A Maranello, negli spazi che un tempo ospitavano la storica mensa dove Enzo Ferrari — fondatore dell’omonima casa automobilistica — riuniva collaboratori, piloti e ospiti illustri, Massimo Bottura — cuoco tra i più noti al mondo, tre stelle Michelin con l’Osteria Francescana di Modena — ha ricreato un luogo che custodisce lo spirito della Rossa. Il rosso corsa torna nei dettagli, nelle pareti, nei neon che illuminano il cortile. I cimeli e gli elementi d’epoca rievocano immediatamente quell’immaginario iconico fatto di velocità, ingegneria e visione.

Due cuochi, una visione comune e la Rossa in testa
A dirigere la cucina del Cavallino ci sono Riccardo Forapani e Virginia Cattaneo, padroni di casa che intrecciano le loro radici in percorsi degustazione sinceri, condivisi, complici. Nel 2025 il ristorante ha dedicato per la prima volta un menu alle automobili della fabbrica di Maranello: Supercars. Sette piatti capaci di tradurre linee, filosofia e forza espressiva del mondo Ferrari attraverso il linguaggio del gusto. «Una Ferrari nasce da un disegno, da una tensione tra funzione e bellezza. Un piatto allo stesso modo: da un’idea forte, da un concept chiaro», spiegano Bottura e la brigata. «Con Flavio Manzoni, direttore del Centro Stile Ferrari, abbiamo parlato infinite volte di questo: design e cucina raccontano la stessa ossessione. La precisione. Il dettaglio. La responsabilità della forma». Quest’anno il percorso si è evoluto in Ferrari – La Genesi, sette portate che ripercorrono le tappe fondamentali della nascita di una supercar: dalla scintilla iniziale alla rivelazione finale. Un viaggio che celebra l’incontro tra visione, innovazione, ingegneria e artigianalità.

Gesti e sartorialità
Durante la nostra ultima cena abbiamo assaggiato piatti tra mare e terra e, in anteprima, alcune creazioni del nuovo degustazione. Dopo l’iconico gnocco fritto con prosciutto di Parma, una zuppiera di pasta e pesci dell’Adriatico, realizzata a sei mani insieme a Davide Di Fabio del ristorante La Gioconda (Gabicce Monte, una stella Michelin). Un piatto che evoca il rito delle Virtù Teramane e le memorie marinare: un gioco raffinato di contrasti, nelle consistenze e nelle temperature, con la freschezza del pesce crudo che si contrappone al calore avvolgente della pasta e del guazzetto fumante.

Poi, finalmente, le macchine protagoniste. Dal nuovo menu La Genesi abbiamo assaggiato Tailor Made, un omaggio al reparto di personalizzazione delle vetture di Maranello: merluzzo cotto a bassa temperatura con pil pil di mandorle e una palette variopinta di salse, pensata perché ogni commensale possa calibrare il proprio assaggio.

La successiva portata di carne ha richiamato un’altra icona di Maranello, attingendo dal menu Supercars dello scorso anno: F40, un’animella glassata servita con fondo piccante, prugne fermentate, chutney di prugne, aglio nero e mostarda di limone. Perfetta con “A” Centesimino 2018 di Villa Venti, rosso macerato in anfora che valorizza il profilo aromatico del vitigno romagnolo. Un esempio di come ingredienti radicati nel tempo possano dialogare con l’innovazione che ha fatto di questo territorio un laboratorio di velocità. Un incontro fertile: passato e futuro, lentezza e dinamismo, artigianato e tecnologia.

Qui, cibo e design condividono lo stesso terreno: la relazione tra materia e strumento, tra memoria e avanguardia. Acciaio, carbonio, alluminio. Farina, Parmigiano, aceto. Materiali diversi, stessa inclinazione all’eccellenza. «Sia una Ferrari sia un piatto importante devono lasciare un segno. È in quel passaggio — dal pensiero alla forma, dalla forma all’emozione — che si riconosce una visione», ci ha detto una volta Bottura.
Seppia e zucchero per un dessert a tutta adrenalina
LaFerrari, corpo vettura compatto e sinuoso che non lascia intuire la tecnologia che contiene, ha ispirato l’anno scorso il piatto più tecnico del menu: storione, fondo di carne, seppia e caviale. Un incontro tra terra e mare che riproduce ciò che Flavio Manzoni descrive come «una forma scavata dall’aria, in rapporto intimo con l’aerodinamica». Terra e mare sono tornati protagonisti anche nella parte dolce della nostra cena, con la neola alla suzette: una reinterpretazione delle ferratelle abruzzesi in chiave francese, con crema pasticcera, arancia amara, salsa d’anatra al Grand Marnier. Un ponte tra regioni e culture.

Tra le sorprese finali che più ci hanno stupito, anche uno spaghettino cotto nella liquirizia con nero di seppia e zucchero: un gioco tra dolce e sapido che ha risvegliato ricordi d’infanzia. E poi la pralina dal cuore liquido di aceto balsamico tradizionale: ancora un omaggio alla terra modenese.
Emozione — il dessert del menù Genesi
Spuma di ricotta di bufala, gelato all’olio, concentrato di agrumi e origano, chips di rapa rossa. Abbiamo assaggiato anche il nuovo dessert del percorso degustazione: un inno alla terra e alla penisola italiana; un concentrato di sapori, ingredienti e storie in una superficie non vasta ma densa di gusto e significato. «Slow Food Fast Cars non è un paradosso», dice Bottura. «È l’Emilia: da una parte la velocità di una Ferrari, dall’altra un aceto balsamico che invecchia per decenni. La velocità nasce dalla lentezza, e dall’attesa». Una supercar corre a 300 all’ora perché qualcuno ne ha studiato per anni ogni millimetro. Un piatto, anche quello che sembra il più semplice tra i dessert, arriva in tavola in pochi minuti perché dietro ci sono memoria, prove, errori e una brigata esperta che ha capito che la creatività italiana non è frenesia, ma controllo dell’energia. È il design dell’emozione.
