Luglio 21, 2026

Roma e Barcellona si incontrano a tavola: ecco com’è andata la Connectors Dinner di Taste of W (che potete provare anche voi)

Articolo di Rebecca Ranghi

Una cena può raccontare una città. In questo caso ne racconta due: Roma e Barcellona, accomunate dal Mediterraneo, dal gusto per la convivialità e da un modo di vivere l’ospitalità che mette al centro l’esperienza.  A dare forma a questo dialogo sono W Rome, nel centro della capitale italiana, e W Barcelona, affacciato sul mare e parte dello skyline catalano. Due hotel della collezione W Hotels Worldwide di Marriott International, che interpretano il lusso contemporaneo attraverso design, gastronomia e atmosfera.
La Connectors Dinner di Taste of W non voleva creare una fusione tra tradizioni diverse, ma costruire un itinerario di sapori capace di valorizzare le peculiarità delle due destinazioni.

Connectors Dinner di Taste of W

Il Giardino Clandestino, un angolo nascosto nel centro città

Situato in Via Liguria, a pochi passi da Via Veneto, W Rome è uno di quegli hotel che vivono oltre il soggiorno. Tra ristorazione, cocktail bar ed eventi, negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento anche per il pubblico romano. Il Giardino Clandestino ne rappresenta l’anima più intima: nascosto tra le corti interne, è lo spazio perfetto per accogliere la Connectors Dinner.

L’evento rientra nel nuovo format Taste of W, una serie di appuntamenti racchiusi in tre giorni tra sapori, cocktail ed esperienze gastronomiche. Il progetto nasce per mettere in dialogo chef provenienti da destinazioni diverse attraverso la cucina, rivolgendosi ai Connectors: viaggiatori curiosi, culturalmente aperti, per i quali il lusso non è uno status symbol ma un’occasione per condividere idee, culture e sapori.

Ciò che rende questo format ancora più interessante è che non è riservato esclusivamente agli ospiti dell’hotel. W Rome propone durante tutto l’anno un calendario di eventi, degustazioni e cene speciali aperti anche al pubblico esterno, trasformando la struttura in un luogo di incontro per la città. Un approccio che permette a chiunque di avvicinarsi a chef, cucine e culture diverse, trasformando l’hotel in uno spazio di scoperta.

Tra i protagonisti dell’ultimo appuntamento, Ciccio Sultano e la sua squadra

Un menu che attraversa il Mediterraneo

Per questa edizione, lo chef del FIRE del W Barcelona, Rafael López-Aliaga — cresciuto a Lima e formato alla scuola di Juan Mari Arzak a San Sebastián — ha scelto il fuoco come tema della serata, filo conduttore attorno al quale è stato costruito l’intero menu insieme a Ciccio Sultano (Duomo di Ragusa Ibla, due stelle Michelin) e Giacomo Vinci, cuoco del Giano Restaurant.

L’aperitivo è il primo dialogo. Da un lato l’Italia:

•  Volevo essere fritto: cannolo salato con ricotta agli agrumi, gambero rosso di Mazara e caviale
•  taco di lattuga con ventresca di tonno rosso e bottarga

Volevo essere fritto

Dall’altro la Spagna:

•  tartare di manzo con midollo
•  asparago alla brace avvolto nel prosciutto iberico e ajo blanco

Due approcci diversi che creano subito un dialogo naturale.

La firma di Ciccio Sultano

Tre portate raccontano la cucina di Sultano:

  spaghettone alla griglia
•  agnello cotto alla brace
•  Olio, sale e grano, il suo iconico dessert

Non sono piatti creati per l’occasione, ma preparazioni simbolo del cuoco, scelte perché rappresentano al meglio la sua interpretazione del tema del fuoco. Destinate a rimanere nella carta del Giano Restaurant, portano a Roma alcuni dei sapori che più raccontano la sua Sicilia.

Agnello alla brace

Tra i piatti che meglio raccontano la filosofia di Rafael López-Aliaga, invece, c’è il Meloso de Carabinero, icona della tradizione spagnola: riso Marisma Illa de Buda cremoso, dolcezza del crostaceo, note iodate della seppia. Un piatto intenso, equilibrato, che non appesantisce il percorso e rende felici.

Meloso de Carabinero

Il vino come fil rouge 

In una cena costruita come un viaggio nel Mediterraneo, anche il beverage diventa parte importante del racconto. La serata si apre con il cocktail di benvenuto Ispanico, un incontro tra bitter, vermouth e una fresca nota di anguria speziata, creato dalla collaborazione tra Jacopo Scaperrotta (Bar Noxe, Barcellona) e Lorenzo D’Agostino (W Rome).

La cena è stata accompagnata dalla selezione di vini curata da Christian D’Antoni, Restaurant Manager e Sommelier del W Rome: Champagne Jean Vesselle Oeil de Perdrix, Barolo Bussia 2021 – Giacomo Fenocchio, Marsala Vigna La Miccia – Marco De Bartoli. Una narrazione che attraversa territori e stili diversi, mantenendo sempre coerenza con il menu.

La mise en place della serata

Più che una cena a quattro mani, la Connectors Dinner ha mostrato come due cucine possano condividere la stessa tavola senza compromessi. Roma e Barcellona restano profondamente diverse, ma è proprio in questa distanza che il progetto trova la sua forza: non nell’idea di uniformare le identità, bensì nel metterle in relazione, lasciando che ciascuna continui a parlare la propria lingua. Una serata che non cerca la fusione, ma la conversazione. E che, proprio per questo, racconta il Mediterraneo meglio di qualsiasi sintesi.

Taco di lattuga con ventresca di tonno rosso e bottarga