Può un ristorante all’interno di uno degli hotel più esclusivi di Milano regalare un’esperienza davvero informale, giovane e senza (troppe) pretese? Ce lo siamo chieste sedute a tavola da Da Niko, il nuovo ristorante di Niko Romito al Bvlgari Hotel Milano. La risposta è arrivata alla fine della cena, quando lo stesso Romito — cuoco con tre stelle Michelin al Reale in Abruzzo — si è seduto accanto a noi, rilassato, e ha chiesto: «Allora ragazzi, vi siete divertiti?». Un gesto spontaneo che racconta bene lo spirito del progetto. Dal primo settembre il ristorante ha cambiato nome, volto e identità, lasciandosi alle spalle l’impostazione più formale de Il Ristorante – Niko Romito per costruire un’esperienza più calda, conviviale e accessibile. Il nome lo suggerisce già: Da Niko, come le insegne di famiglia, lineare e diretto, a evocare una cucina più immediata senza rinunciare alla tecnica e alla raffinatezza del mondo Bvlgari.

Una nuova (lussuosa) casa milanese
Prima ancora di arrivare a tavola, Da Niko rivela la sua nuova identità. L’obiettivo è ricreare l’atmosfera di una casa milanese: un ambiente intimo, raccolto, dove il design entra in modo naturale. All’ingresso spicca un enorme vaso di Gio Ponti, rarissimo pezzo degli anni ’20 della serie La Venatoria. Gli interni, curati da ACPV ARCHITECTS, giocano con legno di teak, tonalità terracotta e arredi scelti con cura. La stessa attenzione arriva fino alla tavola, con i piatti della collezione Diva, sviluppati in esclusiva da Ginori 1735. Fuori, il giardino segreto del Bvlgari aggiunge un ultimo tocco di verde a questa oasi nel cuore di Milano.

Dall’Abruzzo al Nord
La cucina di Romito nasce da una domanda apparentemente semplice: come togliere il superfluo da un piatto valorizzando l’essenzialità del gusto? La sua storia inizia in Abruzzo, nel ristorante di famiglia, dove torna dopo aver interrotto gli studi di Economia. Insieme alla sorella Cristiana prende in mano il Reale di Rivisondoli e comincia a delineare una cucina fatta di ricerca, tecnica e sottrazione. Nel 2011 trasferisce il Reale a Castel di Sangro, nell’ex monastero di Casadonna, e nel 2014 conquista la terza stella Michelin.

Da allora la sua ricerca si è ampliata, ma il principio è rimasto lo stesso: lavorare sulla complessità per arrivare a una cucina semplice, leggibile, comprensibile a tutti.
A Milano questa filosofia incontra una tavola informale, senza percorsi degustazione rigidi. L’ospite sceglie alla carta, ordina ciò che desidera e riscopre il piacere più autentico del cibo: stare insieme, condividere, godersi la compagnia prima ancora della tecnica.
Condivisione, grandi classici e il rito della scarpetta
Siamo state tra le prime a provarlo e, piatto dopo piatto, abbiamo scoperto la nuova filosofia di Da Niko. La prima novità è il modo in cui i piatti arrivano: non più un percorso degustazione, ma preparazioni pensate anche per essere condivise. Un modo più libero di vivere la cena, meno formale e più conviviale. Romito parte dai grandi riferimenti della cucina italiana, eliminando ciò che non serve e lasciando vivi sapori e ingredienti.
Gli antipasti raccontano subito questa direzione: gamberi rossi con ricotta, pepe rosa e dragoncello; pan brioche con astice, sedano e lattuga marinata; carpaccio di tonno con pomodoro e basilico; polpette di vitello con salsa verde. A chiudere, la pizza fritta con pomodoro e parmigiano: croccante, leggerissima, irresistibile. Comfort food e lusso, street food e raffinatezza: proprio come Bvlgari.

I primi e i secondi proseguono sulla stessa linea. I mezzi paccheri con scampi e rosmarino sono equilibrati, profumati ma puliti. La sogliola con limone, capperi e prezzemolo è delicata, essenziale, centrata. A scortare la cena c’è l’immancabile pane di Romito, perfetto per uno dei piccoli piaceri che raccontano meglio il nuovo corso del ristorante: la scarpetta. Qui non solo è concessa, ma quasi incoraggiata. Un segnale semplice, ma chiarissimo, che l’atmosfera è davvero cambiata.
Il dessert è una brioche calda con zabaione e gelato al pistacchio: un dolce diretto, senza effetti speciali, che chiude bene una cena costruita intorno all’idea di tornare a una cucina riconoscibile.

Il nostro verdetto
Da Niko non è — e non vuole essere — una trattoria nei prezzi: il conto riflette gli standard e l’esclusività del mondo Bvlgari. Ma se vi state chiedendo se valga la pena prenotare, la risposta è sì. È un modo contemporaneo di intendere l’alta cucina italiana: dinamico, giovane, divertente. Ci si va per mangiare bene, condividere i piatti e ritrovare il piacere della convivialità, senza formalità e senza sentirsi osservati. Il tutto assaggiando la cucina di uno dei cuochi più amati del mondo, capace di mettere d’accordo passato e futuro, tradizioni e generazioni. Il nuovo Da Niko piace a tutti: critici, grandi chef, habitué dell’alta cucina, ragazze e ragazzi alle prime esperienze, amanti dei sapori semplici, e anche le nostre nonne che vogliono piatti riconoscibili.