A Torino, a pochi passi da Piazza Vittorio Veneto e dalla Gran Madre, il ristorante Azotea è un luogo fuori dagli schemi, raffinato e vivace. Il nome “Azotea” nasce in Liguria, nel 2021, da un’idea dei proprietari Noemi Dell’Agnello, toscana, e Matteo Fornaro, vercellese. Ispirati dalla scena gastronomica sudamericana e dalla filosofia della cucina nikkei, scelgono la loro direzione: portare a Torino un connubio di mondi lontani, il Giappone e il Perù, attraverso una cucina curiosa, libera e fortemente espressiva. «Del mondo nikkei mi affascina la linea sottile tra ciò che si può e non si può fare», ci racconta Noemi, capo sala. Il suo tocco gentile si respira nei tre diversi ambienti, ciascuno con la propria personalità tra rimandi tropicali, colori caldi e suggestioni vintage. Ci si può accomodare dove si preferisce.

Matteo, invece, dopo anni di esperienza e ricerca oggi porta in città una mixology matura e originale, costruita su tecniche artigianali e rare – fermentazioni, shrub, infusioni – in sintonia con la proposta gastronomica. In cucina, lo chef Alexander Robles, originario di Cuzco, Perù, dà forma alla sua personale interpretazione del mondo nikkei. Proveniente da una famiglia con radici giapponesi, Alexander cresce tra i fornelli dei ristoranti dei nonni, per poi viaggiare tra Italia, Perù, Messico, Francia e Arabia Saudita, fino a tornare a Torino, dove dal 2022 guida la cucina di Azotea. Come i cocktail di Matteo e l’accoglienza di Noemi, anche la cucina di Alexander è un invito a superare i confini, per scoprire sapori inaspettati e nuove armonie tra sapidità, dolcezza e acidità inaspettate.

Tutti matti per il Sips pairing
L’esperienza sensoriale comincia analizzando la carta cocktail: sapide, dolci, leggere o spinte, le creazioni liquide di Azotea valorizzano e bilanciano perfettamente i sapori dei piatti della cucina. Ecco perché non dovete perdere il “sips pairing”, ovvero il percorso degustazione con i cocktail in abbinamento. Tra le tapas, vale la pena ordinare le Empanadas Japolatinas caratteristiche dello street food sudamericano, servite con pollo saltato e oyster sauce. Un assaggio sospeso tra Tokyo e Lima. Proseguite con il Katsu sando: tra i panini più originali di Torino, dove la lingua di vitello sposa la maionese al chipotle, il huacatay e la muna andina per un matrimonio di sapori che racconta a pieno la poetica nikkei. E poi i Tacos di manzo, con costine brasate, chipotle, aji mirasol e guacamole. Intenso e speziato. L’assaggio più memorabile? Il Chavín de Huántar, un piatto che prende il nome dall’antico centro cerimoniale peruviano. La sua preparazione unisce mare e terra — galletto, vongole, peperoncino charapita, aji mirasol, farina di mais giallo, uovo pochè e agretti — in un rito di sapori ancestrali e moderni, simbolo della filosofia di Azotea.

E per chi ama le emozioni forti, il Piccione con albicocche essiccate e il suo fondo è un secondo piatto che racconta intensità e introspezione. Lato drink, il cocktail Double Trouble sorprende con una delle accoppiate più particolari mai testate: bourbon Bulleit e sakè Junmai Edo Genshu — un fermentato giapponese originario del Seicento.
