Dici Rimini e pensi a ombrelloni, lettini, discoteche, spiagge affollate. La Riviera d’estate è una macchina perfetta del divertimento di massa, un’immagine potente e difficile da scalfire. Forse è per questo che l’altra Rimini — quella della darsena, del porto, dei cuochi che il mare lo rispettano tutto l’anno — resta più silenziosa, quasi appartata.
Da Lucio, una stella Michelin, vive proprio lì: ancorato agli scogli, proteso verso l’orizzonte, fedele a una cucina di mare che Jacopo Ticchi porta avanti con coerenza e convinzione. Non è un localino stagionale né un’appendice dell’estate: è un ristorante vero, con la R maiuscola, che ha scelto l’acqua come linguaggio.

Ed è qui che, una domenica mattina, abbiamo provato una colazione fuori dall’ordinario. Non il solito caffè e cornetto. Le porte si sono spalancate alle 8:30, sia per chi voleva sedersi in sala sia per chi preferiva l’asporto da gustare sugli scogli o in spiaggia. Dentro, due lunghe tavolate imbandite accoglievano gli ospiti con una prima sfilata di dolci e salati.
La qualità degli ingredienti si percepiva a vista: colori vivi, materie prime eccezionali, presentazioni curate da ristorante. Ogni boccone confermava ciò che all’occhio era già chiaro.

Abbiamo cominciato con una bevanda al mango e lemon grass, fresca, luminosa, capace di risvegliare i sensi. Poi ci siamo alzate, piatto in mano, e siamo andate in esplorazione: croissant fragranti, marmellate, torta di rose e torta di mele che profumavano di casa, di forno acceso, di mattine lente.
Ma è nel salato che emergeva la mano di Ticchi, e con essa la Rimini più autentica, quella che col mare ha un rapporto viscerale. Il pescato in crosta era, come lo definisce lo stesso cuoco, “stravolgente”: una preparazione che non ti aspetti a colazione e che proprio per questo resta impressa. L’involucro era dorato, l’interno morbido e saporito, il pesce avvolto da una crema ai funghi delicata e decisa allo stesso tempo. Un equilibrio che parlava di tecnica e passione.
Accanto, una focaccia con pomodorini solo apparentemente semplice: soffice come una nuvola, con un’acidità gentile che bilanciava la morbidezza dell’impasto. Una di quelle preparazioni che rivelano la cura in ogni passaggio, dall’impasto alla cottura.

I carpacci portavano in tavola freschezza e precisione, fedeli alla filosofia di Ticchi, che ha trasformato il pesce in un oggetto del desiderio, protagonista assoluto della sua cucina. A Rimini il pesce non è mai stato un lusso: è cultura, abitudine, memoria. Qui torna in forma essenziale, nitida, marina.
E poi una torta di verdure dalla forma floreale: ogni strato diventava un petalo, e insieme componevano una rosa elegante, dove la forza degli ortaggi si fondeva alla delicatezza della pasta.

La colazione in mezzo al mare
Quella che abbiamo provato è stata un’edizione speciale. Negli anni Ticchi e il suo staff hanno ospitato colazioni con Stefano Guizzetti di CiaccoLab, Forno Brisa, Marchesi 1824.
Oggi il buongiorno di Da Lucio si può assaporare dove si preferisce: sugli scogli, in spiaggia, a casa. Da qualche mese il ristorante ha ripreso a proporre appuntamenti mensili con ricette dedicate: l’ultimo, inaugurale dell’estate, proponeva un menu d’asporto con pan brioche e prosciutto di mora romagnola, muffin sfogliato con crema di nocciole pralinate, toast ricciola e salsa di pomodoro arrosto, e tra i dolci torta di pesche e mandorle e treccia al cioccolato. Da bere, caffè filtro, cold brew, succhi di Marco Colzani.

La nostra Rimini è questo: il cibo come linguaggio condiviso, il mangiare insieme come gesto naturale. La piadina tagliata a pezzi per assaggiare tutto, il pranzo sotto l’ombrellone, la convivialità come forma di vita. Eppure, quando quella stessa cultura si affina e diventa ricerca, quando prende la forma di una colazione stellata sulla darsena, con il mare davanti e il piatto tra le mani, riesce ancora a sorprendere. Da Lucio lo dimostra: anche la colazione può essere un’esperienza da ricordare; non solo: un modo giovane e inclusivo per approcciarsi a una grande cucina, assaggiando lavorazioni d’eccellenza senza troppe formalità (e con una spesa contenuta).
