Avete presente quando uscite da un ristorante e sapete già che ci tornerete? A noi è successo con Cou Cou, tra le ultime aperture nel panorama gastronomico torinese; un ristorante che ha messo radici con un’identità forte e riconoscibile: cucina francese declinata in chiave conviviale, spontanea e contemporanea.
Il nome stesso – Cou Cou, il saluto informale francese – racconta subito l’approccio del locale: un luogo lontano da ogni forma di rigidità, dove non si celebra l’alta cucina in modo austero, ma si abbraccia la naturalezza dei bistrot tradizionali parigini tra piattini da condividere, un’atmosfera rilassata e sapori autentici.

Tre anime, un’unica visione
Dietro il progetto ci sono tre personalità diverse, ma complementari. Luca, il cuoco, costruisce il menu partendo da una selezione accorta della materia prima: ogni mattina incontra personalmente fornitori e produttori locali, facendosi consigliare i migliori ingredienti del giorno. Il risultato è una proposta dinamica e sempre nuova, dove la tecnica francese incontra la stagionalità e la freschezza dei prodotti piemontesi. Martina, sommelier con un passato importante da Ristorante Condividere, una stella Michelin, firma una carta vini sorprendente. Il suo consiglio è sempre centrato: che si tratti di un bianco minerale francese o di un rosso più strutturato, l’abbinamento è studiato per accompagnare in maniera mutualistica il cibo. Giovanni completa il trio con la sua passione per la mixology: in carta troviamo grandi classici accanto a cocktail stagionali che giocano con infusioni, affumicature e richiami d’oltralpe.

Petit plats: il piacere della condivisione
Il viaggio inizia con i petit plats, che raccontano l’essenza dell’influenza francese: acciughe su crostini e burro, panissa “marseillaise”, sauce béarnaise servita con verdure acidulate e olio all’alloro, zuppa di cipolle; ogni piattino è un rimando a una regione diversa e alla memoria gastronomica di ciascuna. Iconica la crocchetta di patate e cipolle con cuore filante di Reblochon e pancetta croccante: un omaggio alla tartiflette, ricca, avvolgente e profondamente alpina. Potremmo fermarci qui, dopo qualche entrée e una bottiglia di vino condivisa; ma il menu invita a proseguire.

I plats: tecnica francese, cuore piemontese
Tra i piatti signature spicca l’oeuf poché: uovo cotto a bassa temperatura servito con fonduta di Reblochon, funghi arrosto, fondo vegetale e olio al rosmarino. Sapori caldi, profondi, confortanti. Un assaggio che profuma di fromage e trasporta immediatamente a Parigi, tra le rue del centro città.

Da provare, poi, le crevettes barbecue: ditaloni rigati cotti in bisque di gambero con tartare di crostaceo, olio affumicato, cipolla bruciata, crème fraîche e crema di teste. Una portata intensa, stratificata, ma sorprendentemente equilibrata tra affumicatura, piccantezza e umami.

Proseguendo si incontrano riferimenti più dichiarati alla tradizione francese: è il caso del cassoulet, una salsiccia di suino alla brace accompagnata da stufato di fagioli borlotti, cotenna e pancetta di maiale, olio all’alloro e insalata di cavolo viola acidulata. O ancora, il morue confit: cuore di merluzzo cotto in ridotto di pesce e condito con senape di Dijon, proposto con zucca arrostita, la sua crema e cime di rapa al forno. E come non menzionare il puree di pommes de terre? Filante, burroso, saporitissimo.
Dolce epilogo
Si chiude in bellezza con una generosa bomba di profiterole, avvolta da salsa al cioccolato; oppure con una tarte citron che ricorda la crème brûlée: croccante in superficie, cremosa e scioglievole all’interno.

Coucou non è una caricatura della Francia e non è un esercizio di stile: è un bistrot autentico, dove tecnica impeccabile e leggerezza convivono in perfetta armonia, senza ostentazione o troppe pretese. Ecco perché vi verrà voglia di tornarci sempre.