Luglio 9, 2025

A Milano ha aperto un ristorante di cui non possiamo più fare a meno

Articolo di Anna Malafronte

Dal risotto alla milanese proprio non me l’aspettavo: pensavo ormai di conoscerlo, con il suo colore giallo vivo, la mantecatura all’onda perfetta, gli aromi inebrianti dello zafferano e del burro. A Milano si trova dappertutto, classico o rivisitato secondo i nuovi dogmi della cucina contemporanea. Quello assaggiato da Speciale Osteria — novità in città —, però, era diverso: più vellutato, morbido e profondo, servito su un piatto che sembrava uscito dalla credenza della nonna. A tratti, mi sembra di riuscire a sentire ancora il suo sapore, tuttora vivo nella memoria. L’ho capito al primo boccone: non ero capitata in una nuova Osteria qualunque, ma in un luogo autentico, con una storia da raccontare.

Il risotto alla milanese di Speciale Osteria

Come le Osterie di una volta 

Siamo in zona Isola, storicamente cuore operaio della città, abitato da ferrovieri, artigiani, muratori. Un microcosmo fatto di case di ringhiera, cortili condivisi, botteghe dove ci si salutava per nome, e un’intensa vita di vicinato. Qui si mangiava milanese: cibo povero ma genuino. Le osterie erano l’anima del quartiere, luoghi dove il pasto era socialità, cultura, identità collettiva. Proprio qui ha trovato casa Speciale Osteria, un rifugio della memoria dove ogni dettaglio racconta un passato fatto di semplicità, calore e genuinità. Mattoni a vista, paralumi in lino, pavimento in cementine: ogni elemento d’arredo sembra sussurrare storie di famiglia, feste di cortile, tavolate lente della domenica. 

Gli interni del ristorante

La tradizione milanese, quella vera

La proposta gastronomica ruota attorno ai piatti tipici della cultura milanese, con incursioni romagnole che si integrano con armonia. I mondeghili con maionese allo zafferano e il Vitello tonnato aprono il pasto con un’esplosione di sapori familiari, che riflettono l’identità di Milano nel piatto. Il Risotto alla milanese con midollo e gremolada accarezza il palato, le Strettine tirate a mano, condite con ragù tradizionale cotto 8 ore, raccontano di una pazienza oggi quasi perduta. E che dire del tiramisù, servito al tavolo direttamente dalla teglia in ceramica: il cucchiaio che affonda sondando gli strati, le chiacchiere del personale che accompagnano la scena; quello del dolce è un momento magico. Così Speciale Osteria custodisce tra le sue mura il calore dell’ospitalità popolare milanese, contribuendo a preservare la memoria storica di un quartiere: una forma di resistenza culturale che passa dai piatti e attraverso di essi si racconta, in un luogo dove la nostalgia del passato anima il lavoro di tutti i giorni. E quel risotto, ancora oggi, lo ricordo come si ricordano certe parole d’amore: quelle sussurrate sottovoce, sfiorando con le labbra l’orecchio.

I mondeghili e il pane fatto in casa