Ottobre 9, 2025

Abbiamo provato Veramente a Milano. Ecco qual è l’assaggio da non perdere

Articolo di Rebecca Bruni

L’insegna promette autenticità e sostanza, con un décor che richiama l’atmosfera dei locali anni Settanta, tra boiserie rossa, volte in mattoni a vista e foto storiche appese alle pareti. Veramente ha aperto i battenti a Milano, in via Palermo 11, negli ex locali della Pizzeria Nazionale, poco più di un anno fa ed è già diventato uno dei punti di riferimento della città. Il ristorante nasce dall’idea di un gruppo di giovani imprenditori: Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già fondatori de Il Mannarino (la prima catena di macellerie con cucina) e i fratelli Filippo e Marco Mottolese, ideatori di Miscusi, il format specializzato in pasta fresca. Per il menù, che assicura “il gusto autentico della cucina italiana”, si sono affidati alla consulenza di Andrea Berton. Dietro la vetrata della cucina a vista, si muove il trentenne Rosario Miccolis, ex allievo dello chef stellato. 

I piatti della tradizione 

Sfogliare la carta dei piatti è un piacere per l’anima. Le portate sono semplici e rievocano i ricordi d’infanzia: il risotto giallo e i maccheroni cacio e pepe, l’immancabile costoletta e i saltimbocca con il loro sughetto, fino alle fragole con panna e alla torta di nocciole. Qui la spontaneità delle ricette prevale sui virtuosismi dell’impiattamento, e l’attenzione per le pietanze si assapora ad ogni boccone. L’unico vezzo che il locale si concede è qualche sporadico show cooking: i pici al ragù vengono mantecati al tavolo, il gelato al fiordilatte è guarnito al momento con salse e croccanti a scelta.  

La pizza scrocchiarella: una fetta tira l’altra 

Del menù ricco e variegato, una ricetta mi ha incuriosito al punto da soffrire una lista d’attesa lunga due settimane, prima di potermi sedere nella saletta rossa, piccola e accogliente, con il buffet rosso laccato. Avevo già adocchiato la mia conquista sul profilo Instagram del ristorante, in un post che recitava “la tua vera buona abitudine”. E così è stato: in pochi mesi sono tornata altre tre volte. Nel reel, lo chef preparava una pizza (che poco più tardi avrei scoperto essere squisita, l’assaggio da non perdere) con fiori di zucca, mozzarella fiordilatte e colatura di alici. Il cornicione, alla maniera romana, è stata la svolta: croccantissimo, ma non secco, cotto al punto giusto e non esageratamente unto.  Le pizze – o focacce come dir si voglia – sono poche ma tutte gustose: alla classica Bufalina si affiancano la Biancorossa con culatta e burrata, l’Arrabbiata e la Non Sono Capricciosa, guarnita con fiordilatte, prosciutto cotto, funghi alla brace e parmigiano. La pizza arriva già tagliata in otto spicchi, invogliando alla condivisione, anche se, come si legge sul menu, “una fetta per me e l’altra pure”.