Siamo trenta: ragazze e ragazzi che vivono per il cibo e per il gusto della scoperta. Ogni mese viaggiamo in Italia e nel mondo alla ricerca dei migliori ristoranti, café, bistrot, pasticcerie, botteghe. Istituzioni nazionali e piccole insegne sconosciute; indirizzi prenotati da mesi o locali trovati per caso, girovagando tra vicoli nascosti. Ogni volta speriamo in quell’assaggio che vale il viaggio, e non vediamo l’ora di raccontarvelo.
La domanda, alla fine, è sempre la stessa: dove vale davvero la pena spendere i nostri risparmi e trasformarli in esperienze di sapore?
Questo giugno siamo stati in Piemonte da Piazza Duomo, tre stelle Michelin e tempio della cucina internazionale; a Bologna tra pasticcerie d’autore e trattorie storiche; in Campania tra profumi di pomodoro e stracotti. E poi Amalfi, la Costiera, la Liguria, e come sempre Milano e dintorni, dove tra novità e certezze le realtà gastronomiche da scoprire non finiscono mai.
Tra i nostri migliori assaggi ci sono due insalate (l’estate è ufficialmente arrivata), tagli di pesce abbinati con maestria in ristoranti dove non ce lo saremmo aspettati, piatti ispirati a quadri d’artista, sorprese alla crema pasticciera e risotti da provare almeno una volta nella vita (non fa mai troppo caldo per un risotto). Anche un piatto di semplice pasta al pesto.
Buona lettura: foglio e penna — o note dell’iPhone — alla mano.
Insalata 21‑31‑41…121 – Enrico Crippa, Piazza Duomo, Alba
È l’insalata più famosa d’Italia, e un motivo c’è. Oltre 100 specie vegetali tra fiori, erbe spontanee, foglie e frutti, raccolti nell’orto tra le sei e le sette del mattino. “È una semplice insalata, non è niente di cucinato… eppure è un’emozione”, dice Crippa.
Si degusta in verticale: dall’alto verso il basso, fino all’umami del dashi sul fondo. Un crescendo di intensità, sapori, divertimento e sorpresa. Un’eterotopia stagionale, uno specchio in movimento sull’orto.
Dashi come acqua di innaffiatura, fiori e germogli da prelevare con le pinze, ogni presa una tonalità diversa: iodio della borragine, balsamico della menta, basilico, mitsuba, stevia, dragoncello, erba sale, nasturzio. Poi le foglie: lattuga, gentilina, rucola, spinacini, condite con sesamo, alga nori, extravergine, aceto di Barolo e zenzero candito. Per complemento, nocciole. Una ricchezza aromatica incredibile.
Anna Gentili

Antoni Gaudí – Piazza Duomo, Alba
Ideato da Enrico Crippa per il menù Art Bites, un incontro tra arte e cucina, dove ogni piatto diventa installazione. Il piatto dedicato ad Antoni Gaudí è una grande stella colorata costruita attorno a gamberi liguri, salsa verde, crema di ricci di mare e crema di arance amare. Accompagnato da brodo di gamberi, cialda di furikake e gelato alle mandorle con salsa di ricci: gusto della mandorla quasi sensuale. Mediterraneo nella sua essenza, gioca con colori e consistenze come Gaudí con luce e ceramica. Basato sulle salse: tuorlo marinato, choron al pomodoro, riduzioni di gamberi, riccio e arancia, salsa di merluzzo e prezzemolo, gambero di Sanremo crudo. Completa il piatto un brodo di gamberi e una chips di furikake. Tanto bello quanto buono: materia portata verso vette altissime.
Anna Gentili

Risotto aglio nero, rafano e capra – Grow Restaurant, Albiate
Tra i piatti simbolo di Grow c’è questo risotto, da aggiungere senza esitazioni al percorso degustazione. Aglio nero, capra e rafano costruiscono un equilibrio tutt’altro che scontato: dolcezza, note amaricanti e la spinta del rafano grattugiato al momento accompagnano un finale vibrante. Un piatto deciso ma perfettamente bilanciato, con una mantecatura cremosa che rende difficile fermarsi all’ultimo cucchiaio.
Valeria Gorgos

