In un angolo della Brianza fuori dalle rotte turistiche, Alserio, si nasconde un luogo che merita una visita non solo per godersi un ottimo pranzo o una cena, ma per abbandonarsi ai ricordi e crearne di nuovi. Cà Mia, come suggerisce il nome, vuole essere una casa ritrovata: ogni dettaglio, dalla luce diffusa alle pietra delle pareti, passando per il legno dei soffitti e il camino acceso, ci fa sentire accolti e a nostro agio. Seduti comodi, non vediamo l’ora che l’avventura cominci.

In cucina, Simone Tanzi e Alessandro Cappelletti si muovono con la calma e la destrezza di chi ha talento e conosce profondamente il mestiere. Qui non si rincorrono mode, gli ingredienti non vengono snaturati e la realizzazione dei piatti avviene tenendo conto delle peculiarità di ciascun prodotto. Il linguaggio è quello della natura e la stagionalità è al centro. L’unica tendenza accolta con favore è quella, moderna, delle fermentazioni: queste giocano a favore dei cuochi, permettendo di sperimentare con una gamma più ampia di sapori e acidità. Non solo: le fermentazioni incrementano la salubrità degli ingredienti e ne prolungano la durata di conservazione, permettendo ai ristoranti di ridurre gli sprechi con le conserve.

I piatti si caratterizzano anche per le note esotiche, leggere e mai invasive: è il caso del Maialino con ananas e cardamomo, o dei Bottoni con mango e timo. Ciò che ne deriva è una proposta gastronomica da ricordare. Cosa ordinare? Tra tutti gli assaggi, io ho preferito il Salmerino in due atti: mi è stato servito, prima, in una versione più delicata con carote marinate e caviale d’arancia, poi alla brace con salsa koji a conferire profondità e umami. Oggi lo trovate in menù accompagnato da agretti e kombucha. Tra i piatti primaverili segnatevi la Linguina con limone e aglio orsino, il Fusillone con mascarpone e tarassaco, o ancora gli Asparagi con anice e burro.

Tra i menù degustazione è interessante il percorso vegetariano: Radicchio e ginepro è un inno alla terra, così come il Topinambur al cartoccio che troverete il prossimo inverno. I vegetali assumono un aspetto raffinato e un gusto elegante, complice la cottura lenta e controllata. Da provare le proposte alla brace, che rivelano tutto il potenziale del fuoco e i profumi del bosco nella loro essenza più verace. Attingendo dalla lista dei grandi classici, vale la pena provare il Pâté en croûte: una terrina di carni miste avvolta in una crosta dorata, con la gelatina di Moscato che aggiunge freschezza e una nota dolce. L’esperienza sensoriale è unica.

I dessert chiudono il cerchio con eleganza e un tocco di audacia: funghi, zucca ed elementi salati diventano protagonisti di creazioni dolci sorprendenti, capaci di restare impresse nella memoria.
