Luglio 10, 2026

A Sermoneta c’è una “trattoria libera” con un giardino segreto e una grotta del vino

Articolo di Rebecca Ranghi

A meno di un’ora da Roma il rumore si attenua. Sermoneta non è un borgo “scenografico” nel senso costruito del termine: è un posto vero, di pietra e silenzi, dove ci si ritrova a parlare più piano senza nemmeno accorgersene. Poi si arriva sulla via principale e c’è Il Pomarancio – Trattoria Libera. E qui succede subito una cosa: cambia l’atmosfera.

Da fuori sembra una trattoria nel centro storico, ma appena si entra si apre un giardino nascosto, circondato dal verde, che non ci si aspetta nel cuore del paese. E soprattutto c’è una cosa rara: il silenzio naturale. Non quello artificiale creato dall’isolamento acustico, ma quello in cui si sentono solo vento, fruscii, frigolii, animali. Una bolla incontaminata.

“Trattoria Libera” non è uno slogan

Il Pomarancio nasce da un’idea: costruire una trattoria contemporanea senza rigidità, senza incasellarsi in ciò che “dovrebbe essere” una trattoria. “Libera” significa questo: niente nostalgia forzata, niente finta tradizione,  niente piatti costruiti per impressionare. Solo una cucina che si muove tra memoria, territorio e gusto vero.

Dietro c’è Matteo Pistilli, classe ’95, che a 23 anni sceglie una cosa non proprio scontata: restare a Sermoneta e riaprire un locale storico del borgo. Non scappare verso le città, non cercare il “posto giusto”, ma costruire lì qualcosa di suo. E questa scelta si sente in tutto.  

Matteo Pistilli – Courtesy Il Pomarancio

Non è un progetto pensato a tavolino: è un posto cresciuto nel tempo. E poi c’è la parte più bella: è una storia di famiglia. La mamma Fernanda che fa i dolci come se fosse domenica a casa, papà Marco che passa nel weekend, la sorella Alessia in sala. Tutto molto reale.

La grotta del vino

Qui succede una cosa particolare: non esiste una carta dei vini tradizionale. Si scende in una grotta sotterranea e si scelgono le bottiglie direttamente lì. Ma non è un’idea pensata per stupire: è un pezzo di storia del borgo, un ambiente recuperato che in origine era un pozzo per l’acqua e che nel tempo ha avuto varie vite. E mentre si scende, il ristorante cambia livello. Sopra c’è la piazza. Sotto c’è qualcosa che sembra raccontare un’altra epoca.

Una grotta sotterranea – Courtesy Il Pomarancio

Mangiare bene, con calma

Si parte con un benvenuto semplice ma centrato: pane fatto dal cuoco, salumi e formaggi locali. Il pane è uno di quei dettagli che restano, soprattutto se chi lo prepara è un esperto di panificazione. Qui arriva in due versioni: una più classica, perfetta per accompagnare tutto senza pensieri; l’altra più morbida, leggermente burrosa, con una freschezza che si percepisce già a guardarla.

Pane casereccio – Courtesy Il Pomarancio

La panzanella con peperoni, pomodori e crema di fagioli cannellini locali è fresca, diretta. La crema di fagioli è il dettaglio che la rende più morbida, più rotonda, senza toglierle leggerezza. Il piatto che resta più impresso, però, è il tortello di ricotta di bufala con ragù. Qui si sente proprio il lavoro fatto bene: pasta, ripieno e ragù hanno un equilibrio. In bocca è pieno ma delicato allo stesso tempo.

Tortello di ricotta di bufala e ragù – foto di Rebecca Ranghi

Lo gnocco acqua e farina con crema di cipolle, guanciale e polvere di peperone è la sorpresa del percorso. Sulla carta sembra un piatto intenso, quasi deciso. In realtà è molto più equilibrato di quanto ci si aspetti: tutto è presente, ma nulla sovrasta in bocca. Ci ha conquistate. 

Gnocco acqua e farina – Courtesy Il Pomarancio

La cotoletta di maiale di Amaseno con funghi trifolati e insalata selvatica sigilla il percorso con un tono più diretto e goloso. Panatura croccante, funghi intensi, insalata selvatica che aggiunge quella nota verde che evita qualsiasi pesantezza. La cheesecake basca alle pere chiude con la stessa idea di cucina vista durante tutto il pranzo: pochi elementi, ben scelti e valorizzati. Morbida, cremosa, in armonia. Le pere aggiungono freschezza e rendono il finale armonioso.

Cheesecake basca e pere – foto di Rebecca Ranghi

Il Pomarancio è un luogo che rallenta. Che ti rallenta. Quando si esce, la cosa che resta non è un singolo piatto, ma la sensazione di aver respirato più piano. E così torna la fretta — ma la fretta di tornare.