Luglio 21, 2026

Misale, a Milano il bistrot per gli amanti della scarpetta

Articolo di Rebecca Bruni

Da Misale, nuovo bistrot aperto nel quartiere Guastalla, la scarpetta è diventata un piatto manifesto. Quel gesto tutto italiano di raccogliere il sugo con il pane, ignorando i codici del galateo, qui è un rito identitario.  «Facevamo colazione così: con il pane inzuppato nel ragù, che bolliva sul fuoco già alle sette del mattino», racconta il fondatore Alessio Di Sarno, napoletano di origine. Dopo una laurea in economia, Alessio ha seguito la sua vocazione: prima nelle cucine di Spazio di Niko Romito e di Fondazione Prada, poi a Londra accanto al giovane cuoco Ben Marks, fino agli Stati Uniti.
Quasi dieci anni di esperienza che lo riportano a Milano, sotto l’ala della Trattoria Ciciarà. Nel 2025 decide però di mettersi in proprio e dare vita al suo progetto personale. Il nome Misale deriva dal dialetto napoletano mesale, “tovaglia”. Ma richiama anche lo spagnolo mesa e il francese mise en place: tutte parole che indicano la tavola, intesa come luogo di incontro e condivisione. Il cuore del progetto è già tutto qui.

Il locale – Courtesy Misale

Cucina popolare in un ambiente… pop

Rispettare la tradizione senza rinunciare al divertimento: è questa la filosofia di Di Sarno. Ingredienti freschi e stagionali, impiattamenti giocosi ma non costruiti, un ambiente accogliente con un’estetica giovane che mette subito a proprio agio. Gli interni hanno carattere: parquet a lisca di pesce, pavimento a scacchi, palette cromatica vivace, un dinamismo anni ’70 che rende il bistrot immediatamente riconoscibile.

In carta spiccano gli gnocchetti con ragù di agnello, il tonnetto alletterato con pomodori misti e cipolla di Tropea, e diverse proposte vegetariane come i friggitelli ripieni con salsa di datterini o la focaccia di pomodorini e stracciatella. Molto interessante la sezione “Da condividere”, dedicata ai piccoli sfizi: pane e ragù, alici fritte con salsa aioli, piattini che rafforzano l’idea della tavola come momento di connessione.

Alici fritte – foto di Rebecca Bruni

Il pranzo estivo

In una Milano che scotta, cresce la voglia di qualcosa di fresco.
Il pranzo si apre con due portate fredde: la tartare di carne, morbidissima, e il pomodoro cuore di bue con fragole e fondo di caprino, che conquista per la delicatezza dell’ortaggio e l’acidità appena accennata del formaggio. Arrivano poi le alici, saporite ma leggere grazie alla salsa aglio‑olio‑limone.

Pomodoro con fragole e caprino – foto di Rebecca Bruni

Come prima portata scegliamo la pasta mista con vongole veraci e limone. Nonostante i diversi formati, la cottura resta perfetta e uniforme, al dente come piace a noi. Alessio la propone in una versione leggermente più brodosa ma altrettanto convincente. L’agrume aggiunge un sentore fresco che evoca subito la Costiera.

Pasta mista alle vongole – foto di Rebecca Bruni

I dessert chiudono il cerchio: ganache al cioccolato bianco con biscotto salato, gel di limone e nocciole sfumate all’aceto balsamico, dolce ma bilanciata; ricotta con yogurt, miele, fico e crumble di mandorle, il dolce estivo per eccellenza: morbido, fresco, con un pizzico di sale Maldon e un filo d’olio extravergine che attenuano la dolcezza del frutto.

Ricotta, miele e fico – foto di Rebecca Bruni

La scarpetta: il piatto della condivisione per eccellenza

Pane e ragù è il manifesto di Misale. Un sugo di salsiccia cotto a lungo, come vuole la tradizione, accompagnato da una pagnotta artigianale con lievito madre. La combinazione seduce fin dal primo assaggio: l’intingolo denso e avvolgente impregna la mollica e ammorbidisce la crosta; la lieve nota acidula del pane aggiunge profondità; la salsiccia contribuisce con la sua componente sapida e rotonda. Una proposta semplice solo in apparenza, capace di restituire complessità al piatto e autenticità al gesto della condivisione.

L’ennesimo locale alla moda?

«Cerco di dare un senso di casa, di accoglienza. Per me la cucina è un modo per stare bene», racconta Alessio Di Sarno. Già il nome del locale è una dichiarazione d’intenti: far sentire gli ospiti come tra le mura domestiche, dove all’idea di “esperienza” si sostituisce quella di autenticità. La cucina è popolare, senza fronzoli ma ricca di gusto. Un lessico gastronomico privo di sovrastrutture narrative eccessive, un menu che funziona perché nasce da un pensiero, non dalla ricerca dell’effetto scenico. Misale trova così il proprio spazio nel panorama milanese, lontano dalle mode passeggere e dalle logiche dell’algoritmo.  

La cucina attinge alla tradizione regionale italiana — non solo campana — con focus sulla pasta fresca fatta in casa e sulla carne, utilizzata in tutte le sue parti. La stagionalità guida la scelta delle materie prime, principalmente locali. La carta dei vini propone etichette italiane e internazionali da piccoli produttori: una selezione coerente con la filosofia del locale, che restituisce centralità alla tavola come luogo di unione. Ed è forse questo il motivo che più di tutti spinge a tornare da Misale: sentirsi avvolti dal profumo di casa.

Tartare di carne – foto di Rebecca Bruni