Tra il Duomo e il Castello Sforzesco si nasconde un luogo che sfugge alla vista se non vi ci si reca intenzionalmente: Casa Camperio, in una vietta tra i palazzi storici che fiancheggiano Corso Magenta e via San Giovanni sul Muro. Un locale dagli interni sofisticati e dall’atmosfera vibrante, intrisa di quell’energia tipica dei cocktail bar newyorkesi. Il consiglio è di andarci la sera a cena, o per l’aperitivo. Ma in realtà ogni momento della giornata trova la sua dimensione ideale: dall’esperienza del pranzo, per un’elegante pausa metropolitana, al dopocena, con un percorso di sapori da esplorare cocktail dopo cocktail.

I materiali di pregio, le luci morbide e il design artigianale dell’ambiente definiscono un’identità stilistica che intreccia due mondi apparentemente lontani in perfetto equilibrio visivo: l’essenzialità silenziosa del Giappone, da un lato, e la ricchezza espressiva di New York, dall’altro. Dalle tonalità color tabacco al mobilio americano anni Sessanta, ogni elemento contribuisce a creare uno spazio intimo e discreto dove rifugiarsi. E poi c’è l’offerta enogastronomica, che unisce la vivacità di una mixology cosmopolita a una cucina a metà tra Occidente e Oriente.

I piatti sono firmati da Roberto Conti, cuoco di grande esperienza che ha messo a punto per il locale un progetto culinario inedito. La sua visione prende forma in un menù all’insegna della tradizione milanese, ma con uno sguardo contemporaneo che presta attenzione alla stagionalità e alle peculiarità delle materie prime. Ogni portata è pensata per emozionare e raccontare storie, con una sensibilità che unisce radici e gusto per il nuovo.

A portare avanti il lavoro di tutti i giorni c’è una brigata giovane e appassionata, capitanata dai cuochi Giuseppe Giovenco e Vincenzo Ferrara. Con gesti meticolosi e ottime idee, i due si dilettano nella presentazione di una cucina essenziale e precisa, dalle sfumature colorate e diversa ogni mese. Un invito a rallentare e ad ascoltare il tempo della tavola, prestando attenzione alle conversazioni e al piacere dello stare insieme. Tra i dettagli più entusiasmanti c’è la cucina a vista: una vetrata trasparente unisce chi cucina e chi assaggia, chi lavora e chi riposa, chi dona e chi riceve, rendendo la sala interattiva e in movimento. Il menù offre percorsi da condividere, con piattini da scoprire e assaggiare insieme. C’è anche un crudo bar dove trova massima espressione la tecnica giapponese, con ottimi sashimi del giorno e sushi roll.

Completa l’esperienza il cocktail bar (che in realtà è protagonista), sotto la direzione esperta di Andrea Lascatti Busato. Dodici miscele raccontano un lavoro di ricerca che punta su ingredienti selezionati, tecniche all’avanguardia e suggestioni internazionali. L’influenza giapponese torna, discreta e precisa, nella pulizia delle preparazioni e nell’estetica delle presentazioni. Tra la sala principale e il salottino del bar, ci si può accomodare al bancone in legno, immerso nel ritmo vivace del locale, oppure godere della quiete di un angolo più appartato.

Tirando le somme, qui si viene per mangiare bene, certo, ma anche per sentirsi accolti in modo diverso: meno affannato, più limpido e sincero – un po’ come i loro cocktail.