Mandilli al pesto – Osteria Le Colonne, Genova
I mandilli de saea (“fazzoletti di seta”) sono un primo storico della tradizione ligure. Grandi quadrati di pasta fresca all’uovo, sottilissimi e vellutati, che si sciolgono in bocca. Questa leggerezza permette alla pasta di abbracciare e trattenere alla perfezione il pesto alla genovese fatto in casa. Al palato, la delicatezza della sfoglia si fonde con l’aroma intenso del basilico fresco, regalando un’esperienza senza tempo.
Maria Ludovica Corneti

Insalata dell’orto – Ristorante Glicine, Hotel Santa Caterina, Amalfi
Non avevo mai messo il miele nell’insalata. Ora lo farò spesso. L’insalata fresca dell’orto con miele e mandorla di Giuseppe Stanzione è un piccolo incantesimo: erbe spontanee e fiori quasi profumati di agrumi, miele con una nota quasi umami, salsa di mandorla dalla cremosità che ricorda un gelato. Freschezza, dolcezza, rotondità: un bouquet di sapori che si sposa perfettamente con il miele, accentuandone certe sfumature. Il tutto con vista mare, su una terrazza sospesa nel blu.
Anna Gentili

Croissant alla crema – Pasticceria Eden, Hotel I Portici, Bologna
Se misurate la felicità in alveolature e sfoglie che si sbriciolano, l’indirizzo del mese è la Pasticceria Eden in via Indipendenza. Tra i loro lievitati, il croissant alla crema è una dichiarazione di goduria immediata. Basta un morso per pensare solo a quella texture per il resto del giorno.
Matilde Verdinelli

Nigiri Hamachi Himalayano, Hotate e gunkan Izu Milano – Ristorante Izu, Milano
Visito ristoranti giapponesi molto spesso. E il nigiri migliore degli ultimi mesi — dopo gli assaggi sbalorditivi dell’omakase del Ronin — l’ho trovato da Izu Milano, sushi alla carta in zona Lodi. Locale elegante ma senza pretese, tanti coperti, servizio impeccabile e una carta sterminata. Tra i gunkan, “Izu a Milano”: riso, ricciola e gambero rosso con caviale oscietra e secret sauce. Pesce che si scioglie come burro, dolcezza e sapidità calibrate alla perfezione. Un sol boccone di felicità. Tra i nigiri special, l’indimenticabile Hamachi Himalayano: ricciola, sale rosa, nebulizzato allo yuzu, velo di kumquat. La punta di sale fa la differenza, valorizza la dolcezza del pesce. E l’Hotate Goma‑Yu, capasanta scottata a carbonella con yuzukosho: delicatezza magistrale.
Anna Gentili

Budino di Minerbio – Darcy Osteria Contemporanea, Bologna
Un piccolo pezzo di storia della provincia bolognese: il Budino di Minerbio. Dolce al cucchiaio della tradizione più autentica, capace di rievocare sapori di una volta. Cotto al forno secondo le usanze del tempo, trova il suo equilibrio nell’aroma avvolgente del caffè, nella nota dolce‑amara degli amaretti e nella dolcezza del caramello che lo completa.
Maria Ludovica Corneti

Cannellone con coniglio all’ischitana – Raraterra, Campania
Il coniglio all’ischitana cambia forma senza perdere identità. La carne, cotta lentamente e sfilacciata, trova nel cannellone di pasta fresca un nuovo equilibrio. A completare il piatto, un pomodoro lavorato e aromatizzato alle erbe, dalla spiccata intensità olfattiva, che sostiene il ripieno senza sovrastarlo. Una rilettura che dimostra come la tradizione possa evolvere attraverso tecnica e sensibilità, conservando intatto il carattere originario tanto caro a noi local.
Vincenzo Carbone
