Settembre 22, 2026

A Marina di Ragusa c’è un ristorante dove il Mediterraneo diventa un progetto gastronomico

Articolo di Rebecca Ranghi

A Marina di Ragusa il Mediterraneo diventa il punto di partenza di un progetto gastronomico che mette insieme cucina, ospitalità, cocktail, musica e territorio in modo sorprendentemente coerente. Mercato del Porto nasce proprio da questa idea: essere un luogo capace di cambiare ritmo nel corso della giornata — dalla colazione al tramonto, dalla cena al dopocena — e costruire intorno alla cucina un ecosistema in cui esperienze diverse convivono senza perdere ciò che le unisce: la regione, il porto, le onde. Al centro c’è la Sicilia, con il suo pescato, i suoi ortaggi, le sue erbe e i suoi sapori. Ma c’è anche la volontà di guardare oltre, attraverso tecniche contemporanee, ingredienti internazionali e contaminazioni che, invece di snaturare il territorio, ne amplificano l’identità. Il risultato è un progetto che racconta il Mediterraneo senza fermarsi alla sua immagine più prevedibile: cucina di territorio, sì, ma anche un modo più ampio di vivere la gastronomia, in cui il cibo dialoga con il paesaggio, la musica e l’ospitalità.

Mercato del Porto

Una cucina costruita sul dialogo

Alla base del progetto ci sono Giovanni Cortese e Luca Stracquadanio, due percorsi diversi che nella cucina del Mercato del Porto trovano un punto d’incontro. Cortese porta una conoscenza profonda della costa sud‑orientale della Sicilia e dell’altopiano ibleo. Pescato locale, ortaggi, erbe spontanee e prodotti del territorio costituiscono il vocabolario della sua cucina: cotture dirette, preparazioni essenziali, una ricerca che non mette mai in secondo piano la materia prima. Stracquadanio introduce invece una dimensione più internazionale, maturata attraverso esperienze in Italia e all’estero. Oriente, fermentazioni, acidità e tecniche contemporanee entrano in relazione con gli ingredienti siciliani. La contaminazione non è l’obiettivo del piatto: è uno strumento per ampliare il racconto del Mediterraneo, storicamente attraversato da scambi e influenze. Da qui nasce una cucina che non sceglie tra identità locale e apertura internazionale, ma lavora proprio sulla loro sovrapposizione.

Giovanni Cortese e Luca Stracquadanio

La Sicilia parte dal mare

Il pescato è uno dei punti centrali della proposta. Tra gli antipasti compaiono il cuoppo di calamari e alici con maionese alle alghe e lime, la tartare di tonno con capperi e pomodorini semi canditi e il polpo arrosticciato con aiolì, crema di ceci e salsa al prezzemolo. Noi abbiamo provato quest’ultimo: pochi elementi, ben calibrati, capaci di creare contrasti di consistenza e intensità senza perdere leggibilità. Il mare torna anche nei primi e nei secondi, dove la cucina di Cortese assume una connotazione ancora più territoriale. L’amatriciana di gambero rosso, lo spaghetto con sarde, finocchietto selvatico e mollica atturrata, e la fregola in minestra con crostacei, tenerumi, peperoncino e caciocavallo costruiscono un percorso che parte da ingredienti riconoscibili e li porta verso una dimensione più contemporanea. La fregola è, per noi, l’esempio più riuscito di questo equilibrio: tradizione e modernità che si incontrano senza scontrarsi. È una cucina che con la tradizione ci gioca: la riconosce, la semplifica, la ricompone a modo suo.

La fregola in minestra con crostacei, tenerumi, peperoncino e caciocavallo

Vento da Oriente

La parte vegetale del menu rende ancora più evidente il contributo di Stracquadanio. Carote arrosto con yogurt e tahina, lattughino con crema di avocado e pomodoro candito, melanzana alla brace con ragusano e basilico: ingredienti familiari alla cucina mediterranea che vengono inseriti in combinazioni che guardano altrove. Tahina, avocado e tecniche di cottura contemporanee convivono con prodotti locali come basilico e pomodoro. Non è una semplice aggiunta di elementi esotici: è una ricerca sull’equilibrio tra sapori che appartengono a culture gastronomiche differenti. Una modalità di lavoro che riflette, in scala diversa, la tendenza alla contaminazione che caratterizza molti progetti contemporanei delle grandi città. Solo che qui il punto di partenza non è una metropoli, ma la costa iblea.

Un menu che attraversa mare e terra

La proposta non si ferma al pesce. I secondi alternano tonno alla mediterranea e ricciola alla brace a filetto di manzo e stinco di maialino glassato, mantenendo una struttura abbastanza ampia da accompagnare momenti e gusti differenti. Anche qui la materia prima resta al centro, mentre tecniche e condimenti costruiscono una lettura più contemporanea. La logica è la stessa che attraversa tutto il menu: non una cucina concettuale, ma una cucina capace di muoversi tra registri diversi senza perdere la direzione.

Terrazza panoramica

Drink in giardino

Il progetto si comprende meglio inserendolo nel contesto da cui nasce. Mercato del Porto fa parte di una realtà che a Marina di Ragusa ha costruito negli anni una proposta capace di attraversare momenti diversi della giornata, dal brunch alla sera, affiancando alla ristorazione una componente dedicata ai cocktail e alla musica. Interessante è il Giardino Botanico, il cocktail bar del progetto, concepito come uno spazio raccolto dove la drink list segue il ritmo delle stagioni. Un ambiente che, soprattutto nelle ore serali, dialoga con una programmazione musicale fatta di DJ set e live set, con particolare attenzione alla scena underground europea.
La musica contribuisce a definire l’identità del luogo. È un elemento che avvicina ulteriormente questa ospitalità ai modelli più contemporanei, dove ristorazione, beverage e cultura musicale convivono nello stesso ecosistema.

Com’è la colazione

A colazione il registro cambia completamente: brioche col tuppo e granita di fragole o pistacchio. Un abbinamento profondamente siciliano che riporta la gastronomia alla sua dimensione più immediata e quotidiana. La granita, qui, è il punto in cui il progetto torna alle sue origini dopo aver attraversato contaminazioni, tecniche internazionali e cucina moderna.

Brioche col tuppo e granita di fragole o pistacchio

Una nuova idea di Mediterraneo

A tenere insieme questi elementi c’è il lavoro di Angelo Di Stefano, il padrone di casa che coordina il rapporto tra cucina, sala e cantina. La sua esperienza nella ristorazione siciliana dà continuità a un progetto in cui le diverse anime devono dialogare. La sala diventa così il punto di connessione tra cucina, cantina, cocktail e panorama. 
Mercato del Porto racconta un Mediterraneo diverso da quello della cartolina. Non soltanto mare, prodotti locali e ricette tradizionali, ma un territorio capace di dialogare con ciò che arriva da fuori. Il Mediterraneo diventa il paesaggio e la Sicilia resta il punto di partenza. Perché la contemporaneità, dopotutto, non ha bisogno di una metropoli per esistere. A volte basta una terrazza sul mare.