Maggio 3, 2026

A Casa Maria Luigia è tempo di fiabe: Jessica Rosval presenta un menu dedicato ai ricordi d’infanzia

Articolo di Anna Gentili

C’era una volta il Principe Arancino, in cerca di una principessa da sposare. Suo padre, Re Arancio, gli consiglia di partire portando con sé tre arance: frutti magici, ciascuno con una principessa nascosta. No, non stiamo dando di matto: sappiamo che qui si parla di cibo. Ma questa è l’introduzione – il “primo capitolo” – del nuovo menù di Jessica Rosval al ristorante Al Gatto Verde di Casa Maria Luigia, dedicato alle fiabe. Dalla leggenda delle tre arance dell’amore alla gallina dalle uova d’oro, fino a Pinocchio e alla Dama Bianca.

Al Gatto Verde

Un percorso che unisce scienza e immaginazione, memoria infantile e futuro della ristorazione; un’estetica gioiosa, disciplinata dal rigore tecnico. «Il fenomeno prodigioso dei due emisferi», direbbe l’artista Ken Scott: il sinistro, razionale e analitico, e il destro, olistico e “spaziale”, quello dei bambini, capace di inventare mondi.

Le tre arance dell’amore

Il piatto che ci ha conquistati? Il primo: Le Tre Arance. Un’esplosione cromatica che chiama Sicilia e italianità, tra note amare, saline e affumicate, come un vulcano. Ma facciamo un passo indietro.

Chi è Jessica Rosval

Era appena quindicenne quando ha capito che il cibo sarebbe stato il suo linguaggio per comunicare con il mondo. Dopo gli anni di apprendistato tra Québec e West Coast, attraversa l’oceano per inseguire un sogno: entrare nella brigata dell’Osteria Francescana. Nel 2013 arriva a Modena da Montréal, pronta a ricoprire qualsiasi ruolo pur di lavorare accanto a Bottura. Sei anni dopo, il cuoco numero uno al mondo le affida l’offerta gastronomica di Casa Maria Luigia; nel 2023, negli spazi accanto all’acetaia della guest-house, inaugura il suo ristorante, Al Gatto Verde, oggi stellato.

Jessica Rosval

«In Italia mi ha portata la curiosità» racconta. «Desideravo entrare in Osteria Francescana: volevo stare lì, imparare, essere utile. Qualsiasi ruolo andava bene, purché fosse dentro una cucina viva, esigente, in movimento. Cercavo stimoli». A Modena ha trovato un modo diverso di abitare il tempo: una cucina connessa alla storia, ai territori, a chi è venuto prima.

Il menù delle fiabe

Tra i piatti del cuore del nuovo menu, anche Minestra di Sassi: per un attimo ci fa sentire Pollicino sulla via di casa. Sassolini di pane raffermo in brodo di cappone, aneto ed erbe spontanee. I sapori richiamano i Canederli alpini; l’estetica è minimale e pulita, figlia delle grandi cucine nordiche; il retrogusto di legno e brace porta la firma della Rosval, cresciuta tra i boschi, dove ha imparato presto i segreti del fuoco. «Le fiamme sono libertà; sprigionano sapori e profumi impossibili da replicare. Possono nutrire o distruggere, scaldare o ardere; non mentono: o le conosci o bruciano».

Minestra di Sassi

Ciò che accomuna i piatti è la sorpresa: assaggi che non ti aspetti, piccoli giochi preziosi. L’emozione che precede il servizio ricorda quella della mattina di Natale, quando le mani fremevano per sciogliere un fiocco. A ogni morso la sinfonia gustativa cambia, fino al dessert a base di riso, dragoncello, vaniglia e crème fraîche – il preferito del sommelier.

Il dessert: Dama Bianca

Dolce ritorno

Noi, però, abbiamo chiesto un altro dessert: Rosa Luna. Lo avevamo assaggiato nel 2023, anno di apertura del ristorante, e da allora non lo abbiamo più dimenticato. Ai tempi si chiamava Cielo Terra Mare – Carbone, acqua di mare. «Nasce da un momento di ascolto» racconta Jessica. «Cercavo un finale non esattamente dolce e “consolatorio”, ma che restasse sospeso; qualcosa che desse conforto senza evitare le domande. Come un nastro di luce lunare che non chiarisce il mondo ma costringe a guardarlo meglio, a mettersi in discussione. Il primo nome raccontava tre sistemi primari, tre forze che non esistono mai isolate. Il dessert è nato come un invito alla riflessione, anche intorno a quelle interazioni alla base della vita».

Rosa Luna

È un dolce ruvido nel ricordo che lascia in bocca, irregolare, magistralmente vero. Nasce da un eccesso di fantasia, prove ed errori, e ricorda che troppo controllo uccide la vita: la bellezza sta nell’imperfezione e nello “stra-ordinario”. «La cucina, come la costruzione di una propria identità, funziona quando lasciamo spazio all’imprevisto e al cambiamento».

La magia arriva quando lo rompi con il cucchiaio: quando non è più perfetto ma frantumato in pezzi, appare il colore. Un’esplosione di lampone, dolcissima, che come un’alba colora il buio. Perché è dalle fratture che filtra la luce più tenera. E ce lo insegnano le fiabe più belle.

La cucina de Al Gatto Verde a Casa Maria Luigia