Aprile 25, 2025

Ca’ Mia: il ristorante che ridefinisce la tradizione brianzola tra fermentazioni e sapori della terra

Articolo di Chiara Borghi

In un angolo della Brianza fuori dalle rotte turistiche, Alserio, si nasconde un luogo che merita una visita non solo per godersi un ottimo pranzo o una cena, ma per abbandonarsi ai ricordi e crearne di nuovi. Cà Mia, come suggerisce il nome, vuole essere una casa ritrovata: ogni dettaglio, dalla luce diffusa alle pietra delle pareti, passando per il legno dei soffitti e il camino acceso, ci fa sentire accolti e a nostro agio. Seduti comodi, non vediamo l’ora che l’avventura cominci.

La sala del ristorante

In cucina, Simone Tanzi e Alessandro Cappelletti si muovono con la calma e la destrezza di chi ha talento e conosce profondamente il mestiere. Qui non si rincorrono mode, gli ingredienti non vengono snaturati e la realizzazione dei piatti avviene tenendo conto delle peculiarità di ciascun prodotto. Il linguaggio è quello della natura e la stagionalità è al centro. L’unica tendenza accolta con favore è quella, moderna, delle fermentazioni: queste giocano a favore dei cuochi, permettendo di sperimentare con una gamma più ampia di sapori e acidità. Non solo: le fermentazioni incrementano la salubrità degli ingredienti e ne prolungano la durata di conservazione, permettendo ai ristoranti di ridurre gli sprechi con le conserve

Lo staff

I piatti si caratterizzano anche per le note esotiche, leggere e mai invasive: è il caso del Maialino con ananas e cardamomo, o dei Bottoni con mango e timo. Ciò che ne deriva è una proposta gastronomica da ricordare. Cosa ordinare? Tra tutti gli assaggi, io ho preferito il Salmerino in due atti: mi è stato servito, prima, in una versione più delicata con carote marinate e caviale d’arancia, poi alla brace con salsa koji a conferire profondità e umami. Oggi lo trovate in menù accompagnato da agretti e kombucha. Tra i piatti primaverili segnatevi la Linguina con limone e aglio orsino, il Fusillone con mascarpone e tarassaco, o ancora gli Asparagi con anice e burro.

Salmerino, carote e agrumi

Tra i menù degustazione è interessante il percorso vegetariano: Radicchio e ginepro è un inno alla terra, così come il Topinambur al cartoccio che troverete il prossimo inverno. I vegetali assumono un aspetto raffinato e un gusto elegante, complice la cottura lenta e controllata. Da provare le proposte alla brace, che rivelano tutto il potenziale del fuoco e i profumi del bosco nella loro essenza più verace. Attingendo dalla lista dei grandi classici, vale la pena provare il Pâté en croûte: una terrina di carni miste avvolta in una crosta dorata, con la gelatina di Moscato che aggiunge freschezza e una nota dolce. L’esperienza sensoriale è unica.  

La brace

I dessert chiudono il cerchio con eleganza e un tocco di audacia: funghi, zucca ed elementi salati diventano protagonisti di creazioni dolci sorprendenti, capaci di restare impresse nella memoria.

Finferli, cioccolato bianco e lamponi