Maggio 12, 2026

Abbiamo provato il menù primaverile di Osteria Italia: un piccolo locale nel centro storico di Erba che sa come farsi ricordare

Articolo di Sofia Colombo

«Gh’è de mangià ben!» — qui dentro si mangia bene, ma anche goditi la vita, perché passa in un attimo. È la premessa che accoglie chi entra da Osteria Italia, nel cuore di Erba, in provincia di Como, e che all’uscita trova piena conferma.

Dall’amicizia tra Paolo Cavalleri e Riccardo Sironi nasce un progetto che riporta al centro la dimensione più autentica e domestica dell’osteria italiana. Non solo un luogo dove mangiare, ma uno spazio di relazione: quotidiano, conviviale, dove il tempo sembra rallentare attorno al tavolo.

Osteria Italia

Un’atmosfera che fa sentire a casa

L’ambiente è quello giusto: informale, caldo, immediato. Una trentina di coperti distribuiti su tavoli in legno ravvicinati restituiscono subito l’idea di condivisione.  
Qui si viene accolti più come ospiti di famiglia che come clienti, grazie a una sala giovane e ben orchestrata, guidata da Riccardo Sironi, presente col sorriso ma senza mai risultare invadente.

L’estetica richiama le case di una volta — pareti rosse e bianche, sedie e tavoli in legno, pavimenti piastrellati — ma trova un equilibrio con dettagli più contemporanei: tovagliette ricamate, calici ricercati, tovaglioli in stoffa.  
Un’osteria che non gioca a fare la nostalgica, ma che aggiorna la tradizione con coerenza, divertendosi e divertendo.

La cucina: evviva la tradizione lombarda

La proposta di Fabio Rigamonti si muove nel perimetro della tradizione lombarda, seguendo la stagionalità senza che questo costituisca un limite. La biodiversità qui diventa ricchezza, creatività, ispirazione costante.  

La carta è essenziale ma identitaria: paste fresche, risotti, secondi che raccontano il territorio. Iniziamo con un fuori menu: uovo barzotto con crema di piselli. Semplice, ben eseguito, perfetto con il pane caldo e l’olio — la scarpetta è inevitabile. Un omaggio alla primavera.

Tra i primi, il risotto è il vero punto di forza. La versione con fiori di zucca e Franciacorta, arricchita da mandorle, dragoncello e tartufo nero, è avvolgente e strutturata: una sensazione piena ma equilibrata, dove la tecnica sostiene il gusto.

Risotto con fiori di zucca, Franciacorta, mandorle e tartufo nero

Un piccione in Osteria

Più ambiziosa — soprattutto per il contesto di un’osteria — la proposta del piccione con rapa bianca, mirtillo rosso e maionese affumicata.
Ottima materia prima, buona cottura, toni ferrosi e affumicati ben bilanciati dalla freschezza della rapa e dall’acidità del mirtillo. L’unico difetto l’abbiamo trovato nella salsa, che a nostro avviso rischia di coprire parzialmente il gusto della carne. Un piatto interessante, centrato nell’idea e a suo modo rivoluzionario, ancora perfezionabile nell’equilibrio complessivo.

Piccione con rapa bianca, mirtillo rosso e maionese affumicata.

In chiusura: torta di rose con gocce di cioccolato. Una scelta che rispecchia l’identità del locale: semplicità, comfort, niente fronzoli, solo sapori di casa.

Cantina e mixology: tradizione e novità dialogano

La cantina conta circa settanta etichette, con un focus su Lombardia e regioni limitrofe.  
Il banco mixology introduce invece una dimensione più contemporanea, mostrando un’altra faccia del progetto: un’osteria che resta fedele alla propria natura, ma non teme di dialogare con il presente e fare quel passettino in più per farsi ricordare.

La selezione di bottiglie