti ai dessert con la sua cultura popolare, le sue contraddizioni e i suoi profumi indistinguibili. Ricette povere, realizzate anche a partire dagli avanzi, diventano un volano mediatico e per il passaparola, chiamando in un vicolo sconosciuto intenditori e curiosi dal mondo (vicino a me sedevano due americani).

Passeggiata in via Plebiscito evoca la tradizione del cibo di strada e in particolare del panino con la carne di cavallo (per cui i catanesi vanno matti) attraverso un raviolo. Good morning in Catania è un tuffo nei sapori del mare e del vulcano: si affonda il cucchiaino in una stratificazione caleidoscopica di vongole, pomodoro, fichi e fichi d’India, mandorle e agrumi. Concezione da Tiffany ricorda il tuppo della brioche siciliana e custodisce tracce della memoria storica. Da provare anche il Tataki di pecora con i ricci di mare (la carne è eccezionale), Sognava di essere una cipollina (un bottone di cipolla sotto cenere), la Quaglia con aglio e scalogno e, superlativo, il Risotto al nero di…trippa.



U fucularu domenicale
Nel fine settimana, in città è tempo di convivialità e brace. Ogni domenica, tenetevi pronti, il cuoco catanese apre le porte di Concezione per un pranzo in perfetto stile siciliano. Sette passaggi tra aperitivo, amuse bouche, pane della casa caldo e fragrante da condividere con le mani, antipasto, due portate principali al profumo di fuoco (brace e barbecue sono protagonisti) e una selezione di raffinati dessert. Il prezzo è di 60 euro e il menù cambia ogni settimana in base al mercato. Lo troverete fino a giugno, poi di nuovo in autunno e nei mesi a venire. Fra i piatti ricorrono spesso Sognava di essere una cipollina, la bufala (no, non la mozzarella ma l’animale) e, dulcis non dulcis, il Cetriolo e cioccolato bianco alla brace.
