Aprile 15, 2025

A Milano c’è un ristorante con cocktail bar dove sentirsi newyorkesi per un giorno (mangiando anche sushi)

Articolo di Valeria Gorgos

Tra il Duomo e il Castello Sforzesco si nasconde un luogo che sfugge alla vista se non vi ci si reca intenzionalmente: Casa Camperio, in una vietta tra i palazzi storici che fiancheggiano Corso Magenta e via San Giovanni sul Muro. Un locale dagli interni sofisticati e dall’atmosfera vibrante, intrisa di quell’energia tipica dei cocktail bar newyorkesi. Il consiglio è di andarci la sera a cena, o per l’aperitivo. Ma in realtà ogni momento della giornata trova la sua dimensione ideale: dall’esperienza del pranzo, per un’elegante pausa metropolitana, al dopocena, con un percorso di sapori da esplorare cocktail dopo cocktail.

Casa Camperio – foto di Veronica Carozzi

I materiali di pregio, le luci morbide e il design artigianale dell’ambiente definiscono un’identità stilistica che intreccia due mondi apparentemente lontani in perfetto equilibrio visivo: l’essenzialità silenziosa del Giappone, da un lato, e la ricchezza espressiva di New York, dall’altro. Dalle tonalità color tabacco al mobilio americano anni Sessanta, ogni elemento contribuisce a creare uno spazio intimo e discreto dove rifugiarsi. E poi c’è l’offerta enogastronomica, che unisce la vivacità di una mixology cosmopolita a una cucina a metà tra Occidente e Oriente.

Ravioli ripieni di ossobuco con salsa allo zafferano, midollo e polvere di soia allo yuzu – foto di Veronica Carozzi

I piatti sono firmati da Roberto Conti, cuoco di grande esperienza che ha messo a punto per il locale un progetto culinario inedito. La sua visione prende forma in un menù all’insegna della tradizione milanese, ma con uno sguardo contemporaneo che presta attenzione alla stagionalità e alle peculiarità delle materie prime. Ogni portata è pensata per emozionare e raccontare storie, con una sensibilità che unisce radici e gusto per il nuovo.

Costoletta di vitello alla milanese, Bernese e mizuna – foto di Veronica Carozzi

A portare avanti il lavoro di tutti i giorni c’è una brigata giovane e appassionata, capitanata dai cuochi Giuseppe Giovenco e Vincenzo Ferrara. Con gesti meticolosi e ottime idee, i due si dilettano nella presentazione di una cucina essenziale e precisa, dalle sfumature colorate e diversa ogni mese. Un invito a rallentare e ad ascoltare il tempo della tavola, prestando attenzione alle conversazioni e al piacere dello stare insieme. Tra i dettagli più entusiasmanti c’è la cucina a vista: una vetrata trasparente unisce chi cucina e chi assaggia, chi lavora e chi riposa, chi dona e chi riceve, rendendo la sala interattiva e in movimento. Il menù offre percorsi da condividere, con piattini da scoprire e assaggiare insieme. C’è anche un crudo bar dove trova massima espressione la tecnica giapponese, con ottimi sashimi del giorno e sushi roll.

Tra i nigiri preferiti dello chef: riso, Unagi e aceto balsamico – foto di Veronica Carozzi

Completa l’esperienza il cocktail bar (che in realtà è protagonista), sotto la direzione esperta di Andrea Lascatti Busato. Dodici miscele raccontano un lavoro di ricerca che punta su ingredienti selezionati, tecniche all’avanguardia e suggestioni internazionali. L’influenza giapponese torna, discreta e precisa, nella pulizia delle preparazioni e nell’estetica delle presentazioni. Tra la sala principale e il salottino del bar, ci si può accomodare al bancone in legno, immerso nel ritmo vivace del locale, oppure godere della quiete di un angolo più appartato.

Andrea Lascatti Busato – foto di Veronica Carozzi

Tirando le somme, qui si viene per mangiare bene, certo, ma anche per sentirsi accolti in modo diverso: meno affannato, più limpido e sincero – un po’ come i loro cocktail.

Cocktail Tomatini – foto di Veronica Carozzi